di
Vincenzo Brunelli

L’erede della contessa Matilde Guelfi Camaiani, Stefano Guelfi Camaiani, ha presentato una querela penale per diffamazione: «Mia zia rappresentata con problemi psichiatrici ed economici»

Non si è fatta attendere a lungo la risposta del regista Paolo Virzì a chi ha denunciato sia in sede civile sia in sede penale le società che hanno prodotto e distribuito il suo ultimo film “Cinque secondi”, la Greenboo Production srl e la Indiana Production srl. 

Un post sui social del regista toscano ha stigmatizzato le azioni legali mosse, a suo dire, da un risentimento di tipo personale. Con sarcasmo e un pizzico di ironia livornese, Virzì scrive infatti sul suo profilo Instagram: «Mi dispiace che il signor Guelfi Camaiani, che scopro essere vicepresidente dell’Istituto del Sacro Romano Impero, nonché redattore dell’Albo d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili Europee, si sia sentito disonorato perché un mio personaggio immaginario avrebbe lo stesso nome di una sua zia Matilde defunta nel 1930. Mi scuso di nuovo molto con lui, e però ringrazio di cuore tutti gli Adriano Sereni e le Beatrice Morandini, i Piero Mansani e le Susi Susini, i Giancarlo Jacovoni e le Marisa Mazzalupi che esisteranno senz’altro e dei quali ignaro ho utilizzato nomi e cognomi ma che per fortuna non si sono sentiti offesi». 



















































L’erede della contessa Matilde Guelfi Camaiani, Stefano Guelfi Camaiani, ha infatti presentato una querela penale per diffamazione che è attualmente al vaglio della magistratura fiorentina, e ha anche avviato un procedimento giudiziario civile per richiedere il blocco della diffusione del film e un cospicuo risarcimento danni. 

Il primo round se lo è aggiudicato Virzì insieme alle due società perché il Tribunale di Firenze non ha concesso il provvedimento d’urgenza del blocco della pellicola anche se il processo proseguirà nelle prossime settimane nel merito della vicenda. Per l’erede il film di Virzì è offensivo nei confronti della sua famiglia, un’antica casata nobiliare toscana, e di sua zia Matilde che «nel film è rappresentata come una nobile decaduta, coinvolta in vicende di dissesto finanziario, uso di droga, reati, suicidio e problemi psichiatrici».

L’erede ha chiesto anche i danni per «lesione del diritto alla propria identità personale e alla riservatezza della propria esistenza e storia anche familiare». A suo dire non c’era affatto bisogno ai fini artistici di usare il nome e il cognome della zia in un’opera di fantasia e liberamente ispirata ad altre persone. «Doveva usare nomi di fantasia – ha affermato Stefano Guelfi Camaiani – e non quello reale di mia zia descritta in modo falso e negativo, oppure il nome della persona a cui si è ispirato, e lui lo sapeva perché ci siamo sentiti per telefono e glielo avevo detto prima di finire in Tribunale». 


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11 febbraio 2026