di
Giusi Fasano

Le immagini scattate dentro il locale della strage di capodanno in Svizzera costato la vita a 41 persone

Sui tavoli le bottiglie di champagne annerite dal fumo sono ancora nei secchielli. In un’immagine si vede in primo piano un telefonino ancora collegato al filo che lo stava caricando. In un’altra spicca il bianco di una scarpa in mezzo a tutto il resto indefinito e scuro. Negli angoli più devastati dal fuoco non c’è distinzione fra muro, mensole, divani, sedie, oggetti vari: tutto nero come il fumo denso che quella notte invase l’aria di Crans Montana e i polmoni di chi aspettava l’anno nuovo al Constellation.

Nel faldone numero 6 del nuovo dossier sulla strage di Crans ci sono 40 fotografie scattate dagli inquirenti nei giorni 1 e 2 gennaio. E fa un certo effetto sfogliarle, perché è impossibile non immaginare l’orrore vissuto da quei ragazzi mentre cercavano una via di fuga per respirare, per vivere.



















































Fra gli scatti ce n’è uno che è il simbolo di tutto quel che è andato male, in questa storia di negligenze e di morte. È la foto della porta forzata dai primi soccorritori. Era chiusa con un chiavistello e dietro quella barriera c’erano i corpi di alcuni dei 41 ragazzi morti

Fra loro anche Cyane, che il mondo ha imparato a conoscere come la ragazza con il casco. Forse respirava ancora, forse era solo l’impressione di chi l’ha soccorsa. Cyane è morta mentre provava ad aprire quella porta. Che, è vero: non era la porta di sicurezza ma un ingresso usato dai fornitori, però avrebbe potuto comunque salvare molte vite. Jaques Moretti, il patron del Constellation, giura che era sempre aperta. Sempre. Salvo quella notte.

11 febbraio 2026 ( modifica il 11 febbraio 2026 | 21:08)