di
Matteo Marcon

Stabilimento vicino alle case, la sentenza di primo grado dopo oltre dieci anni di perizie e visite: deterioramento della qualità della vita, dovuto a vibrazioni e rumori

La consulenza del medico legale, per lei, non lascia dubbi: «Disturbo dell’adattamento cronico connotato da ansia, umore depresso e marcata compromissione funzionale». Tutto questo per colpa di una punzonatrice, uno dei macchinari attivi (anche di notte) nello stabilimento industriale che opera pochi metri dalla sua casa. Il tribunale di Treviso, in primo grado, a valle di una lunga vicenda che tiene banco da più di dieci anni, ha riconosciuto a una donna di Mareno di Piave, in provincia di Treviso, e al marito, il diritto a ricevere un risarcimento che si aggira attorno ai 50 mila euro. La sentenza parla di un deterioramento della loro qualità della vita, dovuto a vibrazioni e rumori, che ha generato in particolare nei confronti della signora una «vera e propria patologia psichica».

Il contenzioso

Nel produttivo Nordest, dove zone residenziali e fabbriche si alternano senza soluzione di continuità, le probabilità che si verificasse un contenzioso del genere non potevano che essere altissime. Quello che rende forse unica nel suo genere questa vicenda è che a citare in giudizio l’azienda sono stati due suoi ex dipendenti. Già nel 2019 i due coniugi avevano ottenuto dal tribunale un provvedimento in loro favore: il giudice aveva imposto alla ditta l’installazione di una centralina per il monitoraggio delle emissioni e l’obbligo di non effettuare lavorazioni con spessore maggiore di 2 millimetri. In ultima istanza l’azienda, nella speranza di trovare una mediazione, aveva anche optato per delocalizzare altrove quel tipo di lavorazione e di passare poi ad un altra tecnologica (il taglio laser). «Abbiamo fatto tutto il possibile» assicura l’ad. Ma non è bastato. Dopo una lunga vicenda processuale, segnata da perizie fonometriche, visite psichiatriche, e contro perizie, nelle scorse settimane è arrivata la sentenza.



















































Il risarcimento

L’indennizzo calcolato dal giudice è ben inferiore alla richieste risarcitorie della coppia, pari a 328 mila euro. Alla donna è stato riconosciuto un danno biologico del 10%. Il disagio maggiore è quello documentato tra il 2014 e il giugno 2019. Un accertamento tecnico preventivo svolto nel 2017 aveva rilevato picchi di 10/15 dB superiori al silenzio ambientale anche in piena notte (tra le 22 e le 6). E se fenomeni simili hanno già ispirato celebri cartoon, come «Paperino e la Goccia» di Walt Disney, datato 1948, non potevano fare altrettanto anche con i tribunali italiani.


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12 febbraio 2026 ( modifica il 12 febbraio 2026 | 14:36)