di
Mattia Aimola
Gli antagonisti parlano per la prima volta dopo gli scontri al corteo del 31 gennaio: «Non c’è possibilità di ricostruire un centro sociale come negli anni Novanta. Bisogna lavorare a qualcosa di nuovo, dal basso»
«L’immobile di corso Regina Margherita ci interessa, ma rioccupare è impossibile, quella stagione è finita. Non c’è possibilità di ricostruire un centro sociale come negli anni Novanta. Bisogna lavorare a qualcosa di nuovo, dal basso». Con queste parole Michele Raffaele, tra i portavoce di Askatasuna, segna una linea di discontinuità con il passato e apre a una fase nuova (più istituzionale?) per lo storico collettivo torinese.
«L’epoca delle occupazioni è finita»
L’incontro con i giornalisti si è svolto questa mattina, 9 febbraio, all’infoshop «Senza Pazienza», centro documentale di Askatasuna in via degli Artisti 13 a Torino: scaffali carichi di testi del mondo antagonista e, alle pareti, immagini che richiamano il «Potere operaio» e scene di scontri con le forze dell’ordine. E poi l’annuncio: il 28 marzo Askatasuna sarà di nuovo in piazza contro il governo a Roma. Sarà, come lo scorso 31 gennaio, una manifestazione nazionale che coinvolgerà nuovamente tutte le realtà in opposizione all’esecutivo Meloni. Nel frattempo il messaggio che arriva dalla conferenza stampa è chiaro: l’epoca delle occupazioni come forma centrale di lotta è considerata conclusa. Al suo posto gli attivisti parlano di un percorso diverso, più strutturato, pur rivendicando l’autonomia e la dimensione dal basso dell’azione politica «conto il governo Meloni, da opposizione». Un percorso che, spiegano, potrebbe anche non riguardare direttamente Askatasuna.
«In corso Regina c’è un pezzo di storia»
Sul futuro dell’edificio di corso Regina Margherita, invece, gli antagonisti si dicono disponibili a fare un passo indietro. «L’obiettivo – spiega Ludovica, giovane esponente del collettivo – è ridare stabilità a quelle realtà che hanno lavorato in quello spazio. Ci sono dei paletti chiari: no a soluzioni ibride pubblico-privato che ne snaturino l’essenza. Serve un luogo fisico dove costruire un’alternativa. Non è fondamentale che l’edificio torni ad Aska, ma a chi in questi anni ha dato vita a tante attività. Quello stabile è un simbolo, ha fatto crescere generazioni, è un pezzo di storia. Non è una palazzina qualunque. Non vogliamo vederlo decadere e non vogliamo che diventi housing sociale per studenti». Un punto, però, viene ribadito più volte: Askatasuna non si identifica con un luogo. «Non è quell’edificio – spiegano – ma una proposta, un metodo, un’attitudine. È l’atteggiamento di persone che decidono di attivarsi nella società, mettendo al centro le relazioni e il cambiamento».
«La nostra è autodifesa»
Nessuna presa di distanza, invece, rispetto alle manifestazioni violente che hanno segnato la città negli ultimi mesi, dall’assalto alla sede de La Stampa agli episodi alle Ogr e in Città Metropolitana, fino agli scontri di piazza di sabato 31 gennaio. «Parliamo di autodifesa – affermano -, ognuno sceglie come partecipare e quale contributo dare».
«Da Alleanza Verdi e Sinistra battaglia intelligente»
Dal confronto con i giornalisti emerge anche un’apertura nei confronti di Alleanza Verdi e Sinistra (l’unico partito sceso in piazza sabato scorso). «Sta portando avanti una battaglia che ha saputo intraprendere con intelligenza – spiegano – per marcare una differenza rispetto a quella che dovrebbe essere la sinistra».
«La politica si fa dal basso»
A dieci giorni dalla manifestazione nazionale e dagli scontri scoppiati davanti al palazzo sgomberato lo scorso 18 dicembre, gli antagonisti hanno indicato anche le prossime tappe del loro percorso. «Il centro sociale è sempre stato uno spazio di aggregazione e socialità, attraversato da persone molto diverse tra loro – spiega Martina, una delle portavoce – che non necessariamente devono aderire a un’opzione politica. Noi non rappresentiamo nessuno e non stiamo nelle istituzioni, perché crediamo che la politica si faccia dal basso, con le persone, e che il cambiamento si costruisca collettivamente».
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9 febbraio 2026 ( modifica il 9 febbraio 2026 | 19:31)
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