Che cosa ci dicono questi esempi
Le leggi approvate soprattutto a partire dal 2020 hanno creato, a parità di reddito, importanti differenze nel carico fiscale tra le diverse categorie di contribuenti. Così oggi ci ritroviamo a pagare tasse diverse non in base a quanto guadagniamo, ma per l’insieme di agevolazioni fiscali che si sono accumulate nel tempo senza un disegno complessivo. È l’esatto contrario del principio di «equità orizzontale», che era uno degli obiettivi principali della riforma del sistema fiscale.
I motivi che hanno spinto i vari governi a introdurre bonus e sconti fiscali sono, in origine, condivisibili: sostenere il potere d’acquisto dei salari in un momento di forte inflazione (più 17,2% tra il 2019 e il 2023, fino al più 20,6% complessivo del 2025, qui il Dataroom del 28 ottobre 2025).
Questi aiuti fiscali non sono stati estesi ai pensionati perché già tutelati dal meccanismo di perequazione automatica delle pensioni, ossia la rivalutazione dell’importo pensionistico legata al costo della vita.
Eppure esisterebbe lo strumento giusto per tutelare anche il potere d’acquisto degli stipendi dei lavoratori dipendenti: i salari si dovrebbero adeguare con aumenti proporzionali al costo della vita attraverso il rinnovo dei contratti collettivi (ogni 3 anni nel settore pubblico, ogni 3-4 anni nel privato).
Invece, sono stati spostati sul Fisco problemi che dovrebbero essere risolti ai tavoli sindacali, con il risultato di alterare i principi di equità su cui dovrebbe basarsi la tassazione.
Nell’audizione preliminare all’esame della manovra economica per il triennio 2026-28 il vice capo del dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, Fabrizio Balassone, lo dice chiaramente: «È improprio assegnare al bilancio pubblico il compito di recuperare il potere d’acquisto perduto dai lavoratori, soprattutto quando la redditività delle imprese può consentire che questo avvenga attraverso la contrattazione. In prospettiva, la crescita dei salari reali non può che essere sostenuta da un sistema di relazioni industriali ben funzionante e da un rilancio della produttività del lavoro» (qui pag. 9).
In sintesi: il Fisco è stato usato per correggere i salari dei lavoratori dipendenti che non crescono abbastanza. Il risultato è un sistema fiscale che oggi produce disuguaglianze. Scrive l’Upb: «L’analisi delle differenze nel carico fiscale tra le diverse categorie di contribuenti evidenzia disparità sostanziali difficilmente giustificabili in base ai principi di equità orizzontale» (qui pag. 82).