L’immancabile caffè lungo di San Valentino è dedicato a Sofia, una milanese di novantuno anni, vedova e nonna di svariati nipoti. Da qualche tempo ha una relazione affettuosa con un vicino di pianerottolo, che di anni ne  ha ottantadue. Praticamente un toy-boy. Si tratta di una relazione affettuosa, ma anche molto travagliata. Lui, baldo professionista in pensione con un paio di matrimoni in archivio, reclama i suoi spazi vitali e rivendica il diritto di frequentare altre due signore sugli ottanta («portati malissimo», assicura Sofia, che dallo spioncino ha un controllo pressoché totale della situazione). All’inizio non era così, scrive nella lettera spedita alla posta di 7. Per vincere la sua ritrosia a imbarcarsi in un affaire sentimentale, il vicino le aveva promesso un rapporto esclusivo. Poi sono spuntate «quelle là», proprio quando lei si era ormai spinta troppo oltre con l’investimento emotivo per potersi tirare indietro senza soffrire. Perciò adesso si ritrova arenata davanti al classico dilemma: accettare il compromesso, avvelenandosi quel poco di vita che le resta, oppure trovare la forza di rompere il legame e rimanere da sola fino alla morte. Che cosa suggerireste di risponderle

Mentre ci pensate (o chiedete lumi a Chat GPT), mi permetto qualche nota a margine. La lettera di Sofia sembra autentica (anche perché ha pregato di cambiarle il nome), ma il mio primo impulso è stato di non crederle. Ormai abbocchiamo a qualsiasi fandonia, purché abbia i requisiti dell’orrore e della disumanità. Appena spunta una notizia che ha a che fare con l’amore, diventiamo subito cinici, diffidenti, sarcastici. Sui social sono riusciti a sbeffeggiare la campionessa olimpica col bambino discolo che le sposta il microfono durante le interviste. «Stai crescendo un maleducato!». «Sarai anche brava a pattinare, ma come madre ti sei rivelata un’incapace, vergogna!» (Vorrei poter curiosare nelle loro vite perfette: ci sarebbe da ridere, o da piangere).



















































Ma ammesso che Sofia abbia un po’ romanzato la sua storia, è così importante che abbia davvero 91 anni? La splendida follia dell’amore l’ha comunque trasportata fuori dal tempo, trasformandola in un’anima senza età. Potrebbe essere un’adolescente alle prese con la prima delusione sentimentale; una giovane donna straziata da una storia «tossica» dalla quale non riesce a uscire, ma nemmeno più a rientrare; una single di ritorno o un’amante in lista d’attesa che accetta una condizione disagiata per timore della solitudine. Tutti personaggi ispirati a Madame Bovary e disponibili anche in versione maschile (Flaubert diceva «Emma Bovary c’est moi»). Divertenti, drammatici, infelici, ma appassionati e dunque vivi.

Accanto alla lettera di Sofia, conservo quella di Bianca, una studentessa universitaria che, quando si è innamorata per la prima volta, è subito corsa a dirlo alle amiche. E le amiche,anziché ammirarla o invidiarla, l’hanno presa in giro. Pare che l’amore non vada più tanto di moda tra le nuove generazioni. Strano, con tutti gli splendidi esempi in circolazione. E poi il numero dell’amore è il 2, la condivisione, mentre questo è il tempo degli 1 che si sentono zero. Ecco, se c’è un punto che accomuna la storia di Sofia a tantissime altre, è questa sensazione diffusa di inadeguatezza che induce molte persone a restare dentro relazioni sbagliate, intricate, sospese, affollate o addirittura finite per non uscire dalla loro zona di (s)conforto e rimettersi in gioco. Pensano di non valere abbastanza per meritarsi di meglio, e che l’unica alternativa a una relazione infelice sia un’infelice solitudine. Non è così. Ognuno può essere molto di più di quello che crede, e quando si lascia invadere dall’amore, riesce ad attingere all’energia più potente e meno inquinante dell’universo. Soltanto l’amore crea. L’odio e la rabbia possono dare qualche risultato lì per lì, ma alla lunga producono depressione e macerie.

Vabbè, direte, ma nel caso di Sofia quella sensazione di inadeguatezza è giustificata. Se manda a stendere il sultano del pianerottolo, mica potrà pensare di trovare qualcun altro a novantuno anni? Avete perfettamente ragione, in teoria. Ma l’amore, dovreste saperlo, se ne infischia delle teorie. Poco fa ho parlato di Sofia a un signore che va per gli ottantotto anni, vedovo anche lui. Si è commosso fino alle lacrime (dopo i sessanta è normale) e mi ha chiesto il permesso di scriverle. Vi terrò informati. 

14 febbraio 2026, 06:48 – modifica il 14 febbraio 2026 | 09:19