di
Dimitri Canello

Il fresco campione olimpico torna su ruggini mai superate. E sull’esultanza di spalle svela: «Cerco lo show come Valentino Rossi e Usain Bolt. Mattarella? Non sapevo molto di lui, mi ha detto che come sportivo era scarso»

Show, orgoglio e qualche scintilla che non si spegne. Pietro Sighel accende la vigilia dei 1000 metri di short track con un’intervista a la Repubblica che non passa inosservata. Un affondo multifronte, quello del pattinatore trentino, con un incipit significativo: «Come Rossi e Bolt arrivo di spalle per lo show. Fontana? E chi la conosce». Sighel rivendica il celebre arrivo di spalle al traguardo e lo spiega così: «Succede che hai delle idee pazze, e a un bel momento devi viverle. Solo qui potevo farlo, e soltanto io». Non è arroganza, sostiene, ma spettacolo. Un modo per dare visibilità a una disciplina che lotta per uscire dalla nicchia. E quando gli chiedono se non tema di sembrare provocatorio, risponde chiaro: «Mica ho alzato il dito medio! Non volevo mancare di rispetto a nessuno, anche il grande Bolt esultava in modo speciale».

Le scintille con Fontana

Il riferimento a Valentino Rossi è tutt’altro che casuale. «Il mio sport ha bisogno di farsi notare, è l’esatto contrario della noia», spiega. Rossi è l’idolo dichiarato, il modello di uno sportivo capace di vincere e intrattenere, che accende i sentimenti più profondi di Sighel. «Voglio portarlo nelle case degli italiani come fece Valentino con le moto». Il capitolo più delicato resta quello su Arianna Fontana. Sighel non fa marcia indietro e afferma: «Arianna non fa squadra, quelle brave sono le ragazze cresciute senza di lei». E alla domanda diretta su di lei replica con una frase destinata a far discutere: «Ma chi la conosce, Arianna Fontana? Da otto anni si allena all’estero. Di sicuro con lei non siamo una squadra, a parte i due minuti e mezzo in pista». Parole che riportano a galla la diatriba e la lite interna alla Nazionale, con vecchie ruggini mai del tutto superate.



















































APPROFONDISCI CON IL PODCAST

L’incontro con Mattarella

Non manca un passaggio autoironico, quasi spiazzante: «Al Capo dello Stato ho chiesto della sua storia, ne sapevo poco. Mi ha detto che come sportivo era molto scarso». Un Sighel che alterna leggerezza e stoccate, consapevole che ora, più delle parole, conterà la pista. Tra provocazioni, modelli illustri e rivalità incandescenti, l’azzurro entra in gara con una convinzione scolpita nel ghiaccio: «Io provo a vincere sempre». E il resto, nel bene o nel male, farà spettacolo.


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12 febbraio 2026 ( modifica il 12 febbraio 2026 | 15:53)