di
Giacomo Fasola

A Mumbai, davanti a migliaia di tifosi nepalesi, gli azzurri giocano una grande partita e celebrano con una vittoria il loro primo Mondiale

DAL NOSTRO INVIATO 
MUMBAI (INDIA) – Oggi, sì, il cricket italiano entra nella storia e trova il suo posto nella mappa di questo sport. Al Wankhede Stadium di Mumbai, la seconda città dell’India, la Nazionale azzurra limita i nepalesi nel primo inning grazie ai lanci ad effetto di Crishan Kalugamage e li punisce nel secondo grazie a una fantastica prestazione in battuta dei fratelli Mosca, che mettono a segno 124 punti senza essere eliminati. L’Italia vince di dieci wicket, un successo nettissimo: il primo in assoluto per la nostra Nazionale ai Mondiali di cricket.

Lungo la strada verso lo stadio, il lungomare è invaso da tifosi nepalesi che cantano e ballano: in Nepal, il cricket è lo sport più popolare e in migliaia sono accorsi in India per sostenere la loro Nazionale. I supporter azzurri invece sono pochi, ma buoni. C’è Alphonsus Jayarajah, il primo capitano dell’Italia, che dopo la batosta subita contro la Scozia a Calcutta non si sbilancia: «Se oggi vinciamo? Non lo so, può succedere di tutto…».



















































Ma soprattutto c’è Kabir Bedi, il mitico Sandokan dei film anni Settanta, che oggi vive a Mumbai ma non ha dimenticato né il nostro Paese, né la lingua: «Italia o India? Il mio cuore è diviso a metà. Anche io giocavo a cricket, prima di diventare un attore. Scoprire che in Italia questo sport è praticato, e che addirittura la Nazionale è ai Mondiali, è stata una bellissima sorpresa» dice, prima di sguainare il pugnale che usava ai tempi in cui era la tigre della Malesia. «La vostra prossima partita è contro l’Inghilterra e dovete vincere» conclude.

Prima dei fortissimi inglese, però, c’è il Nepal, che è tutto tranne che un avversario facile. Nel ranking mondiale i nepalesi occupano il 18esimo posto, otto posizioni davanti all’Italia, e nelle loro fila possono schierare un giocatore della ricchissima Indian Premier League, il lanciatore Sandeep Lamichane.

Il match: gli azzurri dominano il Nepal

La partita inizia con l’Italia che lancia e il Nepal che batte. E si capisce subito che la Nazionale non è la stessa di tre giorni fa, quando a Calcutta, contro la Scozia, l’emozione aveva giocato brutti scherzi. I lanci di Ali Hasan, Ben Manenti, Crishan Kalugamage e JJ Smuts non lasciano scampo ai battitori nepalesi, cadono uno dopo l’altro. Se contro gli scozzesi c’erano voluti 126 lanci prima di eliminare un battitore, qui non c’è bisogno nemmeno di terminare quelli a disposizione. Il Nepal conclude il suo inning d’attacco con appena 123 punti.

Il secondo inning comincia con i fratelli Mosca. AJ e Justin, 34 e 31 anni, sono cresciuti a Sydney in una famiglia emigrata in Australia dopo la seconda guerra mondiale. Nelle loro vene scorre solo sangue italiano: i nonni paterni sono nati e cresciuti in Abruzzo, quelli materni in Calabria. AJ, il maggiore, è un battitore potente, che ha militato anche nel campionato italiano con il Roma Capannelle. Justin è più tecnico e gioca cricket part-time, insegnando nel resto del tempo.

Forse Lamichane e gli altri lanciatori nepalesi non conoscevano le qualità dei fratelli italo-australiani, usciti delusi dopo l’esordio di Calcutta (AJ aveva mancato una presa facile, Justin era stato eliminato al primo lancio). Di sicuro le conoscono ora, visto che i Mosca hanno resistito per 100 lanci, mettendo a referto 124 punti e ponendo fine alla partita dopo appena dieci over. Gioco, partita, incontro: l’Italia batte il Nepal di dieci wicket, un successo netto, e conquista la sua prima storica vittoria in un Mondiale.

Orgoglio italo-australiano

A fine match si presentano ai microfoni altri due fratelli italo-australiani, Ben e Harry Manenti, i cui nonni sono originari di Brescia (il padre John, invece, ha giocato a rugby a Treviso). I Manenti sono cresciuti a poche centinaia di metri dai Mosca. Anni dopo, i quattro ragazzi che frequentavano la comunità italiana di Sydney e si sfidavano sui pitch australiani si sono ritrovati in Nazionale, e durante i ritiri si dividono le stanze (in una i fratelli maggiori, nell’altra i minori).

«Vengo da una big Italian family, papà e nonna mi hanno già chiamato per fare i complimenti» dice Harry, oggi capitano dopo l’infortunio di Wayne Madsen. «Giocare un Mondiale con mio fratello Ben, e con la maglia azzurra addosso, è una cosa che non si può dimenticare. Lo stesso vale per i Mosca: dopo la vittoria di oggi AJ piangeva nello spogliatoio, e questo fa capire quanto fosse importante per lui vincere».

«La nostra è una squadra molto unita. Qui in India i tragitti in pullman sono brevi, ma di solito passiamo le ore di viaggio a chiacchierare, ascoltare musica e bere birra insieme» prosegue il più piccolo dei Manenti. «La vittoria di oggi rimarrà nella storia: se in Italia c’è un bambino che sogna di giocare un Mondiale di cricket, ora ha un percorso da seguire». 

12 febbraio 2026 ( modifica il 12 febbraio 2026 | 15:33)