Pietrasanta (Lucca), 13 febbraio 2026 – Nessun risarcimento avrà mai lo stesso valore di un sorriso, un abbraccio, una parola. Di una presenza umana e amorevole. I primi ad esserne consapevoli sono i familiari di P.E., morta a 63 anni nel 2016 dopo un calvario infinito iniziato nel 1976. Ma è proprio per lei che hanno combattuto senza sosta una lunga battaglia, fino ad ottenere un maxi risarcimento di oltre 1,2 milione di euro. La Corte d’appello di Firenze ha infatti ribaltato la sentenza di primo grado condannando il Ministero della salute e riportando in quella famiglia un sorriso che ha il sapore del riscatto. A difenderli l’avvocato Luca Giusti, con studio alla Traversagna: la sentenza della Corte d’appello, presieduta da Casla Santese, è stata emessa lo scorso 2 febbraio.

Il ricovero nel 1976

Tutto è iniziato con il ricovero dal 3 gennaio al 25 febbraio ’76 all’ex ospedale «Lucchesi» di Pietrasanta, quando la donna fu operata per un ascesso epatico complicato, con tanto di trasfusione di sangue.

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I primi malesseri nel 1990

I primi malesseri si sono manifestati tra il ’90 e il ’91: dai controlli prescritti dal medico era emerso un aumento progressivo delle transaminasi, finché la donna è risultata positiva all’epatite C. Il 30 dicembre ’91 fu quindi visitata nella clinica malattie infettive dell’ospedale di Siena, dove fu confermata la contrazione dell’Hcv, virus che causa l’epatite, come conseguenza della trasfusione di sangue.

Un intervento chirurgico (foto iStock)

Un intervento chirurgico (foto iStock)

Diagnosticata un’epatite cronica

La seconda visita risale al ’99, stavolta all’ospedale di Pisa, dove alla donna viene diagnosticata un’epatite cronica anti Hcv positiva con probabile steatosi. A partire dal ’99 le ecografie hanno rilevato la presenza di segni di epatite cronica, nel 2013 di cirrosi epatica e nel 2014 di cirrosi avanzata. Le condizioni della donna si sono poi aggravate nell’aprile 2016 e quando fu ricoverata al «Versilia» le venne diagnosticata la cirrosi epatica Hcv correlata Hcc, con pregressa colecistectomia. Il 21 settembre 2016 alla Chirurgia epatica di Pisa il responso parlò di epatite C cronica e obesità morbida con ipertensione arteriosa, fino al ricovero un mese più tardi per cirrosi epatica e insufficienza renale acuta a seguito di una gastroenterite.

Donna morta di epatite C, dopo il calvario (durato 50 anni) maxi risarcimento alla famiglia: oltre 1,2 milioni di euro
Il decesso nel 2016

Infine il triste epilogo del decesso, avvenuto il 15 novembre 2016 al «Versilia». «La qualità della vita familiare dal giorno della scoperta del virus fino alla morte della donna – sottolinea l’avvocato Giusti – è stata comprensibilmente difficoltosa. Il marito e i figli nel giugno 2017 hanno chiesto un indennizzo e nel maggio 2018 è stato a loro erogato un assegno di 77.468,53 euro dalla Commissione medico ospedaliera dell’ospedale militare di La Spezia». L’ultimo capitolo è stata la richiesta del risarcimento danni respinta in primo grado dal Tribunale di Firenze ma accolta in appello: oltre a quattro risarcimenti, per un totale che supera gli 1,2 milioni, il Ministero è stato condannato a versare altri 24mila euro per spese processuali.