Testa di Buddha.

L’ingresso al piano terra. Coppia di poltrone vintage. Coppia di vasi in terracotta smaltati verde, dell’Impruneta. Gueridon laccato nero di Chelini. Testa di Buddha in pietra. Lampadario in alabastro. Foto © Diego Laurino. Styling Paolo Dovichi

Un’eclettica wunderkammer

Questa casa in Toscana, racconta il progettista e proprietario, era stata utilizzata come ricovero durante la guerra, poi come magazzino e infine come laboratorio di pittura di canne da pesca. «Era stata molto maltrattata», racconta Davini. L’architetto salva molti elementi d’epoca, come alcuni pavimenti e porte antiche, e la scala in pietra, alla quale ridona un corrimano in legno che era stato eliminato. Rifà i bagni e la cucina e recupera l’anima del luogo. Seminato e pietra d’Istria a terra, ma anche parquet a spina italiana. Giallo, verde, rosso, blu tanti sono i coori che sceglie per le pareti, e tantissimi gli oggetti e arredi che inserisce. Una personalissima wunderkammer di un uomo colto e appassionato. «Una sfida e un divertimento armonizzare stili diversi, ma amo dare vitalità alle case e alle cose, non senza una certa ironia. Ma ci sono poche cose a cui tengo qui dentro, gli oggetti vanno e vengono, spesso li utilizzo nei progetti. Eppure un elenco di oggetti d’affezione ce l’ha: l’antica figura di testa di cavallo in cotto, originale del 1800 nella veranda al piano terra, l’antica testa di figura femminile in pietra proveniente dall’India che è in una camera da letto, la lampada da tavolo color argento con conchiglie, di Flora e Fauna, firorentina anni ’70 nello studio al primo piano e la scultura in legno venuta dal mare e raccolta sulla spiaggia, a forma di aneglo, che si è messo nella camera padronale al secondo piano.