di
Stefano Montefiori

La linea del presidente francese più isolata, l’Unione punta a nuovi equilibri

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE 
PARIGI – Il presidente francese dice di volere «smuovere le acque per sostenere l’indipendenza economica europea», alla vigilia di una serie di incontri che potrebbero rivelarsi cruciali per il futuro dell’Unione. 

Ma Emmanuel Macron affronta questa fase decisiva, nel suo ultimo anno da capo di Stato prima dell’addio nella primavera 2027, da posizioni di debolezza. In patria, per la nota instabilità politica di un’Assemblea nazionale senza maggioranza; ma anche a livello europeo, nonostante la fermezza dimostrata a Davos nei confronti del «neo-imperialismo» americano gli abbia portato qualche simpatia. 



















































A poche ore dall’incontro dei leader — informale e molto importante — di giovedì nel castello di Alden Biesen, in Belgio, alla presenza degli ex premier italiani Mario Draghi e Enrico Letta autori dei due rapporti sul rilancio Ue, le posizioni prevalenti sembrano lontane dalla visione di Macron. 

L’attivismo delle ultime ore — oggi l’intervista su alcuni media europei e la visita al sito ArcelorMittal a Dunkerque, domani il summit sull’industria ad Anversa, giovedì l’incontro sulla competitività a Alden Biesen — vede una Francia a rischio di isolamento, perché la linea di autonomia strategica invocata da Macron sin dal suo primo discorso della Sorbona nel 2017 si scontra con uno scetticismo sempre più pronunciato da parte dei partner europei. 

Macron proporrà investimenti pubblici e sostegno più forte all’industria attraverso regole che impongano di «comprare europeo» negli appalti pubblici, e un marchio «Made in Europe» che cristallizzi e rafforzi un’indipendenza sempre più forte dall’America. 

Ma i Paesi Baltici e i Paesi del Nord hanno già dichiarato in un documento comune che spingere per una preferenza europea rischia di allontanare gli investimenti. Soprattutto, la nuova intesa Merz-Meloni sembra andare in direzione opposta rispetto ai desideri di Macron. 

Il documento preparatorio firmato insieme da Germania e Italia, quando simili testi per tradizione erano franco-tedeschi, indica che gli equilibri europei si stanno spostando, e non verso Parigi. 

In Belgio si parlerà di competitività ma soprattutto del futuro dell’Unione: federalista, come propone Draghi e spera Macron, o ancora più legata di oggi alla sovranità degli Stati, come sembrano preferire Meloni, Merz e molti altri.

10 febbraio 2026