di
Franco Stefanoni
Il procuratore di Napoli: «Questa riforma è per i potenti e per i ricchi: si creerà un pm super poliziotto, e gli ultimi, i deboli, non avranno le stesse garanzie dei potenti in tribunale». Poi il chiarimento al Corriere: «Le mie parole strumentalizzate»
Al referendum sulla Giustizia «per il No voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». A dichiararlo il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, testimonial del No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, nel corso di un’intervista in video rilasciata al Corriere della Calabria.
Da Gratteri è arrivato anche un appello al voto: «Penso che, in genere, a qualsiasi tipo di voto, i cittadini devono, hanno l’obbligo di partecipare. Altrimenti non ci si può lamentare che non cambi nulla o che tutto venga demandato agli altri. Dobbiamo sempre partecipare». Quindi il procuratore ha sottolineato: «Penso che il pubblico ministero debba rimanere sotto la cultura della giurisdizione perché il pm nella sua testa deve essere anche giudice. Anche perché ha l’obbligo di trovare prove anche a favore dell’indagato».
Aggiungendo: «Io non voglio un pubblico ministero più forte, lo voglio più sereno, che non abbia pressioni. Questa riforma è per i potenti e per i ricchi: se creiamo un pubblico ministero super poliziotto accade che il pm, che cerca prove ad ogni costo, non cercherà, non dovrà cercare più prove a favore dell’indagato, scandagliare ad esempio ciò che l’avvocato porta in istanza. Chi potrà fare indagini difensive? I ricchi, che vanno da un avvocato potente e costoso. Immaginiamo se un uomo qualunque venisse indagato: chi gli dà i soldi per cercare le prove? Questo è un passaggio importantissimo, una delle chiavi di tutta la riforma: gli ultimi, i deboli, non avranno le stesse garanzie dei potenti in tribunale».
Le affermazioni di Gratteri ha sollevato forti critiche dal fronte del Sì. «E insomma: arrestateci tutti, signor procuratore Gratteri», ha detto Giorgio Mulè, Forza Italia, vicepresidente della Camera, «prepari milioni di pagine da riempire nel registro degli indagati dove saranno elencati i milioni di cittadini perbene che con il loro sì approveranno la riforma costituzionale che servirà anche ad evitare che pubblici ministeri asini di democrazia e rispetto delle persone siano collocati in ruoli di straordinaria delicatezza istituzionale. E saranno milioni di cittadini liberi, totalmente liberi rispetto alla schiavitù dell’ideologia che tiene prigioniero il procuratore Gratteri».
«Dichiarazioni indegne da parte di chi dovrebbe rappresentare la magistratura», ha sostenuto Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di FdI, «mi auguro che le istituzioni, la magistratura, il Comitato per il No e le altre forze politiche condannino e prendano le distanze da questa assurda criminalizzazione di chi la pensa diversamente».
Per Carlo Calenda, leader di Azione: «Le parole di Gratteri sono di una gravità incredibile. Voterò Sì al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno».
Sul referendum «ho sempre auspicato un dibattito sereno, un confronto civile tra le diverse posizioni. Rimango pertanto basito dalla grave dichiarazione rilasciata dal procuratore Nicola Gratteri che in una intervista ha sostenuto che “a votare Sì saranno indagati, imputati, la massoneria deviata e i centri di potere”», dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato. «Gratteri ricopre un incarico molto importante e la sua affermazione oltre ad essere priva di verità, offende milioni di cittadini che non voteranno come lui. Mi auguro possa tornare sui suoi passi anche perché la sua dichiarazione fa alzare e di parecchio i toni dello scontro politico», ha concluso.
Dopo le reazioni politiche, il procuratore di Napoli ha risposto al Corriere: «I miei interventi non possono essere parcellizzati e letti in modo disorganico. Ho detto che a mio parere voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura. Non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di potere».
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12 febbraio 2026 ( modifica il 12 febbraio 2026 | 18:38)
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