È un vero e proprio incubo quello che stanno vivendo i 110 lavoratori della Ubisoft di Assago, costretti a tornare a lavorare in presenza cinque giorni su cinque, anche se molti di loro vivono in altre città o addirittura fuori regione. Per questi dipendenti, trovare una casa a Milano o in provincia, con il caro-affitti che caratterizza il mercato immobiliare, è praticamente proibitivo. Per questo motivo, da ieri e per tre giorni consecutivi, è stato proclamato uno sciopero che interessa tutti i siti europei della multinazionale francese, in una mobilitazione che supera i confini nazionali e assume un valore simbolico importante nel dibattito sul futuro del lavoro e dello smart working.

Senza preavviso: si torna in ufficio
Dopo anni di alternanza tra lavoro in presenza e lavoro da remoto, la doccia fredda è arrivata d’oltralpe, direttamente dalla direzione centrale dell’azienda. Senza alcun preavviso, è stato infatti comunicato l’ordine di rientro obbligatorio in ufficio per tutti, cinque giorni su cinque, cancellando di fatto un modello organizzativo che aveva funzionato e che aveva permesso a molti dipendenti di costruire un equilibrio tra vita privata e professionale. Ubisoft, multinazionale francese attiva in Europa e nel mondo, è una delle aziende leader nello sviluppo e nella distribuzione di videogiochi.
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Lavoratori specializzati spesso da fuori Milano
In Italia conta 110 dipendenti che fanno capo al sito di Assago. Si tratta in gran parte di lavoratori giovani, altamente specializzati, con competenze tecniche e creative di alto livello, spesso difficili da reperire sul mercato. Molti di loro non risiedono né a Milano né in Lombardia: una situazione resa sostenibile proprio dall’organizzazione dell’attività lavorativa, che negli ultimi anni prevedeva una consistente quota di lavoro da remoto. Tra sindacato, rappresentanti dei lavoratori e il gruppo dirigente di Ubisoft Italia, in questi anni erano stati costruiti percorsi di confronto e decisione condivisi, con l’obiettivo di garantire all’impresa il massimo livello di professionalità e ai lavoratori soluzioni concrete di conciliazione e sostenibilità del lavoro. Un equilibrio che ora rischia di saltare.
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I sindacati
“È chiaro – dichiara Andrea Rosafalco della Fiom di Milano – che una decisione come questa, presa senza alcun preavviso, mette in difficoltà moltissimi lavoratori. Per questi è impensabile trasferirsi di punto in bianco in una città diversa, a maggior ragione in una città come Milano, dove i costi degli alloggi sono proibitivi, senza parlare dello stravolgimento degli equilibri familiari e personali di vita”. Secondo il sindacato, non si tratta semplicemente di una riduzione dello smart working, ma di un vero cambio di paradigma che rischia di compromettere la stessa filosofia del lavoro in Ubisoft. “Oggi – prosegue Rosafalco – non abbiamo più a che fare con un tentativo di riduzione del lavoro da remoto, quanto piuttosto con una scelta che contraddice il senso stesso del lavoro delle persone Ubisoft: un lavoro fondato su creatività, autonomia e condivisione degli obiettivi all’interno dei team”.

Il presidio dei lavoratori Ubisoft nella sede di Assago
Sulla stessa linea Andrea Tortelli della Fiom: “Se la scelta del Ceo fosse portata fino in fondo, molti lavoratori sarebbero costretti a lasciare il proprio impiego. Le prospettive e l’esistenza stessa del sito milanese sarebbero seriamente messe a rischio”.
“Questo – conclude Tortelli – è uno sciopero che supera i confini e che unisce i lavoratori: una cosa straordinaria, che ci dà forza e dimostra quanto il tema del lavoro flessibile sia ormai centrale nella vita delle persone”.
La protesta
E ieri, ad Assago, nei pressi della sede Ubisoft a Milanofiori Nord, erano in tanti a manifestare con cartelli, bandiere e fischietti. I lavoratori chiedono rispetto, dialogo e soluzioni sostenibili, nella convinzione che il futuro del lavoro non possa essere costruito con decisioni calate dall’alto, ma solo attraverso il confronto e la partecipazione.