di
Ugo Cennamo
Stefania Constantini e Amos Mosaner ci hanno provato fino all’ultimo ma alla fine è stato il doppio misto americano di Korey Dropkin e Cory Thiesse a spuntarla all’ultimo tiro. La madre di Costantini: «Troppe differenze»
Tutti ci credevano anche se si poteva immaginare che per Stefania Constantini e Amos Mosaner sarebbe stata durissima. Alla fine, dopo un’altalena di punti persi e punti guadagnati, è stato il doppio misto americano di Korey Dropkin e Cory Thiesse a spuntarla all’ultimo tiro. Tensione palpabile in campo, ma anche sugli spalti, con le tifoserie che si sfidavano incitando i propri eroi pietra dopo pietra. Il martello, ovvero il diritto all’ultimo tiro, non è mai stato strappato nel corso degli otto giochi durati quasi due ore.
La temperatura calda dell’Arena
Così al vantaggio iniziale azzurro, hanno risposto gli americani, in un’alternanza che ha fatto salire la temperatura nell’arena. «U-S-A» ritmavano gli scatenati supporter stelle strisce, rispondevano i cori «Italia, Italia», fino addirittura al «Poo po po po» del glorioso mondiale in Germania del 2006 cantato a squarciagola quando l’ennesimo capolavoro dell’ampezzana Stefania Constantini ha consentito all’Italia di raccogliere tre punti che sembravano il preludio del trionfo. Ma Korey Dropkin, che sin dall’inizio del torneo ha esibito modi di esultare degni di un giocatore di football americano contravvenendo alle regole, scritte e non soltanto orali, che imporrebbe il dovuto fairplay in campo, non ha mai perdonato nulla e ha spento ogni illusione di aver domato la resistenza statunitense. «Bad boy», ha gridato dal settore Usa un tifoso dopo che il «cattivo ragazzo» ha azzardato un tiro che ha tolto ogni speranza azzurra di strappare quel martello in mano Usa. Tutto da rifare.
Gli Usa non hanno mai mollato la presa
Gli occhi della tigre di Stefania e Amos, manifestati durante la prova ghiaccio e nel primo end che li ha portati subito in vantaggio, si sono via via spenti, mentre il doppio Usa non ha mai mollato la presa. In alto, seduta nell’ultima fila della tribuna allestita per l’evento che copre la magnifica vetrata del Palazzo inaugurato in occasione dei Giochi del ‘56, la mamma di Stefania, Monica Dalus, maestra e consigliera comunale a Cortina, a partita conclusa, spiega le ragioni di questa mancata tenuta mentale.
La mamma di Stefania Costantini
«Non sono un tecnico – commenta appena fuori dallo stadio – ma il curling è un gioco di testa. A me pare che si sia lavorato tanto sulla tecnica, ma poco su questo aspetto. Forse sono stati meno performanti rispetto a Pechino, ma le tensioni che ci sono state non hanno certo aiutato». Il riferimento nemmeno velato è alla polemica successiva alla lista delle convocazioni per le Olimpiadi: il direttore tecnico Marco Mariani ha convocato la figlia diciannovenne Rebecca lasciando a casa una giocatrice da molti considerata più esperta, la piemontese Angela Romei. La petizione contro il tecnico, il ricorso al Tas, il tribunale arbitrale dello sport che ha dato ragione a Mariani respingendo la tesi del nepotismo, non ha certo creato condizioni ideali per arrivare sereni all’appuntamento. In questa situazione le differenze di carattere fra i due giocatori, che dopo la vittoria alle Olimpiadi di Pechino si sono riuniti solo l’anno scorso trionfando ai Mondiali e in vista di Milano Cortina 2026, si sono acuite.
Conclude mamma Monica: «Amos ha sbagliato tiri che a Pechino ha sempre azzeccato, Stefania doveva essere più decisa. Ci sono differenze fra i due, anche nelle piccole cose che sembrano insignificanti, ma non lo sono. Ad esempio Stefania salutava il pubblico, Amos molto meno. Alla fine penso che anche questo abbia inciso. Poi, intendiamoci la finalina è un grande risultato, restiamo fra le quattro squadre migliori del mondo».
I cori dei tifosi statunitensi
Intanto i tifosi statunitensi escono intonando cori che certo risultano particolarmente indigesti. Uno striscione da loro esibito prima del match è stato invece gradito da tutto lo stadio: «Ice solo per hockey e curling», con un gioco di parole che mescolava il ghiaccio all’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale al centro delle scontri e delle polemiche negli States. Non avranno lo stile che meriterebbe il curling, ma sembra che la voce la sappiamo ancora alzare quando serve.
Vai a tutte le notizie di Belluno
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto
9 febbraio 2026 ( modifica il 10 febbraio 2026 | 12:32)
© RIPRODUZIONE RISERVATA