di
Francesco Bertolino
Tesla archivia un 2025 con ricavi in calo e dirotta il gruppo ancora di più su robot e IA. Fusioni e Borsa nel nuovo business plan di Elon Musk perché l’intelligenza artificiale costa
Le automobili sono un oggetto del passato, il futuro appartiene a satelliti, data center nello spazio, robot e, ovviamente, intelligenza artificiale. Parola di Elon Musk, pronto a imprimere una brusca svolta alle aziende che lo hanno reso l’uomo più ricco del mondo. L’imprenditore sudafricano è ancora una volta in anticipo sul futuro oppure sta mischiando le carte perché il suo impero è in affanno? Nel 2025 i ricavi di Tesla sono scesi del 3% a 94,8 miliardi di dollari. Un calo lieve ma senza precedenti nei 23 anni di storia del gruppo.
Le difficoltà di Tesla
La frenata è dovuta alla diminuzione del 9% delle vendite a poco più di 1,6 milioni; d’altronde, la trazione commerciale di Tesla ha risentito della sovraesposizione politica di Musk: in Europa, principale bersaglio degli strali dell’imprenditore, la casa ha perso un terzo delle immatricolazioni. Le difficoltà di Tesla sul mercato auto hanno però ragioni più profonde e strutturali. La gamma di vetture è ormai obsolescente e concorrenti vecchi e nuovi — a cominciare da Volkswagen e Byd — hanno recuperato gran parte del vantaggio tecnologico che Tesla vantava nell’elettrico. Prova ne sia che gli incassi dalla vendita di crediti di emissione alle altre case si stanno riducendo di trimestre in trimestre, con un evidente riflesso sugli utili di Tesla (-46% a 3,8 miliardi nel 2025).
Robot e taxi autonomi
Musk non sembra preoccupato. Le vendite di veicoli elettrici rappresentano ancora due terzi dei 94,8 miliardi di dollari ricavi di Tesla. L’auto tradizionale non è però più nei pensieri dell’imprenditore tanto che la Model S e X usciranno di produzione nel 2026. Il progetto di una Tesla da 25 mila dollari è caduto nel dimenticatoio così come l’obiettivo di produrre 30 milioni di vetture entro il 2030, 18 volte di più che nel 2025. Adesso le attenzioni di Musk sono tutte per i robot umanoidi Optimus — «ne fabbricheremo un milione all’anno, saranno capaci di replicare le azioni umane» — e per i robotaxi a guida autonoma Cybercab senza volante né pedali — «la produzione inizierà quest’anno», anche se nessuna Paese ne ha sinora autorizzato la circolazione sulle proprie strade.
I maxi-investimenti
Tutto ciò richiederà solo quest’anno spese per 20 miliardi, a cui si aggiunge l’investimento da 2 miliardi in xAI, l’azienda di intelligenza artificiale di Musk. Questa spesa enorme, raddoppiata rispetto al 2025, ha suscitato perplessità fra gli analisti. È vero che Tesla ha 44 miliardi in cassa, ma non è che per completare la trasformazione da costruttore di auto ad azienda tecnologica Musk dovrà cercare soldi da qualche altra parte? Un aumento di capitale sarebbe la strada più logica: Tesla capitalizza 1300 miliardi di dollari a Wall Street e le basterebbe emettere qualche milione di azioni per raccogliere capitali in quantità. Musk vedrebbe però così diluita la sua partecipazione nel gruppo.
L’ipotesi «Tespace»
Sul mercato, allora, qualcuno ha iniziato a immaginare che il vulcanico imprenditore sia pronto a un’altra mossa a sorpresa: fondere Tesla con SpaceX per accelerare portare i robot Optimus su Marte o sulla Luna. L’aggregazione risolverebbe in un sol colpo almeno quattro problemi. Anzitutto, rafforzerebbe la presa di Musk su Tespace (nome di fantasia), assegnandogli una partecipazione di controllo nel nuovo gruppo. Gli consentirebbe poi di raccogliere capitali sul mercato senza perdere il comando delle operazioni. Risponderebbe anche ai timori di chi sostiene che l’imprenditore non abbia tempo per seguire due aziende tanto importanti. Permetterebbe infine a SpaceX di approdare in Borsa «a bordo di Tesla», rispettando così la scadenza di giugno che Musk avrebbe fissato affinché la quotazione coincida con un raro allineamento dei pianeti di Giove e Venere (nonché con il suo 55esimo compleanno).
La fusione con l’IA di Grok
Fantafinanza? Forse. Musk ha però intanto mosso un primo grande passo verso la concentrazione del suo impero. In settimana, infatti, l’imprenditore ha annunciato la fusione di SpaceX in xAI, la società che controlla il social network X (ex Twitter) e l’intelligenza artificiale di Grok. Il nuovo gruppo, valutato 1250 miliardi di dollari, coltiva progetti avveniristici: costruire una rete di satelliti-data center nello spazio che sfruttino il sole per alimentare gli energivore modelli di IA. Qualcuno, però, sospetta che, accanto alle ragioni industriali, l’aggregazione risponda anche a motivi finanziari più «terra-terra»: trovare fondi per sostenere i progetti di Musk sull’intelligenza artificiale, consentendogli di rivaleggiare con i piani di investimento mostruosi messi in campo da Amazon (200 miliardi nel solo 2026), Google (185), Microsoft (140) e Meta (135). D’altra parte, secondo indiscrezioni, xAI sta bruciando circa un miliardo al mese. Grazie agli oltri 9000 satelliti di Starlink in orbita e ai 165 lanci commerciali di razzi Falcon conclusi nel 2025, invece, SpaceX ha chiuso l’anno con 8 miliardi di profitti su 16 miliardi di ricavi, con un margine di profitto straordinario del 50%.
Le precedenti aggregazioni
Non sarebbe la prima volta che l’imprenditore di origine sudafricana ricorre a una fusione per travasare soldi da un’azienda profittevole a una in perdita. È già successo nel 2016 quando Tesla ha acquisito per 2,6 miliardi SolarCity, produttore di pannelli solari fondato da Musk e all’epoca in forte rosso. L’operazione ha suscitato l’ira di alcuni soci di Tesla che hanno accusato Musk di conflitto di interessi e fatto causa al gruppo (perdendola). Gli azionisti di SpaceX saranno contenti di aver acquisito xAI? Per ora, nessuno si è lamentato pubblicamente.
La «squadra» di Musk
D’altronde, Musk può contare su un nucleo di investitori fedeli e munifici come il fondatore di Oracle, Larry Ellison, il capo di Binance, Changpeng Zhao, lo «scopritore di startup» Ben Horowitz , il fondo sovrano del Qatar Qia e i giganti del venture capital VY, Sequoia e Valor. A molti di loro l’imprenditore ha garantito nel tempo rendimenti da capogiro. Investendo 400 milioni su Tesla nel 2014, per esempio, Ron Baron ha realizzato un profitto di 8 miliardi. Da allora il suo fondo Baron Capital Management ha appoggiato ogni nuova iniziativa di Musk. La corsa all’intelligenza artificiale nello spazio è un’altra intuizione in anticipo sui tempi? Oppure una costosa rincorsa che finirà per sfiancare Tesla e SpaceX?
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9 febbraio 2026 ( modifica il 9 febbraio 2026 | 17:16)
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