di
Leonard Berberi

Le compagnie canadesi fermani i collegamenti. Ma altri vettori decidono di proseguire aggiungendo una sosta per il rifornimento nei Paesi limitrofi

La crisi del carburante per gli aerei a Cuba costringe diverse compagnie aeree straniere a rivedere i loro collegamenti, arrivando anche a interrompere il servizio. Ma l’italiana Neos sta lavorando per «garantire l’operatività» sull’isola, magari inserendo uno scalo tecnico «nei Paesi limitrofi per l’eventuale rifornimento degli aeromobili». È quanto spiega al Corriere una portavoce di Alpitour, il gruppo che controlla l’aviolinea tricolore.

Il caos jet fuel

Nei giorni scorsi le autorità aeronautiche cubane hanno avvertito i vettori che sull’isola non c’è abbastanza cherosene per il rifornimento degli aerei nei nove scali, compreso quello principale dell’Avana. Questo nell’ambito delle misure di razionamento energetico adottate mentre l’amministrazione Trump interrompe l’accesso del Paese caraibico alle sue fonti di approvvigionamento di carburante.



















































Il «Notam»

C’è molta incertezza sulla durata. Il «Notam» A0356/26 — il bollettino di aeronavigabilità — riporta che dalle 5 del mattino del 10 febbraio (le 6 in Italia) «Jet A1 fuel not available», cioè il cherosene non è più disponibile. La data di fine della crisi è fissata l’11 marzo. Resta da capire se si tratterà di una data fissa o meno. Il 30 gennaio, secondo i dati della società specializzata Kpler, a Cuba restavano solo 15–20 giorni di petrolio. E nessuna nuova spedizione di greggio è arrivata da dicembre 2025. 

Cosa fanno i vettori

Se il razionamento potrebbe non incidere sui voli di corto raggio, diventa un problema per le rotte a lungo raggio da Paesi come Russia e Canada, da dove arriva il maggior numero di turisti. I vettori canadesi Air Canada, WestJet Air Transato hanno annunciato la sospensione dei voli verso l’isola. Altri vettori hanno comunicato ritardi e scali nella Repubblica Dominicana prima di proseguire i voli verso L’Avana. La russa Rossiya (controllata di Aeroflot) ha dichiarato che continuerà a operare i voli verso Cuba, effettuando scali tecnici aggiuntivi se necessario. Potrebbe utilizzare l’isola di Sal o Bahamas o Bermuda.

La decisione di Neos

Per quanto riguarda Neos, sono ancora in corso le verifiche con le istituzioni italiane — anche sul posto — per capire meglio la situazione. Ma il vettore fa sapere che le operazioni al momento proseguono. Ma che i collegamenti potrebbero subire l’eventuale inserimento di uno scalo tecnico nei Paesi limitrofi per il rifornimento. «L’obiettivo è quello di mantenere attive le rotte, per permettere ai passeggeri di continuare a volare in totale sicurezza da e verso Cuba», conferma la portavoce.

Cuba, la crisi del carburante ferma i voli. Ma l’italiana Neos prosegue (con uno scalo tecnico)

Il «fuel tankering»

La mossa di Neos dovrebbe essere replicata anche da altri vettori. L’ultima volta che si verificarono tagli simili — oltre un decennio fa — gli aerei diretti in Europa facevano rifornimento a Nassau, alle Bahamas. Per chi deve effettuare voli più brevi, invece, è probabile che si ricorra al cosiddetto «tankering» del cherosene: si imbarca cioè il carburante necessario per fare l’andata e il ritorno. Ma in questo modo aumentando il peso dell’aereo e riducendo il carico (meno passeggeri e cargo).

I numeri

Secondo i dati forniti al Corriere dalla piattaforma specializzata Cirium, nella settimana 16-22 febbraio 2026 sono previsti 770 voli, tra arrivi e partenze, pari a oltre 140 mila sedili, soprattutto sugli aerei della canadese WestJet, American Airlines e l’altra canadese Air Transat. Neos ha previsto una rotazione — due viaggi, considerando entrambe le direzioni — sulla direttrice Milano Malpensa-L’Avana-Roma Fiumicino.

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10 febbraio 2026