di
Francesca Monti
Il piano che «assicura» il capitale con il 70% di corporate e il 30% sui listini può funzionare ancora quest’anno. Ecco come
L’equilibrio prudente tra Borsa e obbligazioni porterà buoni risultati anche nel 2026? Negli ultimi 12 mesi ha offerto il 7,6% e nei due scenari migliori per i prossimi 12 potrebbe continuare a generare performance soddisfacenti comprese tra il 4,5 e il 7,7%. Ecco il bilancio e la prospettiva statistica del portafoglio bilanciato che L’Economia del Corriere aveva analizzato un anno fa. Il suo obiettivo era quello di catturare con il 70% buona parte del rendimento delle obbligazioni societarie di qualità in euro e di partecipare, con il restante 30%, al potenziale rialzo dell’azionario continentale. Una soluzione che avrebbe permesso di navigare in modo abbastanza fluido in un primo semestre del 2025 contrastato sui mercati finanziari e una seconda parte dell’anno più dinamica. Da inizio 2025 ai primi di marzo, sulla scia di una buona intonazione delle Borse europee, il portafoglio ha registrato un rialzo di quattro punti. Poi una prima lieve correzione dei listini per l’acuirsi delle tensioni geopolitiche riduceva il rendimento al +1,8% per poi riprendersi fino a +4,4% alla vigilia delle dichiarazioni di Trump che imponeva i dazi ai partner commerciali. Poi, dal 2 al 9 aprile, listini azionari in sensibile correzione trascinano in territorio negativo (-2,2%) il rendimento del portafoglio. Infine una crescita quasi lineare fino al +7,6% di fine dicembre 2025.
La composizione del portafoglio
E adesso? Gli investitori in cerca di un guadagno con rischi contenuti possono ancora puntare sui rendimenti nel reddito fisso, che restano su livelli sostenuti, e in parte sull‘azionario Europa che rimane conveniente rispetto ai listini Usa. Con queste due asset class è possibile allestire un portafoglio bilanciato a capitale quasi protetto sulla distanza di quattro anni tramite gli Etf, i fondi passivi a basso costo che replicano panieri di bond e di azioni. In pratica, il 70% è impiegato in Etf corporate bond euro con scadenza 1-5 anni che permettono di sfruttare i rendimenti delle obbligazioni societarie della zona euro attualmente intorno al 3,2%. Si tratta di scadenze a breve e medio termine che non dovrebbero subire importanti variazioni in caso di peggioramento dello scenario e che, addirittura, potrebbero offrire più del 4% se i tassi dovessero scendere bruscamente grazie alla rivalutazione in conto capitale dei titoli. Il restante 30% del portafoglio va invece impiegato in un Etf azionario Europa che consente di partecipare all’andamento delle Borse del Vecchio Continente con una limitata esposizione al rischio di cambio.

Gli scenari da tenere d’occhio
Ma quale rendimento potrebbe offrire un portafoglio bilanciato prudente di questo tipo? Se l’inflazione si stabilizzasse intorno al 2%, e la crescita annua dell’Europa fosse intorno all’1%-1,5% (in linea con le ultime stime Bce), con una politica monetaria in grado di sostenere una crescita moderata dei profitti aziendali, si potrebbe ricavare il 19,1% da qui al 2029, il 4,5% annuo composto. L’ipotesi di rendimento per l’azionario Europa potrebbe essere come quella sperimentata tra il 2013 e il 2017, pari al 32,2% complessivo e al 7,2% annuo composto. Invece, in uno scenario in cui i prezzi al consumo tornano a mordere con le banche centrali costrette ad alzare i tassi spingendo l’economia in forte recessione, i profitti aziendali andrebbero in sofferenza. La performance dell’azionario Europa potrebbe assomigliare a quella dei quattro anni che vanno dal 30 giugno 2007 al 30 giugno 2011 in cui i listini del Vecchio Continente registrarono una perdita del 22,2%: il portafoglio bilanciato prudente riuscirebbe comunque a rivalutarsi nei prossimi 4 anni del 2,7%, lo 0,7% annuo composto.
In equilibrio tra diverse variabili
Affinché il portafoglio bilanciato valga ancora 100 dopo 4 anni, senza nè guadagni né perdite, l’azionario Europa dovrebbe accusare un arretramento del 30% nel quadriennio. Una possibilità sperimentata tre volte nelle precedenti quattro grandi crisi dei mercati azionari Europa: nel novembre 2011 (meno 35,2%, crisi del debito sovrano dell’Eurozona), nel marzo 2003 (-38,5% con la lunga crisi post bolla dot-com e del successivo attentato alle Torri Gemelle di New York) e nel marzo 2009 (-33,4%, grande crisi finanziaria globale scatenata dal fallimento di Lehman Brothers) ma non a marzo 2020 (-8,1% il minimo toccato con lo scoppio della pandemia da Covid-19). E se invece lo scenario fosse molto positivo con l’inflazione sotto controllo e tassi in discesa significativa con un forte stimolo alla crescita? I profitti avrebbero uno slancio e il sentiment sosterrebbe i listini come tra il 30 novembre 2003 al 30 novembre 2007, quando il rendimento dell’azionario Europa fu del +83,4%. Un contesto nel quale il portafoglio bilanciato prudente riuscirebbe a registrare una performance complessiva quadriennale del 34,4%, 7,7% annuo composto.
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11 febbraio 2026
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