di
Francesco Brun
Lo studente ha avvisato l’autista della dimenticanza: invece di essere apprezzato, è stato allontanato. Indagine della società dei trasporti e indignazione generale
Un quindicenne con disabilità è rimasto alla fermata sotto la pioggia dopo essere stato fatto scendere dal bus perché credeva di aver dimenticato l’abbonamento. Una storia allucinante che arriva da Vicenza, che ricorda da vicino quanto capitato nelle scorse settimane in Cadore, dove un bambino è dovuto tornare a casa a piedi perché non aveva il biglietto con il sovrapprezzo previsto per le Olimpiadi.
A raccontare la vicenda al Giornale di Vicenza è stata la madre del ragazzo. Secondo le ricostruzioni, il quindicenne era uscito da scuola verso le 12 ed è andato a prendere l’autobus a San Felice. Una volta sul mezzo, il ragazzo credeva di non avere con sé l’abbonamento, e sarebbe andato a informare immediatamente il conducente della cosa. Questi, di tutta risposta, gli avrebbe intimato di scendere, proprio mentre fuori iniziava a piovere. Fortunatamente, il quindicenne aveva con sé il cellulare, ed è riuscito ad avvisare la mamma e quindi a essere portato a casa dai nonni. La domanda della madre è relativa al comportamento dell’autista, in quanto sul sito di Svt, il trasporto pubblico locale, c’è scritto che in caso di abbonamento dimenticato è prevista solamente una multa, che «può essere annullata qualora entro 15 giorni l’utente possa dimostrare il possesso di un titolo nominativo». Sulla vicenda, Svt ha annunciato di stare portando avanti le opportune verifiche.
Sul caso è intervenuto Assoutenti, che ha chiesto che venga introdotta una procedura nazionale uniforme, valida per tutte le compagnie di trasporto, che preveda l’obbligo di accoglienza e copertura del servizio quando un minore segnala una difficoltà. «Le aziende di trasporto pubblico locale devono adottare un principio chiaro e non negoziabile – le parole del presidente Gabriele Melluso -: nei casi di emergenza che coinvolgono minorenni, soprattutto se in condizioni di fragilità o disabilità, la priorità deve essere la protezione della persona. Un adolescente che segnala spontaneamente di non riuscire a trovare l’abbonamento non è un “furbetto”, ma un minore che sta chiedendo aiuto. In questi casi l’autista e l’azienda non possono trasformarsi in un ostacolo, ma devono essere parte della soluzione, garantendo almeno il raggiungimento della scuola o il rientro a casa in sicurezza».
A intervenire anche il capogruppo del Consiglio regionale ed ex presidente del Veneto, Luca Zaia. «Dov’è finita l’umanità – le sue parole -, se un minore con disabilità che chiede aiuto viene lasciato solo? Un punto deve essere chiaro: il trasporto pubblico è un servizio e, come ogni servizio, vive di rispetto. E il personale a bordo deve essere degno interprete di questo. Un ragazzo con disabilità che si rivolge con correttezza all’autista per segnalare un problema non può essere trattato come un “furbo”. Non sono certo questi i soggetti che approfittano del trasporto pubblico: lo dicono i fatti, lo dice il comportamento di chi ha avvisato subito e con onestà. Esistono procedure che consentono di gestire la mancata esibizione del titolo, soprattutto per chi è abbonato: si verifica, si applicano le regole, si tutela la persona. Ma la prima regola, sempre, è non lasciare indietro nessuno, intimando di abbandonare il mezzo, tanto più se parliamo di minori e di persone fragili».
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10 febbraio 2026
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