di
Dario Sautto

La madre del bambino: giocava, ora è attaccato ai macchinari. Sospesi due chirurghi. Oltre al trasporto, si indaga sull’intervento iniziato forse prima di ricevere l’organo

NAPOLI – «Mio figlio aveva una vita quasi normale, seguiva una cura farmacologica, giocava, mangiava regolarmente. Era a casa con noi. Poi, è arrivata la chiamata per il trapianto: adesso è ricoverato da settimane in coma farmacologico e rischia la vita». La madre di Francesco (nome di fantasia) racconta quel che è accaduto al suo piccolo di appena due anni e tre mesi, nato con una grave malformazione cardiaca. Il piccolo Francesco ha subito un trapianto di cuore, che è stato sostituito con un organo «bruciato», lesionato, reso inutilizzabile durante il trasporto perché conservato male a causa dell’uso di ghiaccio secco. Il cuore era partito da Bolzano, dove si trovava il piccolo donatore, per raggiungere l’ospedale Monaldi di Napoli, un’eccellenza nella sanità campana e nello specifico campo della trapiantologia.

A due giorni dal Natale — era il 23 dicembre scorso — si era riaccesa la speranza per la famiglia napoletana: Francesco avrebbe avuto un cuore nuovo che gli avrebbe garantito una vita più agevole per superare la sua cardiomiopatia. Se prima Francesco aveva una possibilità di sopravvivenza del 90% con il trapianto, ora che è attaccato a un macchinario ormai da 50 giorni e che un terzo cuore non è arrivato, le speranze sono ridotte al lumicino: è in coma farmacologico da settimane, ha avuto un’emorragia interna e alcuni organi — come il fegato — sono già compromessi.



















































«La cosa peggiore è che abbiamo saputo da giornali e tv quel che era accaduto — spiega la madre —, in ospedale ci avevano semplicemente riferito che il trapianto non aveva avuto un esito positivo. Invece, ora sappiamo che a Francesco hanno trapiantato un cuore che non funzionava». Il caso è stato sollevato dal quotidiano Il Mattino, ma negli ultimi due giorni sono emersi dettagli nuovi. Assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, i genitori di Francesco hanno sporto denuncia e nelle prossime ore presenteranno un’integrazione con ulteriori dettagli, certificati e documenti. I carabinieri hanno già acquisito la cartella clinica e altri documenti, mentre sono stati ascoltati alcuni testimoni. 

Sul caso indagano sia la Procura di Napoli che quella di Bolzano, per capire se ci siano state, o meno, delle responsabilità nello «spreco» di quel cuore e nella successiva operazione, forse anticipata. Il focus investigativo è su due aspetti: sul trasporto, che ha lesionato irrimediabilmente il cuore a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco e sull’operato dei medici a Napoli. Per ora l’indagine è nella fase conoscitiva e non ci sono ancora ipotesi di reato.

«Faremo di tutto per ricostruire l’intero percorso e individuare eventuali responsabilità», afferma da parte sua l’azienda sanitaria esprimendo «vicinanza e solidarietà alla famiglia del piccolo paziente». Ieri mattina sono arrivate le prime due decisioni nell’ambito dell’inchiesta interna in corso, parallela alle indagini degli inquirenti. Innanzitutto, sono stati sospesi dall’attività di trapianto, ma restano regolarmente in servizio all’ospedale Monaldi, i due chirurghi che hanno fatto parte dell’équipe che ha trapiantato il cuore «bruciato» al bambino. Inoltre, per il momento l’azienda ospedaliera ha deciso di sospendere in via cautelativa le nuove candidature per i trapianti pediatrici. Tutto ciò in attesa di approfondimenti specifici per capire se ci siano state delle responsabilità mediche, se siano state seguite le procedure previste in questi casi, se tutto sia stato fatto secondo le direttive per i trapianti pediatrici. Il Monaldi, infatti, resta tra i principali poli campani per i trapianti, con un incremento delle segnalazioni del 46% e il record per quanto riguarda il fegato, passato in un anno da 47 a 81 trapianti. Per il cuore, invece, nel 2025 sono stati 24 i pazienti trapiantati rispetto ai 20 dell’anno precedente.

Nel frattempo, il futuro di Francesco resta appeso a un filo: il suo nome è ancora nella lista europea dei trapianti ma si attende di sapere se sarà ancora possibile per lui ricevere un nuovo organo visto che per le funzioni vitali resta attaccato a un macchinario.


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11 febbraio 2026 ( modifica il 11 febbraio 2026 | 09:54)