Il punto serale sulle notizie del giorno
Iscriviti e ricevi le notizie via email
È un audio intriso di dolore e rimorso quello inviato a diversi quotidiani da Mariangela Auddino, madre di Zoe Trinchero, la diciassettenne brutalmente uccisa la sera del 6 febbraio a Nizza Monferrato, nell’Astigiano. Il corpo della giovane è stato rinvenuto nel greto del rio Nizza, dove il ventenne Alex Manna, dopo aver confessato il delitto, l’aveva abbandonata. «Mi sto torturando per non averle detto di tornare subito a casa», dice la donna in un lungo messaggio affidato all’avvocato di famiglia Fabrizio Ventimiglia.
APPROFONDIMENTI
Il messaggio
«Ora a questo non c’è rimedio. Non esiste perdono. Almeno io ora non lo concepisco. In tutto questo lei era come me. E soffriva se vedeva soffrire qualcuno a cui voleva bene», dice Mariangela. «È piovuto ogni volta che mi sono avvicinata a quel maledetto ponte – dice della balconata sul Rio Nizza, dove il corpo della figlia è stato ritrovato senza vita -. E io lo so che era lei. Piangeva con me, per me, per il mio dolore. E ora oramai mi manca un pezzo. Un pezzo che nessuno sarà in grado di restituirmi. Mai più. Non sto nemmeno ancora capendo cosa è successo, o il perché. So solo che la mia bambina non tornerà più a casa. E per quanto io cerco delle risposte, non le trovo. Non voglio trovare altri colpevoli, se non l’unico che ha deciso di strapparla a me. Al suo papà, alle sue sorelline, ad Andrea, alla famiglia, agli amici. Che l’amavano tutti, perché lei era lei». «Aveva finito di lavorare da poco, era serena con i suoi amici. Mi fidavo di lei. Non faceva mai tardi. Mi avvisava se si muovevano in macchina. Sapeva che mi preoccupavo per lei. Ogni suo spostamento me lo diceva» aggiunge. «Io so bene chi è mia figlia – prosegue la donna -. Era un peperino? Sì, certo, lo era. Ma era intelligente, sveglia, una buona ascoltatrice e un’ottima oratrice. Si impegnava in ciò che faceva e io un cuore così grande ancora lo devo vedere nel mondo. Ha ricevuto tante ferite, anche da amiche negli anni, ma era sempre pronta a perdonare, a dare una seconda possibilità, perché sapeva che tutti sbagliamo e tutti possiamo rimediare. Almeno questo le ho insegnato, questo era quello di cui parlavamo».
I vestiti di Alex Manna
Intanto, ai carabinieri del Ris verranno inviati nei prossimi giorni gli indumenti di Zoe e di Alex Manna. I vestiti dei due stanno attualmente asciugando e solo quando saranno perfettamente asciutti, per evitare la formazione di muffe che renderebbero più difficili i rilievi, verranno trasferiti a Parma per le analisi. Manna, secondo quanto finora ricostruito, avrebbe colpito la ragazza con una serie di violenti pugni, concentrati soprattutto sulla parte destra del volto, sopra lo zigomo, per poi gettarla, o «lasciarla solo cadere», come lui stesso avrebbe affermato, nel Rio Nizza. Il suo corpo era stato estratto quella notte proprio dall’acqua. I vestiti che lui indossava al momento dell’aggressione erano stati invece ritrovati in una vicina abitazione, in cui viveva con una compagna. Dopo l’aggressione era andato lì a cambiarsi d’abito, prima di tornare dagli amici, per cercare di incolpare preventivamente Naudy Carbone, mentre nessuno trovava più Zoe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA