C’è chi lo beve quasi ancora ad occhi chiusi e chi lo trasforma in una pausa di relax di metà mattina, chi lo preferisce rigorosamente amaro e chi non sa proprio rinunciare allo zucchero. Il caffè e sempre più spesso anche il tè sono due compagni costanti delle nostre giornate. Ma adesso, oltre al piacere di gustarseli in un attimo di tranquillità, potrebbe aggiungersi un plus inaspettato: queste due bevande, sarebbero infatti in grado di aiutare il cervello a difendersi dal declino cognitivo e dalla demenza. Ma per ottenere questi benefici è fondamentale consumare le loro versioni “caffeinate”. 

IL MONITORAGGIO

Non si tratta dell’ennesima leggenda metropolitana, ma dei risultati di uno dei più grandi studi mai realizzato sull’argomento. Firmata dagli esperti dell’Università di Harvard (insieme a quelli del Massachusetts Institute of Technology e dell’Ospedale Mass General Brigham) pubblicata sulla rivista scientifica Jama, la ricerca ha interessato oltre 130.000 persone, seguite in media per una quarantina d’anni. I ricercatori americani hanno seguito a lungo questo grande numero di uomini e donne, monitorandone abitudini alimentari, consumo di tè e caffè e valutandone negli anni memoria e le funzioni cognitive. Un lavoro pazzesco, che ha fruttato un’enorme mole di dati, raccolti all’interno di due studi storici della ricerca stelle e strisce, il Nurses’ Health Study (condotto dal 1980 al 2023 su oltre 86 mila infermiere americane) e l’Health Professionals Follow-up Study (effettuato dal 1986 al 2023 su oltre 45 mila professionisti sanitari americani).

L’analisi di questi dati ha rivelato che bere 2-3 tazze di caffè (con caffeina) al giorno comporta una riduzione del 18% del rischio di demenza, rispetto a chi ne beveva poco o nulla. Benefici simili sono emersi anche per chi consumava 1-2 tazze di tè al giorno. I bevitori di caffè inoltre riferivano meno spesso un declino cognitivo soggettivo, in pratica quelle classiche “dimenticanze” sperimentate un po’ da tutti col passare degli anni. 

Al di là della percezione personale, anche ai test che esplorano memoria e funzioni cognitive, i bevitori di caffeina (o teina) presentavano punteggi mediamente migliori. Tutto ciò non è stato osservato nei consumatori di caffè decaffeinato o di tè deteinato. Insomma, l’elemento decisivo in chiave anti-demenza parrebbe essere proprio la caffeina. Ma c’è dell’altro. Caffè e tè sono bevande amiche del cervello, a prescindere dall’essere stimolanti. Contengono infatti sostanze bioattive come i polifenoli e gli antiossidanti che aiutano a contrastare infiammazione e stress ossidativo, due fattori fondamentali del deterioramento cerebrale.

LA PROTEZIONE

Gli effetti della caffeina sul sistema nervoso centrale nel breve termine sono noti da tempo: migliora l’attenzione e la vigilanza. Ma, se assunta con regolarità, potrebbe fare molto di più. Lo studio appena pubblicato suggerisce infatti un suo effetto protettivo a lungo termine sulle cellule del cervello. Anche se i meccanismi precisi sono ancora da definire.
Un consiglio che scaturisce da questa ricerca è che per sfruttare al meglio i benefici di queste due bevande, non serve strafare. La quantità giusta sembra essere 2-3 tazze di caffè al giorno o 1-2 tazze di tè. Oltre questa dose i ricercatori non hanno riscontrato benefici aggiuntivi.

L’ALIMENTAZIONE

Un’ulteriore buona notizia rivelata dallo studio è che caffè e tè proteggono dal declino cognitivo e dalla demenza anche le persone con familiarità, cioè con predisposizione genetica per queste condizioni. La caffeina insomma non si fa mettere i bastoni tra le ruote neppure dal Dna.
 Certo, ammettono gli autori, il caffè (o il tè) non sono una bacchetta magica, ma può rappresentare un alleato della prevenzione delle performance del nostro cervello, da aggiungere agli altri già noti: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, igiene del sonno adeguata (sia per quanto riguarda la qualità, che la quantità), mantenere relazioni sociali anche in età avanzata e stimolare costantemente il cervello (leggere, guardare la televisione, visitare una mostra, fare cruciverba o giochi enigmistici).

IL FILONE

Lo studio pubblicato su Jama si innesta sul filone di ricerca della prevenzione della demenza, condizione per la quale ad oggi esistono cure limitate e solo parzialmente efficaci, quando i sintomi sono già evidenti. 


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