di
Alessandro Fulloni

Gulcin Kaya, mamma di Taylan, 18enne trovato senza vita nel discobar: «Voglio giustizia»

DAL NOSTRO INVIATO
SION – Madame Gulcin, perché lei ha partecipato alla contestazione a Jacques e Jessica Moretti?
«Perché voglio, anzi vogliamo, verità e giustizia»

Cosa prova per i due proprietari del Constellation?
«Rabbia. Unicamente rabbia».



















































Sono circa le 11. Tre ore sono passate da quei cinque minuti di terribile intensità durante i quali il Corso è sua moglie sono stati inseguiti, strattonati e insultati da alcuni familiari delle vittime del rogo di Capodanno a Crans. Tra loro c’era Gulcin Kaya, mamma di Taylan, 18enne trovato senza vita nel discobar. La incontriamo nella mensa della Hes-So trasformata da giorni in una specie di «sala stampa» non lontana dalla sala convegni che ospita gli interrogatori. La donna è visibilmente stremata, piange spesso. Sulle prime non vuole essere intervistata. Insistiamo: signora, la sua testimonianza è importante… Ancora qualche istante di silenzio. Ma è lei poi ad aggiungere: «Stamattina? È stato un momento durissimo».

Per essere qui davanti alle 8, a che ora si è svegliata?
«Alle sei, abito in un sobborgo non lontano, si chiama Conthey».

Com’è arrivata qui?
«In autobus, saranno dieci minuti».

Di notte dorme?
«No, è difficile, faccio fatica. Sono distrutta».

Gulcin, lei poco fa ha usato parole durissime… «mafiosi», ha gridato a Moretti.
«È stato tutto spontaneo». Tira un lungo sospiro. Riprende a parlare. «Quello che è successo non è stato un incidente, è stato altro, ci sono delle responsabilità. Devono pagare».

Jessica? Lei voleva guardarla negli occhi…
«Quando le ho detto che mio figlio è morto, lei mi ha risposto “je suis désolée”, sono desolata. Desolata ha detto, capisce? Ma si può usare questa parola davanti a 41 vittime?».

Gulcin, lei da dove viene?
«Sono turca, vivo in Svizzera da 22 anni».

Madame, descriva Taylan.
«Premuroso, sensibile…»

Sportivo?
«Amava tantissimo il football, oui».

Anche lui al Constellation, con gli amici…
«Diciott’anni… Chi non li ha avuti?».

Le altre vittime?
«”Je les considère comme mes enfants”, è come se fossero miei figli. Poi aggiunge: «siamo un’unica famiglia».

Intanto passano dei ragazzi, le mostrano foto del figlio sul cellulare. Lei le guarda. È la sola volta che sorride. Proviamo a chiederle quando ha sentito Taylan l’ultima volta. Ma non c’è risposta. Guarda l’ampia vetrata che dà sull’esterno. Fuori piove e Gulcin piange.

13 febbraio 2026 ( modifica il 13 febbraio 2026 | 10:43)