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Alfio Sciacca, inviato a Niscemi
Sono nati a Niscemi e qui sono tornati per scelta. «Abbiamo girato il mondo, ma tutto ci riportava qui. E alla fine a Niscemi abbiamo deciso di mettere radici. Ora abbiamo perso la casa e il nostro ristorante, ma speriamo che ci aiutino a ripartire»
«Da casa nostra si potevano ammirare dei tramonti unici al mondo. Con la mia compagna abbiamo girato tanto in Italia e anche all’estero prima di decidere. Alla fine avevamo scelto di mettere radici proprio qui». Il «luogo del cuore», dove Toni Rinnone e la compagna Benedetta Ragusa hanno scelto di «mettere radici» è a pochi metri dalla croce che sovrasta la grande frana di Niscemi e che è crollata proprio ieri. Anche la casa di Toni non c’è più. È stata divorata la frana. Anzi, è stata la prima a venir giù. «Quel giorno, il 25 gennaio – ricorda Toni– eravamo a pranzo fuori. Appena abbiamo saputo ci siamo precipitati per capire cosa fosse successo. Ho incrociato il sindaco e gli ho chiesto: «posso entrare almeno un minuto per recuperare qualcosa?». Ma lui mi ha gelato: «Lascia stare, la tua casa non c’è più».
Un trauma per Toni e un gran sollievo per il sindaco Massimiliano Conti. Per ore infatti il primo cittadino di Niscemi lo aveva cercato insistentemente al telefono, che squillava a vuoto. «Dov’è Toni? Dove è finito? Qualcuno l’ha visto? – aveva chiesto nella concitazione di quei momenti -. Non lo trovo e la sua casa non c’è più». Ecco perché quando lo ha visto arrivare lo ha dovuto consolare per la casa distrutta, ma allo stesso tempo ha tirato un sospiro di sollievo, dopo aver temuto il peggio.
Per Toni e la compagna resta comunque il dramma di quello che hanno perso e per ciò che rappresentava. «Noi quel luogo lo abbiamo scelto tra centinaia di altri posti in Italia e anche all’estero. Per noi era il posto ideale dove costruire il nostro futuro». La loro storia comincia a Niscemi, dove sono entrambi cresciuti. Poi lei parte e per 16 anni vive a Bologna. Ogni tanto torna in Sicilia e scatta la scintilla. Si mettono assieme e assieme cominciano a immaginare il loro futuro. «Abbiamo girato molte città in Italia e anche in Francia. Abbiamo visto tanti posti belli, ma non scattava mai quel qualcosa che ci faceva dire “questo è il posto per noi”. Ogni tanto tornavamo a Niscemi e c’era invece qualcosa che ci attirava. Una sorta di magnetismo. Alla fine abbiamo capito che era proprio questo l’unico luogo al mondo dove mettere radici».
E così hanno fatto. Hanno aperto prima una pizzeria che poi è diventato anche ristorantino, hanno acquistato casa e anche un appezzamento di terreno. Tutto nel quartiere Sante Croci. Proprio quello venuto giù con la frana. «In cinque anni avremmo speso 350-400 mila euro, ma eravamo felici. L’attività andava benissimo. Quel luogo magico, con il suo magnifico belvedere, era il più gettonato della movida di Niscemi. Sempre affollato di giovani e turisti. Tutti incantati. Da un lato potevi spaziare con lo sguardo fino al mare e alle spalle avevi il centro storico».
Ora però è finito tutto. «La casa non c’è più, del ristorante abbiamo recuperato un po’ di arredi, frigoriferi e altro. Ma non potremmo più riaprirlo perché è a pochi metri dallo strapiombo». Sicuramente un luogo incantevole, ma non avevate la percezione anche del rischio, visti anche i precedenti? «In realtà no – replica Toni-. Dopo la frana del ’97 in quella zona c’era una valutazione generale di rischio idrogeologico, ma come c’è in centinaia di posti in Italia. Nulla che lasciasse immaginare un pericolo imminente. Tanto che non era stata mai interdetta la frequentazione del belvedere e l’autorizzazione per diverse attività commerciali»
La frana ha sicuramente stravolto la vita e i sogni di Toni e della sua compagna che però non vogliono cedere allo sconforto. «Non sappiamo quale sarà il nostro futuro – spiegano-, ma ci siamo anche detti che non vogliamo deciderlo sull’onda dello sconforto di questi giorni. Vogliamo prenderci del tempo per riflettere, valutare che aiuti ci saranno dati e capire se da questo luogo del cuore siamo stati sradicati per sempre o se le nostre radici sono così solide da poter ripartire. Noi non ci arrendiamo e vorremmo ripartire sempre da qui, da Niscemi»
10 febbraio 2026
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