di
Giulio De Santis
Le preziose tele ereditate dagli Elkann e l’inchiesta sugli spostamenti, per ora senza indagati
«L’originale del Monet era a Villa Frescot ed è stato sostituito da una copia?»: a porsi la domanda sulla sorte di uno dei capolavori della collezione Agnelli, di cui si è persa ogni traccia, è Paola Montalto, la segretaria di John Elkann. La domanda, scritta in una email del 2020, è rivolta all’avvocato del suo datore di lavoro, Carlo Lombardini. Il Monet è il «Glaçons, effet blanc», di cui si è stata trovata una copia nel caveau del Lingotto. Dell’originale non si hanno notizie.
«Sparite 35 opere d’arte di valore inestimabile»
Parte dall’interrogativo sollevato da Paola Montalto il filo di Arianna che la Procura di Roma sta seguendo per scoprire dove siano finite 35 opere d’arte di valore artistico ed economico inestimabile. Per adesso l’inchiesta è senza indagati. L’email è agli atti dell’inchiesta, anticipata, insieme ad altre, dal Fatto Quotidiano. L’ipotesi d’accusa è esportazione illegale di opere d’arte. Perché il cuore dell’indagine è la tutela del patrimonio artistico italiano. Di cui i 35 quadri fanno parte. Solo sullo sfondo, si combatte il braccio di ferro intorno all’eredità dell’avvocato Gianni Agnelli, scomparso nel 2003, tra la figlia Margherita e i suoi figli, John, Lapo e Virginia. Ma ritornando al Monet, quale sia la risposta di Lombardini, per ora lo si ignora. Ma tuttavia l’e-mail svela come in casa Agnelli la questione sia nota. Con una postilla. La sorte dei quadri è materia esclusiva dei familiari, in particolare degli Elkann. L’invio dell’email dimostra che neanche la segretaria Montaldo ha voce in capitolo sull’argomento. Il Monet non si sa dove si trovi. Il sospetto è che sia stato trasferito in una delle residenze estere della famiglia Agnelli. In Svizzera presumibilmente. Ma non sono escluse altre destinazioni. Tra le quali il Marocco.
Nulla esclude che il Monet sia ancora nel nostro Paese
Ma che sia lontano dall’Italia, lo fa sospettare un’altra e-mail, sempre all’esame degli inquirenti. A scrivere è l’ex amministratrice di Villa Frescot, Maria Aprile: «Per il Monet non esiste temporanea italiana. Il dottor Martino si è preso un giorno per valutare come approcciare la pratica». La data della missiva: 27 aprile del 2004. Destinatario: John Elkann. Cos’è la temporanea italiana? È il passaporto del ministero della Cultura che permette a un’opera d’arte, rientrante tra i beni del patrimonio italiano tutelati dal dicastero, di essere trasferita all’estero dal proprietario. Che nel caso del Monet sono gli Agnelli. Dal testo si potrebbe dedurre che il quadro non sia più in Italia da oltre 22 anni. Non solo. Il problema del trasferimento senza via libera del ministero sarebbe stato sollevato in tempi non sospetti. Come è stato risolto, non si sa. Nulla esclude per altro che il Monet si trovi ancora nel nostro Paese.
Il mistero di altri due quadri di Balla e De Chirico
Chi è il dottor Martino? Forse è Massimo Martino, un mercante d’arte svizzero, consulente di Gianni Agnelli. Il figlio, Giovanni Gabriele, è stato indagato e poi archiviato nell’inchiesta milanese sul braccio di ferro tra Margherita e i figli. L’ipotesi è che avesse portato dei quadri all’estero. Ma le indagini hanno escluso questa pista. Finora si è parlato del Monet. Tra i quadri scomparsi ci sono anche «La scala degli addii» di Giacomo Balla e «Mistero e malinconia di una strada» dí Giorgio De Chirico. Entrambi sono stati esposti alle pareti della residenza romana dove ha vissuto Marella Caracciolo, la moglie dell’avvocato, venuta a mancare nel 2018. Dí entrambi sono state trovate le copie nel caveau del Lingotto, come per il Monet. Dove siano non si sa. Un membro del personale domestico ha riferito ai carabinieri del nucleo investigativo di tutela del patrimonio artistico che «due opere nella casa di Roma sono state sostituite nel 2008, quando Marella si è ammalata». Un altro testimone ha aggiunto un particolare al giallo: «Al posto dell’opera originale di Balla è stata inserita una copia di qualità inferiore». I tre quadri originali si trovano all’estero? Se così fosse, sarà inevitabile per la Procura procedere alla confisca.
L’inchiesta romana ha nel mirino il ministero
L’inchiesta romana ha nel mirino il ministero. Le opere di casa Agnelli avrebbero dovuto essere controllate. Per esempio verificando le condizioni delle tele periodicamente. Gli Agnelli, come proprietari, sono liberi di disporne, vendendoli o trasferendoli all’estero nelle loro residenze. Ma prima hanno l’obbligo di comunicarlo al ministero, tenuto a conoscere ogni passo delle opere. Cosa che si dubita sia avvenuta per i 33 quadri oggetto dell’indagine. Agli atti dell’inchiesta, c’è un’ e-mail della segretaria Aprile che racconta come una funzionaria del ministero l’avrebbe contatta nel 2008 per ricevere la documentazione inerente le opere tutelate, esposte a Villa Frescot. La richiesta rimase senza seguito. Indizi che tirano dentro l’inchiesta tutti i funzionari tenuti in questi anni a svolgere i controlli. Se le opere sono sparite dall’Italia, potrebbe essere chiamati a risponderne. Se in sede penale o di giustizia contabile, saranno gli accertamenti a stabilirlo.
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10 febbraio 2026 ( modifica il 10 febbraio 2026 | 11:42)
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