di
Simona Marchetti

A 32 anni di distanza dalla scomparsa del cantante, un team di esperti ha analizzato i materiali dell’autopsia e della scena del crimine, confutando la tesi di polizia e medico legale (che però per ora non vogliono riaprire il caso)

All’epoca – era il 5 aprile 1994 – il medico legale della contea di King stabilì che Kurt Cobain era morto a 27 anni nella sua casa di Seattle per una ferita da arma da fuoco autoinflitta (nello specifico, un fucile da caccia Remington modello 11 calibro 20), archiviando il caso come suicidio. A distanza di 32 anni, un team non ufficiale di scienziati forensi del settore privato ha però contestato la versione ufficiale e, dopo aver coinvolto nella loro indagine Brian Burnett (che aveva già lavorato su casi di overdose seguiti da traumi da arma da fuoco) e aver analizzato i materiali dell’autopsia e della scena del crimine, è arrivato a sostenere che in realtà il frontman dei Nirvana sia stato ucciso.

Nell’articolo che hanno pubblicato – e che era stato precedentemente sottoposto a revisione paritaria attraverso il processo editoriale dell’International Journal of Forensic Science – gli specialisti hanno evidenziato dieci elementi di prova, secondo i quali Cobain sarebbe stato affrontato da uno o più aggressori che prima lo avrebbero costretto a un’overdose di eroina per renderlo inabile, e poi gli avrebbero sparato alla testa. Solo a quel punto gli avrebbero messo l’arma tra le braccia e avrebbero lasciato un biglietto d’addio falso. 



















































«Ci sono elementi, nell’autopsia, che fanno pensare che questa persona non sia morta rapidamente, a causa di un colpo d’arma da fuoco. La necrosi del cervello e del fegato si verificano in caso di overdose, non in caso di morte per arma da fuoco», ha sottolineato la ricercatrice Michelle Wilkins al “Daily Mail”, in riferimento ai danni agli organi causati dalla mancanza di ossigeno. Quanto alla scena del crimine, il nuovo rapporto forense ha rilevato che le maniche del cantante erano arrotolate e che il kit per l’eroina (contenente siringhe tappate, cotton fioc e pezzi di eroina più o meno della stessa dimensione) è stato trovato a diversi metri di distanza. 

«Dovremmo credere che abbia tappato gli aghi e rimesso tutto a posto dopo essersi iniettato tre volte?», ha continuato Wilkins, che poi aggiunge, sarcasticamente: «È proprio quello che si fa quando si sta morendo». «I suicidi», dice, «di norma sono un disastro, e questa era una scena molto pulita». 

Durante le indagini, la polizia aveva ribadito che Cobain si era iniettato una quantità di eroina 10 volte superiore al normale, cosa che avrebbe potuto fare anche un forte consumatore di eroina. Ma l’autopsia ha evidenziato la presenza di liquido nei polmoni, un’emorragia oculare e danni al cervello e al fegato, che sarebbero però insoliti per una morte rapida da arma da fuoco, ma comuni nei decessi per overdose di eroina, che causano respiro lento e basso flusso sanguigno. 

«Sta morendo di overdose, quindi riesce a malapena a respirare, il sangue non pompa molto e questo significa che il cervello e il fegato non ricevono ossigeno e stanno morendo», ha detto ancora l’esperta, sollevando poi altri dubbi sulle dimensioni e sulla pesantezza dell’arma («immaginate che sia in coma e stia morendo, potete vedere quanto è grande il fucile, pesa quasi due chili e mezzo…») nonché sull’assenza di schizzi di sangue sulla mano di Cobain («se guardate le foto dei suicidi con arma da fuoco, sono brutali. Non esiste universo in cui quella mano non debba essere coperta di sangue»).

Non solo, le tracce ematiche sul fondo della camicia avrebbero spinto il team a ritenere che il corpo del cantante possa essere stato spostato. Quanto al presunto biglietto d’addio, secondo la loro analisi sarebbe falso. «La parte superiore del biglietto è stata scritta da Kurt. E lì non c’è nulla a proposito del suicidio. Fondamentalmente parla solo di lasciare la band – ha spiegato Wilkins – . Poi ci sono quattro righe in basso e sono scritte in modo diverso… il testo è un po’ diverso. È più grande, sembra più scarabocchiato». 

Nonostante queste osservazioni, al momento le autorità competenti si sono rifiutate di riaprire il caso

«L’ufficio del medico legale della contea di King ha collaborato con le forze dell’ordine locali, ha condotto un’autopsia completa e ha seguito tutte le procedure per giungere alla conclusione che la morte fosse un suicidio – ha fatto sapere un portavoce dell’ufficio del medico legale al tabloid britannico – . Il nostro ufficio è sempre aperto a rivedere le proprie conclusioni qualora venissero alla luce nuove prove, ma finora non abbiamo riscontrato nulla che giustifichi la riapertura di questo caso e la nostra precedente determinazione di morte». 

Stessa posizione anche al dipartimento di polizia di Seattle. «Il nostro detective ha concluso che Cobain si è suicidato – ha detto il portavoce – e questa è la versione che il dipartimento continua a sostenere». Gli esperti forensi però non ci stanno. «A me sembra che qualcuno abbia messo in scena un film. E che volesse convicere lo spettatore del suicidio di Cobain»,  ha concluso Wilkins. «Ma se sbagliamo, dimostratecelo».

11 febbraio 2026 ( modifica il 11 febbraio 2026 | 13:48)