Il 6 agosto 1623, proprio nel giorno in cui venne scelto come successore di Pietro, il nuovo Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, fece chiamare Gian Lorenzo Bernini (che non aveva neppure 25 anni) e gli parlò: “Gran fortuna è la vostra, o Cavaliere, di vedere Papa il Cardinal Maffeo Barberini, ma assai maggiore è la nostra, che il Cavalier Bernino viva nel nostro Pontificato”. “Maffeo Barberini, umanista, cultore della letteratura classica e poeta egli stesso, aveva intuito il talento di Bernini e decise di investire su di lui, per farne il nuovo Michelangelo. Dal loro sodalizio intellettuale e artistico fiorì il linguaggio del Barocco”, spiega Andrea Bacchi che con Maurizia Cicconi cura la mostra-evento su Bernini e i Barberini, aperta da oggi al 14 giugno proprio a Palazzo Barberini a Roma, sede delle Gallerie Nazionali di Arte antica. “A neppure sei mesi dalla chiusura della mostra su Caravaggio (che ha registrato più di 450mila visitatori, ndr), abbiamo voluto affrontare un’altra operazione molto complessa, riunendo da collezioni di tutto il mondo più di 70 opere di Bernini e del suo tempo: non solo sculture ma anche disegni, dipinti, bozzetti”, dice Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie.

Aveva buon “fiuto“ il cardinale Barberini. Già attorno al 1617, mentre il 19enne Gian Lorenzo Bernini stava lavorando con il padre Pietro alla cappella Barberini nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, Maffeo capì che quel ragazzo aveva capacità eccezionali, e acquistò il San Sebastiano che lui aveva scolpito. “Da allora – annotano i curatori – Barberini aiutò Gian Lorenzo a emanciparsi dalla bottega paterna”. Lasciando alle spalle il linguaggio di un manierismo elegante ma rigido, con Bernini la scultura si fece emozione, “capace di coinvolgere lo spettatore e fargli dimenticare di trovarsi di fronte a una pietra, a un sasso”, sorride Andrea Bacchi.

La mostra si apre proprio con gli esordi di Bernini accanto al padre, anche con lavori eseguiti insieme (come il bellissimo Putto con drago dal Getty Museum di Los Angeles), per poi approfondire la precocissima carriera di Gian Lorenzo, accompagnata dal suo mentore e committente. Quella fra Bernini e Barberini fu una “mirabile congiuntura”, per usare le parole di Galileo Galilei che tuttavia qualche anno dopo dovette scontrarsi proprio con Papa Urbano VIII che lo costrinse ad abiurare le sue tesi scientifiche. Di certo Maffeo Barberini decise di fare di Bernini un artista universale, non solo scultore, ma anche architetto e pittore, proprio come Michelangelo, “e nel 1623 affidò a Gian Lorenzo, giovanissimo, il compito di reinventare l’interno della basilica di San Pietro che era stata ricostruita e fu poi consacrata nel 1626, quattro secoli fa”, sottolinea Maurizia Cicconi. Bernini ideò il Baldacchino, un’opera senza precedenti, capace di fondere architettura, scultura e decorazione in un’unica macchina scenica, “Quator columnis non plus ultra”: in mostra documenti e bozzetti ne ricostruiscono la realizzazione. Gian Lorenzo seppe plasmare la solenne immagine pubblica di Urbano VIII, ritraeandolo nel marmo e nel bronzo (sono ben otto i busti allineati in una sala), ma anche in un dipinto più confidenziale.

Papa Barberini volle che Bernini lavorasse per lui in esclusiva. E si arrabbiò ferocemente quando seppe che stava scolpendo – a suon di soldoni – il busto di Thomas Baker, un gentiluomo della corte inglese: il ritratto fu comunque portato a termine, con profluvio di ricci, capricci e pizzi, e lo vediamo in mostra. L’unica opera che Bernini realizzò per se stesso, senza un committente, fu il busto di Costanza Piccolomini Bonarelli, con cui ebbe una relazione: nella scultura del 1636 (dal Bargello di Firenze) la ritrasse quasi discinta, in veste da camera, ma quando poi seppe che Costanza filava con suo fratello, la fece sfregiare da un servitore e fu uno scandalo. Papa Urbano VIII comunque fu clemente con il suo artista preferito, perdonò e assolse l’animoso Gian Lorenzo poi però lo costrinse a sposarsi e gli diede in moglie Caterina Tezio: per il principe degli artisti la donna più bella di Roma.