Modena, 11 febbraio 2026 – Era il 24 maggio del 2024, quattro mesi prima della scomparsa. Daniela Ruggi entrò in farmacia e chiese un test di gravidanza. Ma, in una conversazione sofferta con un conoscente, alludeva anche ad un altro bambino, nato in passato e che il presunto padre le aveva sottratto.

Tra desiderio di famiglia e fragilità

Poteva essere incinta la 32enne quando, all’improvviso, sparì nel nulla nelle montagne di Vitriola a settembre del 2024? O era soltanto una fantasia, frutto di un suo grande desiderio? In paese c’è chi ha affermato di averla sentita parlare spesso di figli.. ma è difficile oggi stabilire se fossero o meno frutto di ‘deliri’ legati ai momenti in cui si sentiva più fragile. Perché Daniela Ruggi era fragile e ciò che le indagini, ad oggi hanno messo in luce era proprio il bisogno, estremo, della 32enne di ricevere amore, di costruire una propria famiglia.

Daniela Ruggi comprò un test di gravidanza prima di scomparire
Il lato oscuro: abusi e approfittatori

Però c’è anche un lato oscuro che trapela dagli accertamenti durati mesi: i ‘sistematici’ abusi della sua condizione di fragilità e bisogno da parte di alcuni residenti di quei comuni e frazioni. Persone, conoscenti che si sarebbero approfittati – secondo diverse testimonianze – della sua condizione e situazione di ‘precarietà’ in cui si trovava. Era arrabbiata Daniela: lo si evince da alcuni messaggi che inviava ad un conoscente, appunto. In un italiano a tratti sconnesso scriveva di un uomo che le aveva sottratto un figlio e di altri che la trattavano male. Poi c’era chi le apriva la porta di casa per farla lavare, per nutrirla ma anche per approfittarsi di lei e sparire all’improvviso, alimentando quel suo senso di abbandono sempre più profondo.

L’uomo misterioso e l’ipotesi omicidio

Tra luglio e agosto una delle persone sentite a sit dai militari affermava di aver visto un uomo di nazionalità straniera prelevarla con un’auto. Oggi, a fronte di nuovi ritrovamenti nei pressi della torre in cui, il primo gennaio, è stato trovato il teschio di Daniela ci si chiede quanta pericolosa omertà aleggi dietro alla sua scomparsa e, probabilmente, al suo omicidio. Perchè Daniela Ruggi cercava in quei mesi qualcuno con cui, finalmente, creare una vera famiglia ma, forse, in questa sua insistente, estenuante ricerca ha trovato la morte.

Caso Daniela Ruggi (a sinistra), altri sopralluoghi Primi scavi nella torre

Caso Daniela Ruggi (a sinistra), altri sopralluoghi Primi scavi nella torre

Il legale del fratello: “Indagate sul sottobosco torbido”

“Il mio assistito non ha conoscenza diretta del fatto che Daniela frequentasse degli uomini né tantomeno che qualcuno potesse abusare di lei, anche fisicamente – afferma Deborah De Cicco, legale del fratello, Alberto Ruggi – Quello che posso riferire e che pare sia emerso a livello investigativo è che Daniela certamente fosse molto vulnerabile nell’ultimo periodo prima della scomparsa e che più di uno avesse approfittato della sua debolezza. Per tali motivi, vorrei che cessassero tutte le illazioni e congetture sul mio assistito, che troppo spesso leggo sui social e a livello mediatico, calunnie infinite sul suo conto ed invece ci si concentrasse su tutto questo torbido ‘sottobosco’ in cui Daniela si muoveva. Daniela era una donna fragile e non sempre chi le stava attorno aveva nobili intenti: spero quindi – conclude il legale – che gli inquirenti abbiano svolto già e ancora di più adesso tutti i dovuti approfondimenti investigativi su questi opachi rapporti”.

Caso Ruggi, il sopralluogo. Superperiti nella torre

La torre Pignone verrà messa in sicurezza per permettere nuove ricerche

Nuovi reperti alla Torre Pignone: si attende il Dna

Le indagini proseguono intanto e sono previsti nuovi sopralluoghi alla torre Pignone. Domenica, grazie all’ausilio di un’unità cinofila, sono stati repertati nuovi ‘elementi’ forse riconducibile a Daniela Ruggi. Non è dato sapere se si tratti di ulteriori resti: sul caso continua a vigere il più stretto riserbo ma sarebbero elementi posti sotto sequestro, rinvenuti tra il fango che ora saranno sottoposti a test e, ovviamente, comparati con il dna della vittima. Prima però di entrare nella torre pericolante, si attende la messa in sicurezza dello stabile che potrà permettere alla scientifica e agli esperti della medicina legale di entrare all’interno, in cerca appunto di ulteriori resti.