di
Alessandro Martini e Maurizio Francesconi

Perché non si può perdere la personale dell’artista giapponese al Museo d’arte orientale di Torino (e perché Davide Quadrio, in scadenza tra un anno, merita la riconferma)

Non si erano mai viste code di queste dimensioni a Torino per una mostra d’arte contemporanea, e non si erano sicuramente mai viste al Mao, Museo d’Arte orientale. The Soul Trembles dell’artista giapponese Chiharu Shiota, inaugurata il 22 ottobre e in corso fino al 28 giugno, ha già richiamato quasi 90.000 visitatori, molti da fuori Torino, con una media settimanale di 5.000 ingressi. Sono stati 15.000 nei giorni tra Natale e Capodanno, e 3.500 lo scorso fine settimana. Un miracolo? Di certo, un risultato inatteso per molti, ma «anche calcolato», secondo Davide Quadrio: «Certo, Chiharu Shiota è un’artista famosa, e anche per questo abbiamo voluto lavorare con lei. Ma non ci immaginavamo questo successo, anche a livello nazionale e internazionale». E ancora: «Non solo ha raddoppiato i numeri massimi delle precedenti mostre del Mao, ma da gennaio è anche economicamente in attivo, cioè abbiamo già recuperato tutti i costi di produzione», dichiara Quadrio entusiasta. È lui l’artefice del successo. È lui che, dopo anni di attività all’estero, in particolare in Cina, a Shanghai, e di un’esperienza di curatore internazionale, da febbraio 2022 è il direttore del Mao. Il suo primo mandato scade nel febbraio 2027, dopo un anno di proroga. È rinnovabile, ma intanto la Fondazione Torino Musei, da cui il Mao dipende, ha lanciato un bando per ricerca di un nuovo direttore. Torino rischia di perdere un fuoriclasse assoluto? Con Quadrio parliamo della mostra e delle ragioni del suo successo, del suo futuro da direttore e della nuova visibilità e «posizionamento» del Mao.

Come nasce il successo di questa mostra?
«Non arriva a caso, ma dopo 2 anni e mezzo di lavoro e molto tempo e forze investite. E arriva dopo 3 anni di impegno preciso per il potenziamento del museo, che prima era poco conosciuto persino a Milano e adesso è riconosciuto a livello internazionale. Si tratta di una mostra per niente leggera, che parla di cose vere. È una mostra generosa, che non esclude ma, anzi, avvolge i visitatori che entrano in maniera emotiva attraverso le grandi installazioni di Chiharu Shiota per poi passare a una sezione più didascalica sull’artista. Da lì in poi è una continua sorpresa. E poi è una mostra veramente costruita sul museo, con 28 opere site-specific in dialogo profondo con tutti gli spazi e le collezioni, che così entrano all’interno di un gioco immersivo. Infine, le nostre campagne di promozione hanno funzionato molto bene, tanto che la mostra è immediatamente diventata virale anche sui social…».



















































Che cosa lascia questo successo?
«Innanzitutto un senso di appartenenza a un progetto che funziona da parte del team interno, compresi coloro che lavorano nelle sale, estremamente coinvolti e ora in grado di mediare col pubblico. Un museo è composto da coloro che vi lavorano dentro. Poi insegna a tutti noi che bisogna essere generosi col pubblico senza però semplificare. Ora il Mao è conosciuto non soltanto da un pubblico di nicchia o appassionato: sono triplicate le visite guidate e sono aumentati i bambini nel settore educational».

Si ricandiderà alla direzione? Immaginiamo che colleghi e i vertici istituzionali, a partire dalla Fondazione Torino Musei, siano molto soddisfatti dei suoi risultati.
«Il progetto, a cui lavoro da 4 anni, non è ancora finito e quindi sto facendo le mie valutazioni per capire come possa evolvere. Abbiamo dato al Mao un’identità globale e oggi è riconosciuto da grandi musei internazionali con cui collaboreremo, da Doha in Qatar al Hunan in Cina. Mi sembrerebbe sbagliato interrompere il lavoro fatto finora, anche per responsabilità istituzionale. Credo moltissimo in quello che stiamo facendo perché oggi il Mao è un luogo speciale, di aggregazione e scambio. Il Mao è diventato un modello di come dovrebbe essere un museo nel mondo contemporaneo».


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10 febbraio 2026 ( modifica il 10 febbraio 2026 | 14:40)