di
Leonard Berberi

L’agenzia delle dogane ha chiesto di utilizzare un sistema sofisticato contro i droni, l’ente dell’aviazione ha detto no (troppi pericoli per l’aviazione). Poi l’uso lunedì scorso. E il blocco senza precedenti

Quando il 18 dicembre scorso la società AeroVironment ha consegnato due sistemi «Locust» all’esercito statunitense, in pochi hanno prestato attenzione a questo sofisticato apparato laser in grado di abbattere droni di piccole dimensioni. Del resto, fino a quel momento gli Stati Uniti lo avevano utilizzato soltanto all’estero.

Ma quando, all’inizio di febbraio 2026, la Customs and Border Protection — l’agenzia responsabile della sicurezza delle frontiere e del controllo doganale — ha proposto di impiegarlo al confine con il Messico, a due passi da un aeroporto civile, quello di El Paso, l’ente dell’aviazione, la Faa, ha detto «no», come ha rivelato il Wall Street Journal.



















































Per la Federal Aviation Administration — spiegano gli esperti — il raggio laser da 30 kilowatt, invisibile e insidioso, una volta attivato avrebbe potuto accecare i piloti dei voli di linea. Peggio ancora: avrebbe potuto danneggiare i sistemi installati all’esterno della fusoliera (sensori, antenne), privando comandanti e primi ufficiali di riferimenti importanti in una fase critica del volo.

«Locust» è un sistema cosiddetto «C-Uas» con laser ad alta energia. È stato progettato principalmente per neutralizzare droni piccoli e medi. La potenza del laser da 30 kW è sufficiente a fondere o perforare le strutture sottili di un drone, incendiarne l’elettronica, la batteria o il serbatoio. Può bruciare anche componenti in carbonio o fibra di vetro spesse pochi millimetri.

Così, quando lunedì sera la Cbp ha utilizzato «Locust» per abbattere quelli che riteneva droni dei cartelli messicani della droga, il capo della Faa non ha nascosto la sua irritazione. Nella notte tra lunedì e martedì ha quindi emesso un «Tfr» — Temporary Flight Restriction — sull’area: per ben 10 giorni nessun aereo, nemmeno quelli per il soccorso sanitario, avrebbe potuto decollare o atterrare a El Paso.

Cos’è successo a El Paso: il laser che brucia i sensori, gli obiettivi sbagliati, il rischio per i voli civili

Una decisione simile era stata presa l’11 settembre 2001, in seguito agli attacchi terroristici a New York e Washington: un provvedimento senza precedenti e così grave da lasciare sbalordite le compagnie aeree, il gestore dell’aeroporto di El Paso, i controllori di volo e perfino la Casa Bianca, il Pentagono e il Dipartimento per la Sicurezza interna (che supervisiona l’agenzia doganale).

Ci sono volute ore e una polemica — anche politica — per spingere l’ente dell’aviazione a rimuovere il divieto. «La Faa e il Dipartimento della Difesa hanno agito rapidamente per affrontare un’incursione di droni dei cartelli», ha scritto su X il segretario ai Trasporti Sean Duffy. «La minaccia è stata neutralizzata». Per la stampa statunitense, però, si è trattato di «palloncini da festa».

Cos’è successo a El Paso: il laser che brucia i sensori, gli obiettivi sbagliati, il rischio per i voli civili

Il sistema laser per abbattere i droni — che irrompono in aree sensibili o sconfinano nello spazio aereo — nei prossimi anni sarà sempre più impiegato dagli eserciti. Questi apparati combinano una componente di «individuazione» dell’oggetto (attraverso radar, radiofrequenze, sensori e intelligenza artificiale) con una di «neutralizzazione» (disturbo del segnale radio, intercettori, laser). 

«Locust» non è l’unico in circolazione. Funzionano in modo analogo (laser ad alta energia) anche «Helws» di Raytheon/Rtx (fino a 50 chilowatt), «De M-Shorad», sempre di Raytheon, «De Stryker» di Leonardo Drs e i sistemi di BlueHalo. Secondo gli esperti di sicurezza aerea questo dispositivi saranno sempre più impiegati nei pressi degli aeroporti. Ma, almeno all’inizio, non è escluso il rischio di un errore di identificazione.

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14 febbraio 2026