Dl Ucraina: 19 odg in Aula, torna stop armi da Futuro nazionale, M5S e Avs
Sono 19 gli ordini del giorno presentati al decreto Ucraina, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Tre sono a firma Futuro nazionale, otto del M5S, quattro di Azione e quattro di Avs. Lo stop all’invio di armi a Kiev, contenuto prima negli emendamenti presentati al testo, torna ora sotto forma di diversi ordini del giorno, a firma dei vannacciani di Futuro Nazionale Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Emanuele Pozzolo e di M5S e Avs. I pentastellati, tra le altre cose, chiedono anche maggiore «trasparenza» e «il pieno controllo parlamentare delle eventuali future autorizzazioni» attraverso la «declassificazione» degli atti, mentre Avs chiede un impegno al Governo per «rivedere la posizione assunta dal Governo italiano in occasione della Dichiarazione finale del vertice Nato dell’Aja, gli scorsi 24 e 25 giugno, che impegna i Paesi aderenti all’Alleanza Atlantica ad investire il 5 per cento del PIL per spese relative alla difesa e alla sicurezza entro il 2035, al fine di utilizzare le risorse per investimenti nella sanità pubblica, nella contrasto alla povertà, al cambiamento climatico, alla ricerca e scuola». Azione, tra le altre cose, impegna invece il Governo «a confermare senza alcuna ambiguità, e fin quando ve ne sarà necessità, la linea politica descritta dal Ministro della difesa secondo cui la cessione all’Ucraina di equipaggiamenti, materiali e mezzi di natura militare rappresenta una assoluta priorità nel contesto del conflitto in corso e, nel medio-lungo periodo, per il rafforzamento della capacità di deterrenza dell’Ucraina». In particolare i tre odg presentati dai vannacciani Sasso, Ziello e Pozzolo impegnano il Governo «a interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell’Ucraina; desecretare le liste del materiale militare precedentemente inviato; destinare le risorse conseguenti dal relativo risparmio di spesa al rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine al fine di innalzare i livelli di sicurezza per i cittadini italiani»; «disporre la cessazione dell’invio di armi, mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina, chiarendo che tale orientamento non costituisce una resa né un arretramento politico o strategico, ma un atto responsabile e consapevole volto a favorire la de-escalation del conflitto, a rafforzare gli sforzi diplomatici internazionali e a incentivare tutte le parti coinvolte a un confronto negoziale credibile; considerare la possibilità di proseguire il sostegno all’Ucraina attraverso strumenti economici, finanziari, umanitari e di cooperazione civile, con esclusione chiara e inequivocabile di forniture di armamenti, nell’ipotesi in cui si avvii, entro un termine ravvicinato nel corso dell’anno, un concreto percorso di pace tra l’Ucraina e la Federazione russa; mantenere e favorire relazioni positive e cooperative con lo Stato ucraino, promuovendo, successivamente alla cessazione del conflitto, specifiche partnership bilaterali nei settori dell’università, della sanità e dell’energia, quali ambiti prioritari per la ricostruzione, la resilienza sociale e lo sviluppo sostenibile; proseguire e rafforzare l’impegno dell’Italia nelle sedi internazionali e multilaterali, al fine di incentivare un’intensificazione degli sforzi diplomatici verso tutte le parti coinvolte, con l’obiettivo di giungere a una pace giusta, possibile e duratura; farsi parte attiva nel promuovere un coinvolgimento della Santa Sede, anche attraverso forme di cooperazione e partenariato istituzionale, al fine di favorire iniziative di dialogo, inclusa l’interlocuzione con le Chiese ortodosse, e sostenere la convocazione, in un breve lasso di tempo, di una conferenza di pace che contribuisca alla cessazione del conflitto in Ucraina; a riferire periodicamente al Parlamento sull’evoluzione del quadro politico-diplomatico e sull’attuazione degli indirizzi assunti, con particolare riguardo alla distinzione tra aiuti civili e militari»; «prevedere la cessazione dell’invio di armi, mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina, precisando che tale scelta non costituisce un arretramento politico o strategico, ma un atto responsabile finalizzato a favorire una riduzione delle tensioni e un rafforzamento degli sforzi diplomatici; garantire la prosecuzione del sostegno all’Ucraina attraverso aiuti civili, umanitari, economici e di cooperazione, escludendo in modo chiaro e inequivocabile il conferimento di armamenti; destinare prioritariamente i risparmi di spesa derivanti dalla cessazione delle forniture militari all’Ucraina al rafforzamento della sicurezza nazionale e al potenziamento delle Forze armate italiane, con particolare riferimento all’ammodernamento dei mezzi, alla formazione del personale, alla difesa del territorio e alla tutela delle infrastrutture strategiche; proseguire l’impegno dell’Italia nelle sedi internazionali e multilaterali per favorire una soluzione politica e negoziata del conflitto, sostenendo iniziative volte a una pace stabile e duratura; riferire periodicamente al Parlamento sull’attuazione delle eventuali misure adottate e sull’utilizzo delle risorse risparmiate, assicurando la massima trasparenza nella distinzione tra spese per aiuti civili e spese per finalità militari».