di
Gaia Piccardi

La stella del pattinaggio ha conquistato la dodicesima medaglia olimpica, la madre: «Siamo della Valmalenco: la testardaggine è una delle nostre caratteristiche»

Berbenno in Valtellina, un affaccio suggestivo sull’Adda, culla italiana dello short track e casa di Arianna Fontana, che a quattro anni era già sui pattini per non essere da meno del fratello maggiore, Alessandro. Campane suonate dal parroco a festa, una vecchia cara abitudine, ripetuta già dodici volte, una per ogni medaglia olimpica, 2510 abitanti: molti radunati nel cinema del paese, che da Torino 2006 proietta le imprese della sua figlia prediletta, e tutti gli altri qui, nel freezer del Forum che conserva alla perfezione i talenti di Arianna impegnata nella sesta Olimpiade della carriera. La curva degli ultrà di Arianna Fontana, che a Berbenno il 31 gennaio ha fatto la tedofora sulla strada del fuoco sacro verso la cerimonia d’apertura di Milano, è dominata da tre volti noti. La famiglia d’origine, negli snodi importanti, non manca mai. C’è papà Renato: «Dodici medaglie in vent’anni, l’ultima è sempre la più bella». Il fratello Alessandro con la moglie. E c’è mamma Maria Luisa, che di Arianna è una versione in miniatura, la commozione nascosta sotto un cappellino di lana, la maglietta del fan club che spunta sotto il piumino. Ha sempre difeso la sua campionessa in occasione degli scontri più duri con la Federghiaccio: «Arianna ama il suo sport, ha dato tutta la sua gioventù cercando di migliorare e aiutare la squadra. Non ha mai detto che correrà per un altro Paese, vergogna» aveva scritto su Facebook nel 2023, quando i rapporti con la Fisg hanno toccato il minimo storico. Voltata pagina, applaudito l’ennesimo trionfo, scoppia d’orgoglio.

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Quanto vale questo oro olimpico nella staffetta mista, il terzo in totale, dal punto di vista della mamma?
«È una medaglia pesante, bellissima. Arianna non poteva cominciare l’Olimpiade meglio. A questo punto le auguro di eguagliare Edoardo Mangiarotti, magari di superarlo. Lei non ci tiene per niente ai numeri, a queste cose: non è fatta così. Ma se arriva il record di podi olimpici italiani, perché no?».

Che bambina è stata, Arianna?
«Semplice e sorridente. Iperattiva come tanti bambini, senza particolari grilli per la testa. È così come la vedete. Noi abitiamo a Berbenno, in paese: con il fratello erano sempre fuori a giocare all’aria aperta con gli amichetti, anche d’inverno. Uscivano la mattina, tornavano la sera».

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Il colpo di fulmine con il pattinaggio quando è scoccato?
«Ha cominciato con i pattini a rotelle, che però non sono una disciplina olimpica: se fossero nel programma dei Giochi, Arianna avrebbe continuato. Invece è passata al ghiaccio, allora l’abbiamo portata a Lanzada, dove c’è una pista di pattinaggio: io sono della Valmalenco, era anche un’occasione per stare con i parenti, su in valle. L’abbiamo sostenuta: mai osteggiata. Quando ha messo i pattini con le lame, non se li è più tolti. Io credo fosse predestinata: riusciva bene in ogni sport».

Ma quel carattere da leonessa, da chi l’ha preso in famiglia?
«È vero… È molto caparbia. Non saprei dire da chi ha preso: un po’ da me e un po’ da mio marito. Ma deve capire che siamo della Valmalenco: la testardaggine è una delle nostre caratteristiche».

Quando si è sposata con l’ex pattinatore italoamericano Anthony Lobello, che poi ha cominciato ad allenarla, ed è partita per la Florida, le è dispiaciuto?
«Ma no, in questo forse sono una mamma italiana un po’ atipica: ho rispettato la sua scelta, va e viene senza problemi, quando è negli Usa ci parliamo in videochiamata e qualche volta andiamo noi a trovarla in Florida. Ho spinto entrambi i miei figli fuori dalla Valtellina: li ho incoraggiati a viaggiare, conoscere gente, guardarsi intorno. È il modo migliore per imparare. Anche io sono sempre stata curiosa: in passato ho lavorato come cameriera in un albergo in Svizzera».

Ma lei ha capito se a fine Olimpiade Arianna si ritira? Finisce qui?
«Io spero che mi faccia un nipotino. È ora. Alla prossima Olimpiade mancano quattro anni: c’è il tempo di avere un figlio e tornare a pattinare».

11 febbraio 2026 ( modifica il 11 febbraio 2026 | 09:36)