di
Leonard Berberi

La svolta sull’incidente del 12 giugno 2025. Dpo mesi di liti con gli statunitensi, Nuova Delhi verso la conferma della dinamica nel rapporto finale: il comandante ha spento i motori

Gli investigatori indiani che guidano l’indagine sull’incidente del Boeing 787 di Air India nel giugno 2025 si preparano a scrivere nel rapporto finale che il velivolo è precipitato perché i due interruttori del carburante sono stati spenti da uno dei piloti a bordo. Non c’è stato, insomma, alcun difetto tecnico. Ma un intervento umano «quasi sicuramente» intenzionale. È quanto apprende il Corriere da due fonti occidentali a conoscenza delle discussioni più recenti tra Nuova Delhi e Washington.

La svolta auspicata

Non è al momento chiaro se ci sarà una descrizione dettagliata della dinamica, così come resta da capire se si procederà con un’attribuzione esplicita delle responsabilità — il principale indiziato è il comandante —. Ma per gli esperti statunitensi, che assistono all’inchiesta, è la svolta auspicata, dopo settimane di confronti, anche accesi, con una controparte indiana che finora si è sempre rifiutata di riconoscere un ruolo umano nella tragedia.



















































Lo schianto

Il 12 giugno 2025 il jet di Air India diretto a Londra Gatwick si è schiantato dopo il decollo dall’aeroporto di Ahmedabad. In 260 hanno perso la vita: 241 dei 242 a bordo, 19 a terra. Il Boeing 787 ha perso la spinta di entrambi i motori subito dopo essersi staccato dalla pista ed è precipitato 32 secondi dopo su un ostello per studenti di medicina. A indicare l’assenza di potenza è stato l’utilizzo della «ram air turbine» (Rat), un dispositivo di emergenza che si attiva automaticamente in caso di perdita completa di alimentazione elettrica e/o di pressione idraulica causata dal venire meno di entrambi i motori.

Le indagini e le frizioni

Ma la «Rat» non è servita a nulla. Le indagini hanno scatenato una lunga scia di frizioni, diffidenze e tentativi di occultamento delle prove tra gli investigatori indiani (responsabili dell’indagine) e gli esperti statunitensi (dell’Ntsb, di Boeing e del produttore dei motori, GE Aerospace), chiamati a dare una mano in quanto parte coinvolta nella fabbricazione del velivolo. Per tutta l’estate gli statunitensi non hanno nascosto la loro frustrazione per l’approccio di Nuova Delhi.

Gli scenari provati

In tutti gli scenari provati al simulatore di volo di un Boeing 787 negli Usa, gli esperti non hanno mai riscontrato lo spegnimento di entrambi i motori per un guasto. L’unica spiegazione ritenuta ragionevole è sempre stata quella di un intervento umano, sia esso intenzionale o un errore. A creare ancora più tensione è stato il rapporto preliminare pubblicato un mese dopo lo schianto. Il documento ha stabilito che i motori si erano spenti quasi insieme dopo che gli interruttori del carburante erano stati portati da «Run» a «Cutoff».

Cosa ha detto il rapporto preliminare

Il rapporto preliminare non ha spiegato però perché i propulsori avevano smesso di funzionare a distanza di un secondo uno dall’altro, inserendo, in una riga e mezza, un’informazione decisiva: l’audio dalla cabina estratto dal «cockpit voice recorder» (una delle due scatole nere) aveva registrato la domanda di un pilota — non indicato — all’altro: «Perché hai spento i motori?». E la risposta: «Non sono stato io». La successiva riaccensione dei propulsori non è stata sufficiente.

Story from Jam Press (India Plane Crash)   Pictured: Video grab - The Air India flight AI171 moments before crash.  VIDEO: Debris from crashed Air India plane from Ahmedabad to Gatwick on top of building  Debris from the crashed Air India plane fr...

I sospetti sul comandante

Le valutazioni degli occidentali — sulla base dei parametri forniti dall’altra scatola nera, il «flight data recorder» — hanno puntato il dito contro il comandante, Sumeet Sabharwal: l’uomo in quel momento monitorava (mentre il primo ufficiale stava pilotando) e lo spegnimento dei motori avviene in sequenza, prima quello sinistro (il comandante si siede a sinistra in cabina), poi quello destro. Una dinamica confermata dagli audio dei quattro microfoni a bordo. Non solo. Nei secondi finali la cloche del primo ufficiale, Clive Kunder, è stata posizionata nella modalità indicata per far riprendere quota al velivolo, mentre quella del comandante è rimasta ferma.

Le due scatole nere

Lo scorso dicembre gli investigatori indiani dell’Aircraft Accidents Investigation Bureau si sono recati a Washington, dove si sono incontrati con i colleghi dell’Ntsb. Nei laboratori della capitale Usa hanno analizzato ancora una volta i dati delle due scatole nere. In particolare gli audio in cabina, spiegano le fonti. Se i parametri di volo già non lasciavano dubbi sul fatto che i motori sono stati spenti perché è stato tolto loro il carburante, gli audio — ripuliti, perché con un rumore di fondo significativo — hanno chiarito chi tra i piloti ha fatto cosa. E soprattutto hanno escluso l’errore.

Un anno dopo

Le tracce sono state trasmesse in una stanza allestita appositamente, secondo le fonti, così da far capire meglio quanto successo in cabina. Nelle prossime settimane le conclusioni — spegnimento intenzionale dei motori — saranno sottoposte a una valutazione «politica», sottolineano le fonti che hanno chiesto l’anonimato perché non autorizzate a parlare con la stampa. Per questo il documento finale — atteso tra l’8 e il 12 giugno (anniversario dell’incidente) — potrebbe anche riportare una versione più «smussata» per indicare che a far cadere il velivolo è stato uno dei piloti. L’intenzione è evitare forti polemiche nazionali che vedono l’Occidente nel mirino anche di diversi opinionisti tv.

Le discussioni a livelli altissimi

L’esito finale — compresa la pubblicazione o meno — dipenderà tutto dalle valutazioni fatte tra i vertici del ministero dell’Aviazione civile indiano e il primo ministro del gigante asiatico, Narendra Modi. L’Ntsb, contattata, invita attraverso una e-mail del portavoce Peter C. Knudson a rivolgersi all’Aaib indiano, responsabile dell’indagine, come da protocollo. Le autorità indiane — l’Aaib, la Direzione generale dell’Aviazione civile, il ministero dell’Aviazione civile — non hanno risposto alle domande del Corriere.

epa12172910 A handout photo made available by the Press Information Bureau (PIB) shows Indian Prime Minister Narendra Modi (R) visiting the site of an airplane crash near Sardar Vallabhbhai Patel International Airport in Ahmedabad, Gujarat, India,...

Il cambio di approccio

Ma perché Nuova Delhi sembra aver cambiato posizione sull’incidente? Secondo le fonti, le pressioni statunitensi e la minaccia occidentale di una «rivalutazione» del livello di sicurezza delle aviolinee indiane — Air India, IndiGo — rischiano di danneggiare l’immagine di un Paese che sta investendo molto nel trasporto aereo, nel turismo e negli scambi commerciali. «Ammettere che a buttare giù l’aereo è stato uno dei piloti viene sempre più giudicato un sacrificio sostenibile», spiega una delle fonti.

Cosa aspettarsi nel rapporto finale

Gli esperti consultati ricordano che il rapporto finale su un incidente non viene scritto per attribuire colpe, ma per aiutare l’aviazione a migliorarsi per arrivare il più possibile al tasso zero di incidenti. Le fonti anticipano che la sezione del rapporto finale da «attenzionare» sarà quella delle «Raccomandazioni». All’interno è atteso un riferimento alla continua valutazione psicologica e al benessere psicofisico dei piloti.

Le raccomandazioni

Ma — proseguono — non è escluso che venga menzionato anche l’invito a una maggiore «vigilanza» sui comandi critici (a partire dagli interruttori del carburante) da parte del pilota che monitora nelle fasi più critiche del volo, ad esempio subito dopo il decollo. Questo per consentire un pronto intervento in caso di criticità, nel caso in cui il collega di fianco si metta a muovere le levette in modo fatale.

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10 febbraio 2026