In Italia ci sono purtroppo molti osservatori e addetti ai lavori, malati di provincialismo e col paraocchi ideologico, che credono che la regia televisiva della Cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026, poiché l’hanno vista su Rai1, sia stata a cura di Rai1. Non sanno, poveretti, che manifestazioni internazionali di questo genere hanno una cabina di regia a cura dell’Olympic broadcasting services (OBS), un organismo del Cio (Comitato olimpico internazionale) che è responsabile per tutto quello che va in onda. L’OBS, poi, collabora con la direzione artistica della Cerimonia inaugurale, e nel caso di Milano-Cortina, quindi, ha lavorato insieme a Balich Wonder Studio, ovvero con Marco Balich, creative lead e produttore esecutivo dell’evento (con già 16 Cerimonie olimpiche inaugurali all’attivo) e con il team creativo principale sotto la sua direzione, che ha incluso: Simone Ferrari (creative director e deputy creative lead; Lulu Helbaek (creative director); Maria Laura Iascone (ceremonies director per la produzione); Damiano Michieletto (creative director). Poi ciascun network televisivo che ha acquisito i diritti audiovisivi per i Giochi olimpici ha un suo regista ad hoc, con pochissimo spazio di manovra e che può intervenire in casi eccezionali. Per la Rai il regista era Pierluigi Bonelli.

OBS che, ripetiamo, cura la regia televisiva delle Olimpiadi e quindi anche della Cerimonia inaugurale, non ha un italiano nel consiglio di amministrazione. Il management di vertice è composto da un presidente colombiano, un amministratore delegato greco, un capo dei contenuti inglese.

Il caso Ghali: confronto tra Rai e HboMax

Ora, ce li vedete tutti questi soggetti riuniti in comitato editoriale la mattina del 6 febbraio, prima della Cerimonia inaugurale, che si accordano: «Ue’, mi raccomando, niente primi piani sul cantante Ghali!»? Perché le riprese tv e la regia dello spettacolo dipendevano da loro, mica dalla Rai. Tanto che se uno confronta le immagini della perfomance del cantante Ghali andate in onda su Rai1 con quelle andate in onda su HboMax, piattaforma in streaming internazionale controllata da WBD, sono identiche. Non è che Rai1, sotto il controllo della cattivissima Giorgia Meloni, sia intervenuta ad hoc, col suo regista personalizzato, per censurarle, mentre su HboMax, invece, si sprecavano i primi piani di Ghali.

Di sicuro, il telecronista della Rai, Paolo Petrecca, non ha nominato Ghali durante la sua performance, cosa che invece hanno fatto i telecronisti di HboMax (Luca Di Gregorio, Massimiliano Ambesi, Davide Livermore). Ma, in questo caso, propenderemmo più per distrazione e complessiva impreparazione del direttore di RaiSport Petrecca (ha debuttato in telecronaca chiamando Olimpico, da buon romano, lo stadio di San Siro; ha scambiato Matilda De Angelis per Mariah Carey; la presidente del Cio Kirsty Coventry per Laura Mattarella, figlia del presidente Sergio; non ha riconosciuto gran parte dei tedofori italiani, in particolare la delegazione del volley, ecc), più che per una sua cattiva fede censoria nei confronti di Ghali.

Tuttavia la scelta creativa della regia internazionale di dare spazio alla performance nel suo insieme, di Ghali e del corpo di ballo che alla fine hanno creato l’immagine della colomba della pace, invece di stringere su un primo piano del cantante (personaggio peraltro sconosciuto a livello internazionale) ha scatenato la lettura ideologica e provinciale di un intervento della cosiddetta TeleMeloni a censurare l’artista italo-tunisino. Bel modo di censurarlo, peraltro, facendolo partecipare all’evento più internazionale e mediatico possibile, con due miliardi di telespettatori nel mondo.

Le reazioni dei social e dei media alla Cerimonia

Ed ecco le reazioni scomposte sui social: «Lo avete oscurato; Porcata Rai, mai inquadrato; Hanno cercato di censurarti in ogni modo»;

Scandaloso il modo in cui Telemeloni ha trattato Ghali;

RaiSport ha avuto l’ordine di oscurarlo;

L’esibizione di Ghali censurata da Rai Meloni». E ci sta che i cittadini medi, che non sono tenuti a sapere le cose, si sfoghino così.

Poi, però, ci sono altre figure o testate che invece, prima di scrivere certe cose, dovrebbero informarsi. Ne citiamo solo alcune…

Repubblica: «Mai un primo piano».

Vanity Fair Italia: «Nessun primo piano».

Nino Cartabellotta: «C’è chi prima censura e poi oscura».

Myrta Merlino: «Ghali imbavagliato preventivamente, evitato alla cerimonia, senza primo piano».

Cristiano Militello: «Non fare un solo primo piano a Ghali penso sia oggettivamente una vigliaccata umana, artistica e professionale oltre che un’eresia tele-giornalistica».

Tiziana Ferrario: «C’è ancora qualcuno che pensa si possa censurare un cantante, non inquadrarlo…”.

Luisella Costamagna: «Ghali mai inquadrato da vicino significa molto. E mi fa schifo».

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