di
Adriana Logroscino

Tajani: richiesta inevitabile. FdI raccoglie le firme. La difesa di Avs

Dopo i governi di Francia e Germania, anche quelli di Austria e Repubblica ceca chiedono la revoca dell’incarico a Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati. E 40 parlamentari britannici si rivolgono al Foreign secretary, Yvette Cooper, chiedendo di premere nella stessa direzione. In Italia, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che «le dichiarazioni e il comportamento» della ricercatrice italiana rendono «inevitabile chiederne le dimissioni», Fratelli d’Italia lancia una raccolta firme pubblica per chiedere la revoca del mandato. E raccoglie, sostengono i promotori, «diecimila sottoscrizioni» nelle prime dodici ore.

Il caso è nato qualche giorno fa, dopo la diffusione delle frasi pronunciate da Albanese a un convegno di Al Jazeera, al quale partecipava anche il dirigente di Hamas Khaled Meshaal, «sul nemico comune dell’umanità»: parole riferite per chi la critica a Israele, e per la ricercatrice — che denuncia un montaggio manipolatorio — al «sistema che ha permesso il genocidio in Palestina».



















































Da Parigi la prima richiesta di dimissioni. «Le dichiarazioni di Albanese su Israele nemico, sono inaccettabili e indifendibili — dice ora il ministro degli Esteri ceco Petr Macinka —. La pazienza ha i suoi limiti. La relatrice dovrebbe dimettersi». La sua omologa austriaca, Beate Meinl-Reisinger, imputa all’italiana di «diffondere discorsi d’odio, compromettendo l’imparzialità richiesta a un rappresentante delle Nazioni Unite».

In Italia mentre FdI investe i cittadini della questione con la raccolta di firme, altri esponenti della maggioranza come Mariastella Gelmini di Noi moderati e Stefania Craxi di Forza Italia si schierano: «È chiaro a tutti, tranne alla sinistra italiana, che la relatrice Onu è inadeguata al suo ruolo».

Intorno ad Albanese fanno quadrato Avs e singoli esponenti del Pd e del M5S. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, protestano contro «il linciaggio mediatico e istituzionale senza precedenti, che travalica i confini dei singoli Stati». Il gruppo Left del Parlamento Ue, famiglia politica nella quale si colloca Avs, offre «pieno sostegno e solidarietà ad Albanese» ed esprime «ferma condanna» della «richiesta di dimissioni avanzata dal governo francese, basata su disinformazione, materiale falso e manipolato che distorce deliberatamente le sue parole».

Per il Movimento 5 stelle protesta Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera: «Se la metà dei governanti europei avesse usato anche solo metà della propria veemenza e ferocia per criticare Netanyahu, vero nemico di Israele, invece di Francesca Albanese, probabilmente si sarebbero risparmiate tante vite. Bisogna interrompere le relazioni commerciali e militari con Israele e iniziare a sanzionare veramente questo governo sanguinario».

Sul travisamento delle parole di Albanese si sofferma anche l’europarlamentare e componente della segreteria Pd Annalisa Corrado: «È gravissimo che si arrivi a manipolare un video per far dire a Francesca Albanese cose che non ha mai detto. È l’ennesima campagna di delegittimazione costruita con fake news e strumentalizzazioni. Basta con il fango. A Gaza il genocidio è ancora in corso».


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14 febbraio 2026