Sono ore di angoscia per la famiglia del bambino di due anni e 4 mesi con il cuore trapiantato danneggiato, tuttora attaccato ad una macchina salvavita all’ospedale Monaldi di Napoli, in attesa di un nuovo organo. Il piccolo è stato inserito «al primo posto nella lista dei trapiantandi italiani». Lo ha detto la mamma, informata dal ministero, durante la trasmissione “La vita in diretta” su Rai 1. «Lo hanno messo – ha detto Patrizia – al primo posto nella lista dei trapiantandi italiani». La donna chiede che il piccolo sia inserito in una posizione di primissimo piano in una lista mondiale. «Spero – ha aggiunto ancora Patrizia – che si faccia ancora di più, che arrivi in modo immediato un cuore compatibile. Ad oggi i medici dicono che ci sono le condizioni affinchè il trapianto possa essere effettuato».
Ricerca in Italia e all’estero
Il ministero della Salute ha fatto sapere in un messaggio che, sulla base delle informazioni ricevute dal Centro Nazionale Trapianti, «la Rete nazionale trapianti è impegnata nella ricerca di un potenziale donatore per il bambino in attesa a Napoli che risulta il primo nella lista d’attesa per il suo gruppo sanguigno. Qualsiasi segnalazione compatibile anche proveniente dall’estero sarà immediatamente valutata e proposta al centro trapianti. Tutti i centri di donazione nazionale sono sensibilizzati e sorveglieranno eventuali donatori potenziali. Seguiamo costantemente l’evoluzione».
Il trasporto, il ghiaccio e l’intervento: cosa è successo
Il ministero ha già disposto poi l’invio di ispettori all’ospedale di Bolzano dove è stato espiantato il cuore. Gli ispettori dovranno fare chiarezza sulla vicenda, dal traporto alla decisione dell’intervento con l’organo che sarebbe stato danneggiato nel trasporto utilizzando ghiaccio secco invece di normale ghiaccio. Al momento sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli. Si tratta dei componenti dell’equipe dell’ospedale Monaldi – medici e paramedici – che hanno effettuato l’espianto dell’organo a Bolzano per poi trapiantarlo a Napoli. Lesioni colpose il reato ipotizzato per tutti. Tra i sei indagati non risultano tutti e tre i sanitari sospesi dall’ospedale, ma solo quelli che hanno avuto un ruolo operativo nell’espianto e nel trapianto. I fari degli inquirenti sono accesi sull’operazione ma non solo. L’attenzione della procura di Napoli si concentra anche sulla decisione assunta in via cautelativa dal Monaldi, un’eccellenza nel campo, di sospendere il servizio di trapianti pediatrici dopo la denuncia presentata dai genitori del bambino. Si vuole vedere chiaro sul fatto che l’interruzione del servizio non abbia conseguenze sulla platea di pazienti che necessita di un trapianto. A partire dallo stesso bimbo al centro del caso.
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