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Redazione Online

La relatrice speciale dell’Onu ospite dell’Al Jazeera Forum, un panel di tre giorni sul Medio Oriente tenutosi a Doha

Sono di sabato le parole della relatrice speciale dell’Onu, Francesca Albanese, che hanno spinto una quarantina di deputati francesi del campo macroniano a chiederne le dimissioni dal suo ruolo alle Nazioni Unite. 

Albanese, ospite con un videomessaggio all‘Al Jazeera forum, un panel di tre giorni tenutosi a Doha e dedicato al Medio Oriente, dove erano ospiti anche il ministro degli Esteri iraniano Araghchi e il capo di Hamas all’estero Khaled Meshal, ha detto che Israele «è il nemico comune dell’umanità». Parole che hanno scatenato la disapprovazione del ministro degli Esteri francese Barrot, che poi ne ha chiesto le dimissioni dal suo ruolo di relatrice speciale dell’Onu, e le proteste di Israele che ha definito «assurda» la presenza di una rappresentante delle Nazioni Unite «su un palco insieme a terroristi le cui mani sono sporche di sangue».



















































L’intervento integrale di Albanese al forum di Al Jazeera

«Abbiamo trascorso gli ultimi due anni a osservare la pianificazione e la realizzazione di un genocidio, e il genocidio non è finito – esordisce Albanese -. Il genocidio, inteso come distruzione intenzionale di un gruppo in quanto tale, è ora chiaramente svelato; è stato nell’aria per molto tempo e ora è pienamente evidente. 

È stato difficile documentare il genocidio. Al Jazeera lo sa meglio di chiunque altro nel campo dei media, a causa di tutte le perdite che ha subito come testata, ma nessun altro popolo lo sa meglio dei palestinesi stessi. I palestinesi hanno continuato a narrare il diluvio di coscienza che si è abbattuto su di loro incessantemente.

Questa è una sfida: il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, protezione politica, sostegno economico e finanziario. È una sfida il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e pro-genocidio.

Allo stesso tempo, qui risiede anche l’opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta le sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune.

Il rispetto delle libertà fondamentali è l’ultima via pacifica, l’ultimo strumento pacifico che abbiamo per riconquistare la nostra libertà. Ma dobbiamo alzarci in piedi, dobbiamo fare la cosa giusta, tutti noi nella nostra sfera individuale: come avvocati, giornalisti, educatori, studenti, comuni cittadini a casa.

Tutti abbiamo un ruolo da svolgere e questo ruolo consiste nel cambiare le nostre abitudini: da ciò che scegliamo di comprare, consumare, leggere, a come ci poniamo di fronte al potere. Dobbiamo essere in grado di parlare apertamente, dobbiamo avere la forza di guardarci l’un l’altro e vedere i nostri fratelli e sorelle, e vedere in loro degli alleati.

In questo senso, penso che Al Jazeera abbia una sfida più grande di altri, perché deve rimanere fedele ai suoi valori fondamentali, fedele alla missione che l’ha resa nota in tutto il mondo: la sua capacità di produrre fatti reali e di marciare verso la giustizia con essi tra le mani.

Credo fermamente che la Palestina sarà libera. Credo che saremo tutti liberi perché oggi la coscienza dei diritti umani è troppo radicata nel mondo, dopo 80 anni di predicazione e insegnamento dei diritti umani. Ma dobbiamo agire e il momento è adesso. Quindi, per un 2026 di pieno impegno verso la responsabilità e la giustizia», conclude Albanese. 

11 febbraio 2026 ( modifica il 11 febbraio 2026 | 18:08)