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Francesco Bertolino
La Bce è pronta a emettere la moneta digitale di banca centrale, ma manca il via libera del Parlamento Ue. Dal tetto ai costi: tutto quello che c’è da sapere sul progetto
Il 10 febbraio il Parlamento Ue vota due risoluzioni sull’euro digitale che potrebbero dare un segnale politico «forte» riguardo al destino del progetto. La loro bocciatura potrebbe rallentare l’emissione della moneta virtuale, specialmente nella sua versione online. approvazione dimostrerebbe che a Strasburgo c’è una maggioranza a favore dell’euro digitale nella doppia forma immaginata da Bce e Commissione Ue.
Ma a cosa serve e come funzionerebbe l’euro digitale?
Che cos’è l’euro digitale?
L’euro digitale sarebbe una forma digitale di contante, emesso direttamente dalla Banca centrale europeo come le banconote e le monete fisiche. Avrebbe corso legale — la sua accettazione sarebbe, cioè, obbligatoria — funzionerebbe sia online sia in mancanza di rete, e potrebbe essere scambiato fra privati o speso con un’app nei negozi e sui siti e-commerce.
Quando arriverà?
Il progetto studiato dalla Bce è stato già approvato da Commissione Ue e Consiglio Ue. Manca il via libera del Parlamento Ue al regolamento per la sua emissione. Se
Come si potrà spendere?
Ogni cittadino avrà diritto ad aprire un conto in euro digitali presso una banca o un altro intermediario di pagamento. In caso non avesse accesso ai tradizionali servizi bancari, sarà previsto una sorta di «servizio universale» per il conto in euro digitale che in Italia potrebbe esser fornito da Poste.
Come si potrò ricaricare il conto?
Il conto potrà essere ricaricato attraverso il deposito bancario tradizionale oppure tramite versamenti in contanti. Potrà poi essere utilizzato per pagare con carta, l’app dell’euro digitale o l’app della banca intermediaria.
Quanti euro digitali si potranno detenere sul conto?
Il tetto alla detenzione di euro digitali sul conto deve ancora essere fissato, con ipotesi che vanno da poche centinaia a 3.000 mila euro. Ciò non significa che non si potranno acquistare in euro digitale beni di valore superiore al limite di detenzione: la quantità eccedente verrà in caso «pescata» e convertita dal conto corrente ordinario del consumatore. Il massimale sarà zero per i commercianti, per cui gli euro digitali incassati finiranno immediatamente sul conto tradizionale.
A cosa serve il limite?
L’obiettivo è evitare che l’introduzione dell’euro digitale svuoti i depositi bancari e, di conseguenza, tolga linfa al credito a famiglie e imprese. Il conto in euro digitale non deve diventare un’alternativa ai conti tradizionali, spiazzando le banche europee. Che sul progetto non hanno una posizione univoca. Le italiane sono favorevoli, a patto che gli investimenti di sviluppo dell’infrastruttura siano ripagati da adeguati meccanismi di remunerazione. Gli istituti francesi e tedeschi sono invece più critici.
Quali vantaggi avrebbe per i commercianti?
L’euro digitale aumenterebbe il loro potere negoziale nel negoziare le condizioni di servizio con i fornitori di soluzioni di pagamento e riducendo quindi i loro costi. Alle commissioni per la sua accettazione sarebbe fissato un tetto, comunque tale da assicurare un’adeguata remunerazione del servizio prestato dalle banche.
Perché la Bce ritiene necessaria la sua emissione?
La Bce nota che ormai oltre la metà dei pagamenti al dettaglio è digitale e gli acquisti e-commerce stanno crescendo. Così, mentre i pagamenti sono ormai da anni dematerializzati, la moneta di banca centrale è ancora solo fisica: si corre quindi il rischio che, senza un corrispondente digitale dell’euro, la Bce perda il controllo della politica monetaria.
Come contribuirebbe all’autonomia europea?
Oltre due terzi dei pagamenti con carta in Europa sono gestite da circuiti extra-europei, ossia da attori statunitensi come Visa, Mastercard e American Express. Per di più, nota la Bce, 13 Paesi su 20 dell’eurozona non hanno un circuito domestico: se domani Visa e Mastercard si ritirassero dall’Ue, quindi, in questi Paesi non si potrebbe più pagare con carta né online.
Ma non esiste un’alternativa privata europea?
Attualmente, non esiste un’alternativa europea perché i circuiti nazionali come Bancomat funzionano solo all’interno della madre-patria. Bancomat e altri attori hanno però di recente annunciato un accordo per creare una rete di pagamenti paneuropea.
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10 febbraio 2026
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