“Nella mia storia ho sempre difeso la libertà di informazione ed espressione, come hai fatto tu Sigrido, l’abbiamo fatto entrambi e l’abbiamo anche pagata per questo”. Così tuona il conduttore e giornalista torinese Massimo Giletti, nel corso della puntata del programma Rai Lo Stato delle cose andata in onda lunedì sera, 9 febbraio, contro il collega e giornalista Sigfrido Ranucci, volto storico di Report. Il servizio curato da Giletti, e che lo chiama in causa in prima persona, vede al centro un presunto scambio di messaggi via chat tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice rinviata a giudizio con l’accusa di stalking aggravato, lesioni e interferenze illecite nella vita privata nei confronti dell’ex ministro Sangiuliano. Tutto questo mentre Ranucci si trovava proprio a Torino, al teatro Colosseo, in occasione del suo spettacolo “Diario di un trapezista”. E proprio all’indomani dello spettacolo a Torino e della puntata trasmessa si Rai3, arriva anche la replica di Ranucci: “Dopo che gli avevo spiegato il senso delle mie chat, ha comunque deciso che l’ho accusato di fare parte di una lobby gay – spiega –. Questo è falso, ma se ci tiene tanto a riconoscersi nella lobby gay è un problema suo, non mio”.

Il presunto scambio di messaggi tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia: il “pericoloso giro gay”

Uno scambio di messaggi datato 17 settembre 2024, all’incirca cinque minuti di conversazione tra Ranucci e la Boccia. Una chat pubblicata pubblicata sulle pagine de Il Giornale dal direttore e giornalista, Tommaso Cerno, anche lui chiamato in causa nelle presunte chiacchiere. Il primo a scrivere sarebbe stato Ranucci riferendosi proprio alla presenza di Cerno in tv, in qualità di ospite del programma in onda su L7, L’aria che tira. “Ho visto Cerno”, “quello è un altro del giro”, “amico di Mancini, giro gay”: questi i messaggi che Ranucci avrebbe scritto alla Boccia, in riferimento a Cerno e a Mancini, ex agente dei servizi segreti protagonista peraltro del misterioso incontro con Matteo Renzi in autogrill, alludendo a una lobby, un giro “pericolosissimo”. “Come Signorini”, gli avrebbe risposto la Boccia, aggiugendo poi “e il signor “B.”. Un messaggio criptico.

“E Giletti”

A settembre 2024 il caso Signorini, sollevato da Fabrizio Corona, non è ancora esploso, ma è facile ipotizzare che dietro a “signor B.”, sulla scorta del nomignolo storico con cui Travaglio era solito riferirsi a Silvio Berlusconi, contestualizzato ai giorni e alle vicende odierne possa essere riferito, in maniera del tutto presunta, a Pier Silvio Berlusconi. E in ribattuta a quest’ultimo messaggio della Boccia sarebbe arrivata allora la risposta di Ranucci: “E Giletti”. “Siamo giornalisti della stessa azienda, finire a parlare di questa roba è veramente triste – commenta Giletti stesso, mostrando al pubblico di Rai3 le presunte chat –. Non riconosco la libertà di informazione in quello che hai scritto, quella libertà che non è un venticello né una battuta, ma qualcosa di più serio. Non è un gossip, ma è il coraggio di andare contro chi non vuole la trasparenza”. 

La delusione di Massimo Giletti: “Non lo accetto, da sempre combatto contro il potere”

Sempre Giletti, ripercorrendo anche vicende personali che in passato lo hanno portato al fianco e solidale con Ranucci, prosegue: “Caro Sigfrido, sei il primo e te l’ho sempre riconosciuto. Faccio fatica oggi a non essere deluso e a pensare che mi hai mandato un messaggio dicendomi che non era vero nulla – dichiara, riferendosi alla smentita arrivata nei confronti delle chat –. Questa non è una questione di sostantivi, ma di sostanza. In quei messaggi non c’è la sostanza di un combattente e dividersi in un momento così difficile per il giornalismo è una delusione profonda. Non me ne frega niente del ‘gay’ o ‘omosessuale’, non so come si qualcuno possa ancora offendersi per questo, ma l’allusione alla lobby non la accetto perché la lobby vuol dire potere e io e te il potere l’abbiamo sempre contrastato”. 

La replica di Sigfrido Ranucci: “Ho detto una cosa più grave, hanno fatto finta di non capire”, l’ombra di Mancini

A nemmeno ventiquattro ore di distanza dalla messa in onda della puntata condotta da Giletti e dal servizio sulle presunte chat, replica Sigfrido Ranucci alle plurime accuse mosse nei suoi confronti da parte del collega: “Io ho detto una cosa più grave che i due hanno fatto finta di non capire: Cerno e Giletti sono amici e al servizio di Marco Mancini, lo 007 coinvolto nel rapimento Abu omar e dossieraggio illecito della security Telecom -Pirelli”. Così replica Ranucci, smontando la tesi del giornalista torinese a partire dall’autenticità stessa delle chat pubblicate, per la prima volta, da Cerno sulle pagine de Il Giornale e diverse da quelle mostrate da Giletti in tv: “Erano scritte da Cerno su un banale foglio dove hanno operato la seconda manipolazione: la sparizione del nome di Marco Mancini”. Sempre sulla figura di Mancini avrebbero sorvolato tanto Giletti tanto Cerno, quando per Ranucci rimane centrale invece il ruolo giocato dall’ex dei servizi segreti. 

Una replica per punti con specifiche accuse che rimbalzano contro Giletti: “Ha sponsorizzato la teoria del complotto dei servizi e del Segreto di Stato smentite con sentenza definitiva dalla Procura e dal Tribunale di Roma, che ha dato ragione a Report – prosegue –. Giletti ha spacciato per un’inchiesta sua, le carte degli avvocati di Mancini. Prova è che, raccontando le vicende dell’autogrill, ha commesso gli stessi errori dei legali : ha sbagliato nella ricostruzione della vicenda, il casello dell’autogrill e il dpcm in vigore quel 23 dicembre del 2020. Giletti è stato tanato in quest’operazione non da un giornale comunista, ma da un giornalista d’inchiesta, ruvido, ma bravo come Giacomo Amadori de La Verità”. 

Quanto al rapporto personale con Giletti, alla luce della manifesta delusione accusata dal giornalista torinese, ribatte Ranucci: “Dispiace se l’ho deluso umanamente, del resto chi più di me ha provato il suo stesso stato d’animo quando ha cercato di rivelare la nostra fonte, cercando di deleggittimarla. Si tratta dell’insegnante di sostegno che aveva scattato le immagini di Renzi e Mancini. Giletti si è recato con una telecamera nascosta davanti alla scuola dove la nostra fonte accompagnava le figlie, e ha rivelato la città dove viveva”. Accuse gravi prima di ritornare, sul finale, alle chat e alla totale mancanza di contesto: “Giletti non ha fornito il contesto in cui ho parlato di Cerno come legato alla lobby gay. Il direttore allora de Il Tempo, oggi de Il Giornale ed editorialista della Rai. Si era lascito andare in un editoriale a L’Aria che Tira, il cui tenore era stato poi riproposto e sintetizzato in un tweet. Difficile trovare un condensato di volgarità e misoginia”.