Il piano immobiliare nazionale della Rai, che include la possibile alienazione di una serie di sedi regionali, è stato oggetto di un incontro tra i sindacati e i vertici aziendali che si è svolto il 2 febbraio scorso. Tra le sedi interessate dall’operazione, come noto da tempo, c’è Palazzo Labia a Venezia, in campo San Geremia. L’azienda, come spiegato dalla Slc Cgil in una nota, ha confermato che la vendita dei beni (Sempione, sedi di Genova, Firenze, Venezia) «avverrà in un unico pacchetto, che sarà conferito all’advisor scelto non prima della fine del 2026».

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Il progetto della Rai di lasciare gli spazi di Palazzo Labia, come detto, non è nuovo. L’ipotesi ha sempre trovato una forte opposizione da parte del comitato di redazione e dei sindacati, ma anche della cittadinanza in generale e di tutta la politica locale. Anche perché si tratta di un palazzo settecentesco ricco di capolavori artistici, una sede televisiva considerata tra le più prestigiose al mondo. Il ministero della cultura si è già detto pronto, eventualmente, a esercitare il diritto di prelazione per farne un museo.

In queste ore lo ripete l’assessore comunale al lavoro e sviluppo economico, Simone Venturini: «No alla vendita di Palazzo Labia, né ora né mai. Ancora una volta l’amministrazione comunale dichiara la propria contrarietà. Palazzo Labia è un bene prezioso per la nostra città. Ribadiamo ai vertici dell’emittente la nostra ferma opposizione, facendoci interpreti anche del voto unanime espresso dal Consiglio comunale negli scorsi anni. Non consentiremo operazioni speculative e difenderemo il lavoro e la professionalità dei giornalisti Rai».

Lo stesso concetto è affermato dagli esponenti dell’opposizione: «Parliamo di un edificio storico, punto di riferimento culturale e produttivo. Venezia non può permettersi di perdere un’altra funzione strategica», commenta Andrea Martella, candidato sindaco per il centrosinistra. Per Monica Sambo, consigliera e segretaria comunale del Pd, «la Rai deve restare a Venezia. Palazzo Labia non è soltanto un edificio di pregio: è un presidio di produzione culturale, informazione, lavoro qualificato e identità cittadina. Continuare a perdere funzioni significa impoverire il territorio».