di
Michela Nicolussi Moro
Thomas Spallinger, anestesista ad Arzignano è intervenuto per primo: «Sono sceso subito insieme al carabiniere in servizio, abbiamo sciato fino a raggiungere l’atleta»
Il primo a scattare in pista domenica, quando la campionessa americana Lindsey Vonn è caduta durante la discesa libera sull’Olympia delle Tofane fratturandosi la gamba sinistra, è stato il dottor Thomas Spallinger, giovane anestesista dell’Usl Berica. «L’incidente di Lindsey Vonn è stato un momento di forte tensione — confida il medico, mamma italiana e papà austriaco —. Sono intervenuto insieme al carabiniere in servizio insieme a me alla partenza delle gare e abbiamo sciato fino a raggiungere l’atleta. L’abbiamo valutata e, visto il tipo di infortunio, si è deciso di attivarne il trasferimento all’ospedale con l’elisoccorso. In quel momento la campionessa provava molto dolore, quindi mi sono subito premurato di iniziare il trattamento sul posto, l’ho stabilizzata». E aggiunge: «È intervenuta anche la sua fisioterapista, che ci ha aiutati a rassicurarla fino all’arrivo dell’elicottero. Tutto si è svolto in modo fluido, grazie all’affiatamento e alla preparazione di sanitari, soccorritori e organizzazione».
Debutto olimpico per Spallinger
Nonostante il debutto olimpico Spallinger, selezionato anche perché bravo sciatore, ricorda: «In situazioni del genere le emozioni vengono messe da parte, subentra la concentrazione tipica del lavoro d’emergenza. Solo a intervento concluso ho realizzato davvero il peso dell’evento e l’importanza del ruolo ricoperto. Sapere di aver contribuito, in un momento così delicato, al soccorso di un’atleta come Lindsey Vonn è motivo di grande soddisfazione. Un episodio critico che ha confermato l’importanza del lavoro di squadra. Auguro una pronta ripresa alla campionessa americana». E poi ammette: «Far parte dei medici olimpici del Cortina Alpine Skiing è un grande onore, ma anche una responsabilità importante. Alle spalle c’è una preparazione lunga mesi, fatta di formazione e studio di protocolli molto rigorosi, per garantire interventi rapidi, coordinati e precisi. Quando siamo in pista, durante le gare, sappiamo di dover agire in pochi istanti, anche in condizioni ambientali complesse, come quelle dei giorni di prova — spiega —. I coordinatori ci attivano e restano in costante contatto radio con noi durante tutte le fasi del soccorso, per ottimizzare l’assistenza all’atleta e ripristinare rapidamente le postazioni, garantendo così lo stesso livello di sicurezza ai concorrenti successivi».
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Il team di soccorso del sito delle Tofane
Conferma la dottoressa Cristina Barbarino, direttore del Suem all’Usl Dolomiti e responsabile del sito delle Tofane: «In gara ogni secondo per il team di soccorso è determinante, come per gli atleti. Ci siamo allenati più volte, simulando ogni possibile scenario. La pressione è diversa, ma il metodo di lavoro è lo stesso adottato ogni giorno: valutazione immediata, scelta rapida e intervento coordinato. Raggiunto l’atleta, il medico effettua la valutazione clinica e decide il percorso assistenziale più appropriato e, con un team tecnico-sanitario, attiva le risorse necessarie, incluso l’elisoccorso Falco».
L’incidente di Vonn
Vonn è stata issata a bordo con il verricello in tempi molto ridotti e in pochi minuti trasferita al Policlinico Olimpico Codivilla di Cortina, diretto dal dottor Michele Tessarin, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Padova, che ha «ceduto» momentaneamente pure il primario del Pronto Soccorso, Vito Cianci. Entrambi domenica hanno gestito l’arrivo della campionessa americana, del suo team e dei familiari. «È successo tutto molto velocemente ed è stato spaventoso — ha detto la sorella Karin Kildow — in particolare quando abbiamo visto arrivare la barella. Lei osa sempre, ha dato il 110%, come sempre». «Abbiamo garantito assistenza sanitaria e umana — illustra Tessarin — tutelando la privacy e fornendo l’interprete». Infine il trasferimento all’ospedale olimpico di Treviso, dove Vonn è stata operata ed è ricoverata. Il governatore Alberto Stefani le ha mandato un grande mazzo di fiori, con un biglietto: «Anche nelle avversità, il tuo spirito resta una potente fonte di ispirazione per gli atleti».
La macchina organizzativa
Una macchina organizzativa coordinata dall’Usl Dolomiti insieme alla Regione, con il Regional medical care manager Paolo Rosi e il professor Gino Gerosa, nella doppia veste di assessore alla Sanità e medico volontario per i controlli antidoping. «Mi sono proposto un anno fa, ero ancora primario della Cardiochirurgia di Padova — rivela — è un’esperienza umana unica. Ho iniziato la settimana scorsa al Villaggio olimpico e ora sono allo Sliding Centre per le gare di bob, slittino e skeleton. Presto servizio il sabato e la domenica, non è incompatibile con il mandato politico, quindi lo proseguirò alle Paralimpiadi. E poi in montagna sono a mio agio», sorride il medico-assessore di Rovereto.
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10 febbraio 2026 ( modifica il 10 febbraio 2026 | 08:06)
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