di
Simone Canettieri
Dentro FdI questa sintonia è già stata ribattezzata «Merzoni»
L’asse Italia-Germania è pronto a brillare giovedì sulla competitività in occasione del Consiglio europeo nelle campagne del Belgio. Come già accaduto d’altronde in passato per il nuovo patto sui migranti, ma anche la settimana scorsa con le materie prime (in occasione del vertice a Washington). Così nel governo c’è chi esulta: il treno europeo ora appare guidato da Roma e Berlino. Nel dettaglio: dall’intesa fra il cancelliere tedesco Merz e la premier italiana Meloni, entrambi a capo di governi stabili. Un patto dettato anche dalle circostanze esterne.
Piccolo retroscena: a far conoscere i due leader fu Antonio Tajani, vicepremier ma anche uno dei leader del Ppe in nome di Forza Italia, nelle brume di Bruxelles nel dicembre del 2023, quando il cancelliere in Germania era ancora il socialista Olaf Scholz. Una stretta di mano, uno scambio di orizzonti fra due conservatori, al di là degli acronimi delle rispettive famiglie politiche d’appartenenza.
«Piacere, Giorgia». «Piacere, Friedrich». Una conversazione riservata, che il Corriere è in grado di svelare, ritornata poi più che utile in un rapporto che fonti di Palazzo Chigi ora definiscono «pragmatico, solido e costruttivo». E soprattutto «dialogante» nei confronti dell’America di Trump, nonostante l’imprevedibilità dell’alleato della Casa Bianca.
Il vertice intergovernativo di due settimane fa a Villa Pamphili, Versailles italiana, ha messo in fila il Piano d’azione fra Italia e Germania: nella competitività, così come nella difesa.
Domanda: eppur una nuova Europa si muove a scapito della Francia di Macron? Parrebbe di sì. La «debolezza» politica interna del presidente francese è il non detto di questa vicenda. «Tra noi e la Germania c’è un rapporto molto vivo e funzionale, con la consapevolezza che l’Europa non debba baciare la pantofola dell’America, ma nemmeno arrivare a una continua sfida che ci vedrebbe perdenti come agita Parigi», racconta un ministro italiano molto vicino al dossier.
Chiaro, no? Il sogno di Fratelli d’Italia è quello di sostituire la Francia nell’unicità del rapporto che ha con la Germania. Per Meloni, più cauta, l’idea resta quella di sfruttare al meglio le collaborazioni trasversali, a seconda dei temi, con tutti i partner europei, partendo da Berlino, ovvio.
Ieri Giangiacomo Calovini, capogruppo di FdI in Commissione Esteri, ha discusso a Milano con Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di Commercio italo-germanica, proprio dei «160 miliardi di euro di scambi commerciali fra i due Paesi che, nonostante una lieve contrazione, restano positivi per i prossimi anni».
Tuttavia, il rapporto non è solo di tipo commerciale: c’è la necessità di rilanciare il sistema manifatturiero europeo fino alla sfida in tema di difesa. «Ecco perché le sinergie tra noi e la Germania saranno sempre più determinanti», raccontano dalle stanze del governo.
Rispetto all’idea del prevertice di giovedì organizzato dall’Italia, da Palazzo Chigi negano l’idea di voler escludere la Francia (che alla fine parteciperà all’appuntamento). All’ultimo incontro del Ppe a Zagabria, Merz ha ribadito a Tajani l’importanza del vertice di Roma dello scorso gennaio, viatico di un’intesa forte e duratura. Fonti tedesche sottolineano come il cancelliere sia piacevolmente colpito dalla «preparazione» della premier sui tanti dossier europei. Dentro FdI questa intesa la chiamano «Merzoni», senza offese per la Francia, s’intende.
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10 febbraio 2026 ( modifica il 10 febbraio 2026 | 07:03)
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