di
Luigi Ferrarella
L’inchiesta che coinvolge Stefano Maria Di Stefano è scollegata da quella principale sulla scalata a Monte dei Paschi di Siena. Rivendette azioni ricavandone cifre non epocali per sé e per il figlio
L’eventuale rilievo penale di insider trading, scollegato per ora dall’inchiesta principale sulla «scalata» di Monte dei Paschi di Siena e dei suoi alleati Caltagirone/Delfin a Mediobanca con la benedizione del governo Meloni, quasi scolora di fronte al deprimente spaccato di Ministero dell’Economia che affiora da questo inciampo giudiziario proprio del suo «Direttore Partecipazioni societarie e Tutela attivi strategici», Stefano Maria Di Stefano: un supermanager del dicastero di Giancarlo Giorgetti, nonché consigliere d’amministrazione di Monte Paschi di Siena appunto in quota Ministero, che, quando l’anno scorso ancora nessuno sapeva dell’«Offerta pubblica di scambio» lanciata il 24 gennaio 2025 da Mps su Mediobanca, il 2, 7 e 21 gennaio 2025 comprò in Borsa proprio 33.000 euro di azioni Mps e 120.000 euro di azioni Mediobanca, e il 28 gennaio le rivendette ricavandone il non epocale profitto di 8.700 euro per sé e di 1.300 euro per suo figlio.
Misurata su questa inconsapevolezza del proprio ruolo istituzionale, e sulla quindi zoppicante affidabilità della struttura del dicastero, certo non risplende a posteriori il già opaco ruolo del Ministero dell’Economia e delle Finanze nella controversa procedura accelerata «Abb» con la quale il 13 novembre 2024 tra mille anomalie il Mef incaricò il piccolo intermediario Banca Akros di vendere il 15% di azioni Mps detenuto dal governo, allora azionista di maggioranza. Dismissione che, benché «organizzata in modo da apparire come una gara competitiva e trasparente», per i pm Pellicano-Polizzi-Gaglio fu «viceversa costruita in modo tale che risultassero acquirenti i soggetti che avevano condiviso e che avrebbero beneficiato del progetto di controllo di Mediobanca» sotto il benevolo occhio proprio di Palazzo Chigi: ossia Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri (presidente di Delfin e Luxottica), indagati e perquisiti nel novembre 2025 insieme al banchiere di Mps, Luigi Lovaglio, per le ipotesi di reato di «aggiotaggio» e di «ostacolo alle Autorità di vigilanza».
Non risplende a posteriori il ruolo del Mef, a maggior ragione, perché proprio Di Stefano era stato il dirigente del Ministero intercettato il 17 giugno 2025 mentre al vicedirettore generale di Cassa depositi e prestiti, Alessandro Tonetti, lamentava l’«approccio molto antigovernativo» di Mediobanca rispetto alla vicenda Mps, e aggiungeva che se ne sarebbe «dovuto tenere conto», perché, se «tu litighi col Tesoro», allora «litighi col governo tutto…tutte le società dello Stato, non puoi credere che hai litigato col Mef…».
Il quantomeno inopportuno investimento azionario di Di Stefano (che il direttore delle partecipazione statali del Mef avrebbe peraltro dovuto dichiarare come «internal dealing» almeno su Monte dei Paschi di Siena di cui era consigliere) non c’entra con questa indagine sulla «scalata» di Mps a Mediobanca, in cui Di Stefano non è mai stato indagato. Il possibile insider trading è invece emerso da una «sos-segnalazione di operazione sospetta» (trasmessa dalla Guardia di Finanza ai pm), che l’intermediario finanziario esecutore degli acquisti in Borsa disposti dal manager pubblico inoltrò correttamente alla Consob già a febbraio 2025: senza però che la Consob comunicasse alcunché alla Procura fino a dicembre 2025, cioè fino a ben dopo le perquisizioni di novembre per la «scalata», nelle quali la Guardia di Finanza tra i tanti «bersagli» aveva sequestrato anche il telefono di Di Stefano come «terzo» non indagato in quel fascicolo.
L’esame dei vari telefoni e computer di indagati e testi sulla «scalata» di Mps a Mediobanca, circoscritto alle parole-chiave indicate dai pm nei decreti di sequestro, e contro il quale solo Delfin ha provato (come proprietaria dell’apparecchio di Milleri) un ricorso respinto dal Tribunale del Riesame, neanche è ancora iniziato perché da novembre ancora non è finita, per i vari impegni degli avvocati ammessi a parteciparvi, la fase della estrazione tecnica dei contenuti corrispondenti alle parole-chiave.
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10 febbraio 2026 ( modifica il 10 febbraio 2026 | 10:09)
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