di
Andrea Laffranchi
Il cantautore in gara per la seconda volta con «Stupida sfortuna»
E chi l’ha detto che i cantautori debbano aver attraversato per forza una fase di rifiuto snob di Sanremo? «Io ho seguito anche le edizioni bollate come “roba da vecchi”. È un appuntamento che collego alla mia famiglia. Non c’è stata sera in cui con i miei genitori e mio fratello maggiore non si sia visto un film tutti insieme, tranne nella settima del Festival». Fulminacci, cantautore romano 28 enne, torna a Sanremo per una seconda volta che ha il sapore del debutto. La prima fu con «Santa Marinella» nel 2021: «Quello senza pubblico… Sentivo la tensione perché quella te la danno le telecamere. Mancava però il calore, non potendo vedere reazioni sulle facce del pubblico non misuri la temperatura di ciò che stai facendo»
La canzone in gara, «Stupida sfortuna» è nata un anno e mezzo fa. «Ha tematiche relazionali e vagamente autobiografiche. Arriva dopo aver chiuso una relazione di 7 anni. A volte succede che certe cose capitino nel momento sbagliato e che la fine di una relazione possa essere imputata più che a motivi tangibili alla sfortuna, a un allineamento di circostanze. L’ho scritta con Golden Years il primo giorno in cui ci siamo incontrati. Siamo entrati in sintonia e gli ho affidato la produzione dell’album».
Titolo che gioca con l’ironia, «Calcinacci», uscita prevista il 13 marzo. «È un disco di solitudine, i calcinacci indicano macerie ma anche ricostruzione». Se la sfortuna è stupida, per Fulminacci la fortuna «spesso non la si nota e si nasconde negli accadimenti piatti più che nei picchi della vita».
Nella serata delle cover proporrà «Parole parole» nella versione di Mina e Alberto Lupo in coppia con Francesca Fagnani. «Un attore avrebbe reso tutto serio mentre quella versione storica era piena di ironia. Francesca è un raro esempio di popolarità coniugata con l’eleganza, di dignità e mainstream. Quello che piace fare anche a me». Copiamo la domanda della giornalista: che belva si sente? «Un procione: simpatico, con la mascherina tipo Robin, si immobilizza quando viene sorpreso». E se venisse sorpreso dalla vittoria? «Non lo so. Ho pensato a quello che farei se perdessi in finale: vorrei portare un grembiule e togliermelo come a Masterchef. Oppure arrabbiarmi e fare quello che rosica. Credo non ci sia nulla di male a rimanerci male». Levante ha lanciato il boicottaggio di Eurovision per la presenza di Israele: «Ci sono vari modi fare o non fare, non ho ancora una risposta chiara ma so che l’obiettivo non deve essere non fare brutta figura ma fare del bene».
11 febbraio 2026
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