Nella giornata in cui, in un castello belga, si discute di competitività delle imprese dell’Unione europea, esaminando le proposte contenute nei rapporti Draghi e Letta, è indispensabile uscire da un equivoco di fondo. Abbiamo bisogno subito, e non con i tempi non più compatibili con lo scenario geopolitico, di
strumenti finanziari e di mercato per sostenere la nascita delle aziende più innovative (start up) e soprattutto la loro crescita (nella fase di scale up). Altrimenti continuerà l’esodo silenzioso e drammatico di tante iniziative imprenditoriali di giovani, molti italiani, frutto anche della nostra ricerca universitaria nei settori del futuro.
L’attrazione verso gli Stati Uniti (peraltro con grandi
fondi sui quali converge in larga parte il risparmio degli europei) e verso alcuni Paesi del Medio Oriente è spesso irresistibile. Del tema della competitività parla questa mattina, in un articolo sul Financial Times, anche Mario Monti. L’ex premier denuncia l’ipocrisia di chi spinge per riforme coraggiose ma poi teme di perdere sovranità e, alla fine, nei fatti, tutto si rallenta. La diaspora costante di talenti e neo imprenditori è la peggiore sconfitta che l’Unione possa subire.
Nei giorni scorsi è stato pubblicato un rapporto dell’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi, curato da Ignazio Angeloni e Andrea Cavallini che contiene alcune proposte pratiche, facilmente (si spera) adottabili senza aspettare i tempi (biblici) della pur essenziale Saving and investment Union, cioè dell’allargamento del mercato unico ai servizi finanziari con il sospirato completamento dell’Unione bancaria varata nel 2014.
«Sono necessari – spiega Angeloni – meccanismi che consentano soprattutto alle imprese innovative di superare la fase adolescenziale, quella che poi le fa diventare grandi e
sostenibili. Favorire le iniziative che crescono spontaneamente dal basso, anziché illudersi che tutto accada per le scelte dall’alto. Ci vogliono strumenti finanziari per far sì che il risparmio personale e previdenziale si indirizzi verso il capitale di rischio, con le opportune garanzie, senza i tanti ostacoli transfrontalieri. Va rilanciata la cartolarizzazione dei titoli di queste imprese che
hanno bisogno di indebitarsi per sorreggere le loro attività al di là del capitale di rischio. Ci vuole poi un sistema europeo che renda la quotazione in Borsa più facile, meno costosa, con maggiori servizi. La Banca europea degli investimenti, può svolgere infine il ruolo di investitore paziente e strategico». Chissà se le banche, che temono di perdere attività, saranno d’accordo e se tutti accetteranno una vigilanza europea e non nazionale.
12 febbraio 2026
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