di
Rosanna Lampugnani
Aumentate del 300 per cento le domande di informazioni sul percorso che termina in Puglia. La Campania nell’ultimo quinquennio ha investito 4,475 milioni per l’itinerario e 2 per la segnaletica
Brindisi è come Santiago di Compostela, Santa Maria di Leuca come capo Finisterre: sono le tappe finali del Camino di Santiago e della Via Francigena per i viandanti di oggi, ma anche per quelli di 1000 anni fa che, avvolti nelle pellegrine, dal nord Europa si mettevano in marcia verso la Spagna per onorare le ossa di San Giacomo, verso Roma e verso Gerusalemme, imbarcandosi in Puglia, tra Siponto e Leuca.
Da una quindicina d’anni il percorso italiano della Via – 1920 chilometri dal Gran San Bernardo fino a Leuca, 930 chilometri da Roma, 45 tappe per ogni tratta – sta vivendo una stagione felice, con arrivi anche da Australia, Corea del Sud, Brasile, Canada, grazie alla spinta del Giubileo che ha fatto crescere del 60% la richiesta di credenziali, i “passaporti” da timbrare ad ogni tappa presso i punti di riferimento.
Ma è il ciclone di Checco Zalone che con il suo Buen camino ha fatto fare boom: dopo la prima settimana di programmazione del film sono cresciute del 600% le richieste di informazioni sul Camino di Santiago e del 300% sulla Via Francigena.
Già nel 2010 il film Il cammino per Santiago con Martin Sheen aveva svelato un percorso dal fascino irresistibile per credenti e laici che scelgono di scarpinare con una meta o forse no, per vivere un’avventura, oggi facilitata dalle agenzie che confezionano pacchetti personalizzati. Camminare, cercare alloggio in un ostello, fermarsi per acquistare frutta da un banchetto nelle pianure assolate, condividere un sentiero: questa è la bellezza del Camino che Luca Medici e il regista Gennaro Nunziante con il film che ha stracciato ogni record d’incasso rimandano appieno anche a chi quell’avventura l’ha vissuta.
«Il successo di Checco Zalone si è riverberato anche sulla Via Francigena», spiega Luca Bruschi, da vent’anni alla guida dell’Associazione europea delle Vie Francigene: europea perché la Via nasce con Sigerico vescovo di Canterbury, il quale – di ritorno da Roma – tracciò il percorso: era l’anno Domini 990.
Nel 2019 il Consiglio d’Europa ha “codificato” il tratto meridionale della Francigena, grazie anche al lavoro instancabile di Angelo Attolico, camminatore e funzionario di Puglia promozione che in pochissimi anni è diventato il numero uno in Italia.
Le date: 825, primo pellegrinaggio verso la tomba di San Giacomo; 1123, scomunica per chi deruba i pellegrini (sarà per questo che gli sherpa, come Tony, che in Galizia trasportano da una tappa all’altra gli zaini pesanti sono irreprensibili?); 1125, la conchiglia diventa il simbolo del Camino; 1994, un pellegrino, in giallo, copiato dal fregio di destra della cattedrale di Faenza, diventa il simbolo della Francigena.
Via che verso sud parte da Roma e in 11 tappe percorre il Lazio. Quindi entra in Campania: 10 tappe a cominciare dalla splendida cattedrale di Sessa Aurunca. Si entra in Puglia a Celle San Vito, la cui sindaca è stata premiata dall’Associazione per lo sviluppo delle aree interne.
Dopo diramazioni verso Matera e il Gargano, si arriva a Bari che custodisce una antica targa stradale della Via; e poi Brindisi. Ma c’è chi spinge verso il “finis terrae” di Leuca, come verso lo spagnolo capo Finisterre dopo Santiago. Nel 2025 530mila pellegrini hanno percorso 874 chilometri verso Santiago, a partire da Saint Jean de Port: 45 giorni di cammino, tanti quanti per andare da Roma a Brindisi, ma la media di viaggio è di 10 giorni, anche per la Francigena percorsa lo scorso anno da 60 mila pellegrini (a Sud si cammina per 7 giorni).
Tra vitto e alloggio si spende circa 50 euro al giorno, ma in estate è difficile trovare in Salento strutture a prezzi calmierati: al nord un ostello o una struttura privata convenzionata si trova ogni 20-25 chilometri, al sud ogni 30-35 chilometri.
La discrepanza tra i numeri dei viandanti dei due percorsi dipende dalla loro storia e dalle rispettive “culture”. La Regione di Galizia dal 1993 ha scelto di investire per recuperare strutture da destinare agli ostelli pubblici, perché i 10 euro giornalieri spesi da un pellegrino coprono solo il 30% dei costi complessivi e così annualmente destina 200 mln di fondi strutturali per il Camino, l’Italia per la Via 80 milioni in 10 anni.
La Campania – stando alle informazioni in rete – nell’ultimo quinquennio ha investito 4,475 mln per il percorso e 2 mln per la segnaletica, omogenea lungo tutta la Francigena, con il segno rosso sulla freccia verso Gerusalemme e bianco verso Roma. La Puglia ha investito 7 mln per le strutture, 4 mln per la segnaletica e i percorsi che però, racconta chi ha camminato, spesso sono discariche a cielo aperto, a differenza del paesaggio campano.
Mediamente, chi cammina lungo la Francigena, senza distinzione di genere, ha 30 anni (a sud si arriva a 70), buona cultura e buon reddito ed evita il caldo estivo; così i cammini possono aiutare la destagionalizzazione del turismo e il recupero delle aree interne, oltre che la microeconomia giovanile: se Tonio in Spagna prende 5-8 euro per trasportare uno zaino, perché non può farlo Nicola sulle Murge?
Spiegano i soggetti gestori dei cammini pugliesi: nel 2025, solo per la Francigena, sono state chieste 4000 credenziali (numero sottostimato di 2 terzi rispetto ai pellegrini reali). Se moltiplichiamo per 7 giorni di cammino medio e quindi per 50 euro di spesa giornaliera si arriva alla cifra di 4,2 mln: questo il valore, sottostimato, dei 600 chilometri pugliesi, 30 milioni quello della Francigena. Un euro investito, tre euro guadagnati.
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9 febbraio 2026
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