La triplice campionessa olimpica è ambasciatrice di Milano Cortina: “Valtellina fuori dalla cerimonia, che peccato. La staffetta per la fiamma? Non è polemica, ma uno si fa delle domande. E non c’erano Gabriella Paruzzi o i fondisti”
12 febbraio – 08:37 – CORTINA (BELLUNO)
Il legame con l’Olimpiade è forte e va oltre il tempo. È fatto di tre ori olimpici in tre diverse edizioni dei Giochi (più un argento, impresa non da tutti insomma), ma è fatto pure di una profonda cultura sportiva, un desiderio di promuovere e diffondere i valori che la competizione a cinque cerchi porta con sé. Anche per questo una leggenda dello sci come Deborah Compagnoni nel 2021 è stata chiamata dalla Fondazione Milano Cortina tra i primissimi ambassador di questa avventura italiana. Anche per questo (“e per il suo impegno a favore della comunità”), grazie anche alla Odv “Sciare per la Vita” che porta avanti dal 2002, Coca-Cola l’ha scelta assieme a Mahmood per lanciare il viaggio della fiamma in italia. Anche per questo il Coni ha voluto fosse lei, con Alberto Tomba, ad accendere il braciere olimpico a Milano.

Deborah Compagnoni
Tre ori alle Olimpiadi
Deborah Compagnoni è nata a Bormio il 4 giugno 1970. Ha vinto tre ori olimpici in tre Giochi diversi (superG 1992, gigante 1994 e 1998)
Quanto è stato emozionante?
“Molto, c’era tanta attesa. Abbiamo fatto diverse prove nei giorni precedenti, rigorosamente di notte, ci tenevamo a fare tutto bene. In realtà era un gesto molto semplice, ma se sai che ci sono più di 2 miliardi di persone a guardarti un po’ di effetto fa… In quel momento ho pensato che se ero lì, con quella fiaccola in mano, era grazie a tutto quello che ho fatto nella vita. Ho ripensato alle persone che mi sono state vicine, alle gare vinte, a quelle perse e agli infortuni, a tanti momenti del mio passato”.
Ripercorriamo quelle delle vittorie olimpiche?
“Considero tutte le mie medaglie importanti, anche se hanno sapori un po’ diversi, perché diversa era l’età. Alla prima Olimpiade, Albertville ’92, ero giovane, un po’ inesperta, ho vinto l’oro in superG in maniera piuttosto inaspettata e il giorno dopo mi sono fatta male al ginocchio. Due anni dopo ho conquistato un altro oro a Lillehammer, in gigante. Il terzo è di Nagano ’98, oro nel gigante e argento in slalom. Belle emozioni, sempre”.
Ha parlato dell’incidente di Albertville. Molti ricordano il suo urlo entrato nelle case degli italiani. Domenica l’infortunio di Lindsay Vonn ha gelato il sangue a tutti.
“Non è stato bello che certe immagini fossero trasmesse così tante volte, avrei evitato. Mi è dispiaciuto molto, si era ripresa per i Giochi, era pronta e qui tutti l’aspettavano quasi come un’italiana. È stato uno shock”.
A proposito di italiani, la partenza di questi Giochi non è stata male…
“Una pioggia di medaglie in tante discipline diverse, per me è un bellissimo segnale: siamo una squadra forte davvero”.
E oggi c’è il superG con Goggia e Brignone.
“Una gara importante, ma cerchiamo di non mettere troppa pressione, soprattutto a Federica. Già essere qui è importante, lei ha fatto di tutto per recuperare dall’infortunio, essere al cancelletto e portare la bandiera rappresentando l’Italia: la tenacia e la forza nel risollevarsi dopo quell’infortunio sono un valore ancora più grande di una possibile medaglia. Che non è facile, visto che le avversarie sono tante e tra queste c’è Sofia Goggia che quest’anno ha sempre fatto belle gare. È vero che ha avuto anche degli alti e bassi però ha già una medaglia di bronzo e da lei ci si attende un bel successo. Resta il fatto che io ho partecipato alle Olimpiadi e la pressione è diversa, fortissima”.
Pensa che batteremo il record di 20 podi di Lillehammer?
“Io sono molto fiduciosa. Le squadre italiane ci daranno soddisfazioni ed è bello pure che ci siano tanti giovani, molti dei quali non vengono da posti di montagna ma dalle città, segno che le organizzazioni sportive, dalla federazione agli sci club, stanno facendo un gran lavoro. La mia raccomandazione, quella per cui ho anche scritto il libro “Una ragazza di montagna” con 20 racconti della mia infanzia, è invogliare i bambini a praticare più sport. E per farlo bisogna partire dalle scuole. Quanto allo sci, va sottolineato che ormai sono tante le iniziative per abbassare i costi da sostenere, dalle attrezzature a noleggio stagionale agli skipass calmierati. Io collaboro da 3 anni nella realizzazione della linea da sci e da trekking Altavia by Deborah Compagnoni di cui sto scegliendo modelli e materiali per rendere il prodotto ancora più tecnico, a prezzi sostenibili”.
La mia raccomandazione è invogliare i bambini a praticare più sport. E per farlo bisogna partire dalle scuole
Deborah Compagnoni
Torniamo a questi Giochi, da ambassador ha qualche appunto da fare?
“Amo lo spirito olimpico, dovrebbe essere tutto una festa ed è un peccato che il pubblico ancora scarseggi. Probabilmente gli appassionati temevano confusione e traffico maggiori, invece è tutto tranquillo, anche i trasporti da una località all’altra sono ben organizzati e molti alberghi semivuoti. I prezzi poi, che a un certo punto erano andati un po’ fuori controllo, pare si siano abbassati, per cui spero ci sia ancora tempo per invogliare la gente a venire, non è così complicato e costa meno di quanto si tema. Sa cos’altro mi è un po’ dispiaciuto? Che Bormio e la Valtellina siano stati totalmente tagliati fuori dalla cerimonia di apertura. Mai menzionati, eppure la Stelvio è una pista iconica conosciuta a livello mondiale e sta ospitando gare importantissime. Sinceramente non capisco perché”.
A proposito di cerimonia, Tomba ha detto che vedere Thoeni passare la fiaccola a Sofia Goggia è stato bello, ma che sarebbe stato più giusto fosse lui ad accendere il braciere. Lei che ne pensa?
“Mi limito a sottolineare che Gustavo è stato un grande campione e ha dato l’avvio vero al movimento del pubblico verso lo sci alpino negli Anni 70. Certo, poteva essere lui l’ultimo tedoforo, ma faccio ancora più fatica a spiegarmi perché siano rimasti fuori dalla staffetta della fiamma olimpica campioni come Gabriella Paruzzi o i fondisti. Non è una polemica, però ci si fanno delle domande sul perché alcuni sì e altri no. Alla fine è comunque bene guardare le cose positive e in questi Giochi ce ne sono tante, dal punto di vista tecnico organizzativo sta andando tutto molto bene, è tutto bello. Poi mi piace sempre che ci sia tanto sport in tv, è un’occasione splendida per far appassionare persone di tutte le età. E l’Italia ha bisogno di questa energia”.
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