di
Giulio Gori

Parla Paolo Desideri, l’architetto che segue il progetto per il fondo lussemburghese: «Le torri? L’hotel? La proprietà dovrà trattare»

Negli otto ettari delle ex Officine Grandi Riparazioni, al posto dei capannoni potrebbero sorgere appartamenti, un albergo, negozi, verde. Ma la trasformazione è osteggiata da quella parte di Firenze che è stanca delle incursioni in nome del lusso compiute dai grandi fondi finanziari e che vorrebbe invece tutte le ex Ogr trasformarsi in parco. Paolo Desideri, il progettista ingaggiato dal fondo lussemburghese Ginkgo 3, cerca di tranquillizzare i fiorentini, assicurando che l’area diventerà per gran parte verde. L’architetto, 72 anni, noto per aver disegnato il nuovo Teatro dell’Opera, ma anche archistar di riferimento a Roma dove ha progettato la stazione Tiburtina e la rinnovata via Giustiniano Imperatore, dà però una bordata alle critiche fatte da «umarells incompetenti e massimalisti che spiano dal buco della serratura e sparano ad alzo zero senza sapere di cosa parlano».

Perché chi critica il progetto sulle ex Ogr sbaglierebbe?



















































«Perché il progetto ancora non c’è. Ci sono solo destinazioni urbanistiche. E si parla di una vendita dell’area per 10 milioni, quando il costo comprese bonifiche, oneri, demolizioni, urbanizzazioni esterne, arriva a 45 milioni».

Non ha ancora progettato neppure le famose torri?

«La parte di progetto che c’è è solo quella che ho fatto col grande paesaggista Andreas Kipar e che riguarda gli esterni: un grande parco, strade, i tre ponti sul Fosso Macinante e la riconnessione tra il quartiere anni 70 e le Cascine. Di più ci sono solo gli 8.400 mq di housing sociale. Il resto è tutto da decidere».

Le destinazioni urbanistiche non danno già un’idea del risultato?

«No, quelle percentuali sono solo i limiti massimi imposti dal piano regolatore. Non è detto che ci si arrivi, la proprietà dovrà fare le sue valutazioni e le sue proposte, il Comune dovrà trattare per trovare la migliore soluzione. Le proteste ora non hanno senso, un massimalismo del genere non l’ho mai trovato in vita mia».

Dopo tante «riqualificazioni» che alla città hanno restituito poco o nulla, i fiorentini non hanno il diritto a essere sospettosi?

«Lo comprendo bene, i fiorentini hanno diritto a chiedere all’amministrazione di vedere il progetto, quando ci sarà. E poi capire se è meglio questo o l’attuale degrado. Gli investitori non sono sempre speculatori e il capitale privato non è il demonio da cacciare, semmai va imbrigliato per arrivare a un beneficio per tutti».

Ma nessuno sa ancora niente di questa proprietà.

«Sottoposi loro il primo progetto sugli esterni e mi hanno sorpassato a sinistra: hanno voluto che raddoppiassi il verde. Non mi era mai successo. Questo è un fondo che riceve finanziamenti dall’Ue se nei suoi progetti supera gli standard di sostenibilità dei singoli Paesi».

In una Firenze strangolata dall’overtourism, serve davvero un nuovo albergo? O nuovi appartamenti di lusso?

«Non spetta a me dirlo, è una decisione che deve essere frutto di un accordo tra pubblico e privato. La proprietà sta ancora facendo sondaggi di mercato per capire cosa le può convenire».

Dopo il Social Hub di viale Belfiore e il Cubo Nero, Firenze è ferita anche sul piano estetico. Questo spinge un progettista ad avere maggiori attenzioni?

«Credo di saper progettare con delicatezza, e non ho attenzioni né in più né in meno in base a quello che è stato fatto prima. Faccio la mia architettura che non è quella del Cubo Nero o del Social Hub, ma non sono abituato a parlare del lavoro dei colleghi».

C’è un appello, con in testa l’urbanista Roberto Budini Gattai, che chiede alla sindaca di riacquistare le ex Ogr e di farci un parco senza riedificare nulla, in una città in cui i pieni sovrastano i vuoti.

«È un modello legittimo, ma pone un problema di sostenibilità: in tal caso i fiorentini dovrebbero farsi i conti in tasca. Quanto verrebbe a costare? 100 milioni? Quanto ai pieni e ai vuoti, l’area delle ex Ogr è drammaticamente piena di edificato che va rarefatto e questa è l’intenzione della proprietà».

Budini Gattai critica anche un’urbanistica che ragiona solo per lotti.

«Ma le ex Ogr occupano lo spazio di 12 isolati. È vero che quando si progetta bisogna guardare oltre il singolo lotto, ma mica a tutta la città».

Questa riqualificazione serve davvero a Firenze?

«Normalmente faccio opere pubbliche, di incarichi privati ne accetto di rado. Se l’ho fatto è perché sono straconvinto della bontà dell’operazione».

Quindi i fiorentini non devono preoccuparsi?

«Fanno bene a preoccuparsi e fa bene la sindaca ad aprire a un percorso di partecipazione. Sbagliano se dichiarano a priori cosa succederà quando ancora nulla è deciso. Ma credo che l’alternativa a un patto pubblico-privato sia solo altri 50 anni di degrado, amianto, spaccio e criminalità». 


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13 febbraio 2026