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Meloni, «ricetta condivisa» con Merz. Ma rimane il dialogo Roma-Parigi
IItalia

Meloni, «ricetta condivisa» con Merz. Ma rimane il dialogo Roma-Parigi

  • 12 Febbraio 2026

di
Marco Galluzzo

La premier: siamo tutti nella stessa barca. E Palazzo Chigi studia il maxi vertice di Tolosa

DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES – Quando oggi Giorgia Meloni, insieme al cancelliere tedesco e al premier belga, farà gli onori di casa nell’accogliere i colleghi alla riunione informale sulla competitività che precede il Consiglio europeo, non potranno non emergere tutte le distanze del momento con Emmanuel Macron. Il presidente francese dovrebbe essere presente, anche se nei giorni scorsi ha avanzato una ricetta diversa da quella di Roma e Berlino. E se la sua partecipazione potrebbe enfatizzare alcune divergenze, di sicuro servirà anche a dimostrare che alcuni schemi si possono smontare con la stessa facilità con cui vengono costruiti.

Lo spirito con cui la premier è arrivata ieri notte a Bruxelles non è infatti quello di dividere, o di enfatizzare, un’iniziativa strategica con Berlino a scapito di altri. «Siamo tutti nella stessa barca e tutti puntiamo allo stesso risultato», è lo stato d’animo della presidente del Consiglio, alla vigilia di un appuntamento che servirà a tutti gli Stati membri, anche nelle due sessioni di domande e risposte che avranno con Mario Draghi ed Enrico Letta, per cercare di trovare punti di convergenza, percorsi costruttivi e inclusivi. Nei quali al massimo Meloni rivendica la «centralità» di Roma.



















































Non c’è dubbio che in questo momento Meloni e Merz viaggino sulla stessa lunghezza d’onda, almeno su una visione condivisa per rilanciare l’economia europea. Ne fanno fede i documenti sottoscritti, così come la distanza che entrambi professano rispetto al progetto di marca francese che riguarda il rafforzamento dell’industria dell’Unione. A Parigi, in quell’Industrial Accelerator Act confezionato dal commissario voluto da Macron, Stéphane Séjourné, la filosofia portante è quella del buy european: cercare di fare della preferenza di partner commerciali europei una regola per ogni acquisto.

Ma è un approccio che in Consiglio vede sia Roma sia Berlino schierate in modo diverso, perché — è la tesi a Palazzo Chigi — «bisogna proteggere anche alleanze commerciali e partner strategici che sono fuori dall’Unione». Va dunque bene «comprare europeo», come vuole Parigi, ma non sino al punto da farne un mantra.

E se la distanza più grande in questo momento è sui finanziamenti per rilanciare la competitività dell’Unione, non c’è dubbio che i documenti stilati da Roma e da Berlino sono stati sin qui reticenti: chi paga le riforme? Chi paga, e con quali soldi, la trasformazione dell’industria digitale, la creazione di una catena dell’Ai, gli investimenti enormi che devono essere fatti in diversi settori, come chiede Mario Draghi. Macron ha proposto il debito europeo come ricetta, Berlino ha detto di no, Meloni non ha preso posizione.

Proprio in un quadro tanto frammentato, in queste ore, a Palazzo Chigi come alla Farnesina, stanno definendo i dettagli di quella che potrebbe apparire come una notizia stonata, e che invece riporta su un binario più realistico i giudizi sulle alleanze fra le capitali: il 9 e 10 aprile, a Tolosa, si terrà il primo grande vertice fra Italia e Francia, alla presenza dei due governi quasi al completo, un evento frutto di quel Trattato del Quirinale che durante il governo Gentiloni sposò Roma e Parigi come partner strategici, ricalcando i capisaldi degli accordi che da decenni scandiscono il rapporto franco-tedesco.

L’occasione non sarà solo una sfilata, le aziende italiane e francesi Leonardo, Thales e Airbus sono pronte a siglare e lanciare il progetto Bromo, un programma di avvicinamento delle loro attività satellitari volto a costruire un campione europeo. «Quel giorno magari si dirà che rinasce un asse fra Parigi e Roma, ma la verità è che in una fase turbolenta di transizione — riassumono a Palazzo Chigi — alcune letture sono desuete, tutti cerchiamo una ricetta condivisa».

È anche questo il messaggio che nel castello delle Fiandre che ospiterà il Consiglio, Meloni lancerà ai colleghi. Mentre alcune imprese sembrano andare più veloci degli Stati membri: se oggi sono due i progetti militari di punta per un carrarmato di nuova generazione, uno franco-tedesco, l’altro italo-tedesco, non è miraggio l’indiscrezione che si raccoglie in ambienti di governo. È solo un’ipotesi, ma sul tappeto nel dialogo fra governi e aziende private: alla fine tutti potrebbero fare un passo indietro e uno avanti e sviluppare un solo progetto, con sponsor Berlino, Roma e Parigi.


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11 febbraio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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