
Il mago del Cremlino è lui, lo spin doctor interpretato da Paul Dano. Alle sue spalle, Vladimir Putin (Jude Law): queste le premesse.
LO STRAORDINARIO RITRATTO di un’epoca, di un sentire, di personaggi che dominano ancora oggi la scena politica russa. No: non solo russa, ma del nostro mondo.
Olivier Assayas (L’eau froide, Sails Maria, Carlos tra i tanti) adatta efficacemente col co-sceneggiatore Emmanuel Carrère il romanzo omonimo di Giuliano Da Empoli (da leggere, in Italia è Mondadori). Racconta la sua versione di Putin (Jude Law) e dello spin doctor (Paul Dano) che lo ha aiutato a raggiungere il potere. Dopo la presentazione in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, è in sala Il mago del Cremlino. Da non perdere!
Mosca, primi anni Novanta, appena dopo il crollo dell’Unione Sovietica. L’intellettuale Vadim Baranov (Paul Dano) tenta la via del teatro sperimentale, ma il destino – complice l’incontro con la bella Ksenia (Alicia Vikander) – lo porterà altrove. Prima diventa produttore di un reality show televisivo di successo. Poi braccio destro dell’oligarca Boris Berezovskij (Will Keen) e responsabile della comunicazione politica del nuovo governo di Boris Eltsin. Infine, sarà l’uomo di fiducia e regista della comunicazione dello spregiudicato Vladimir Putin (Jude Law). Dall’ascesa del potere al consolidamento dello stesso.
Affresco storico grandioso, vertiginoso, a tratti quasi stordente. Il mago del Cremlino è la narrazione storico-cinematografica delle rivoluzioni del potere russo dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ma non è “solo” quello.
Olivier Assayas parte dal romanzo storico di Giuliano Da Empoli (ed. Mondadori), bestseller premiatissimo in Francia. Si tratta di un “romanzo a chiave”: personaggi e contesto storico reali descritti in chiave romanzesca e in parte plasmati dall’immaginazione. Tra i pochi personaggi di finzione c’è lo spin doctor Vadim Baranov (Paul Dano), ma chiaramente ispirato all’imprenditore e politico Vladislav Surkov.
Già il testo originale era estremamente denso di realtà storica, metteva a fuoco potentemente la Russia anni Novanta come una «Disneyland per adulti armati di kalašnikov». Il film di Assayas dà l’impressione di immergerci percettivamente nella Russia di ieri per capire la realtà (non solo russa) contemporanea. I tratti dello “zar” sono quelli duri e impenetrabili (rafforzati dall’uso del corpo muscolare e dal volto sempre teso di Jude Law, lo sguardo tra l’infinito e l’assenza). L’ombra del potere ha fili che vengono mossi da oligarchi, interessi economici ed esperti di comunicazione dalla “faccia da poker”. La realtà qui prevale su ogni finzione/immaginazione drammaturgica e di messinscena. Tra Storia politica e massmediologica, due ore e 30 minuto di grande cinema, estremamente quanto tragicamente attuale. Come suggerisce nel film Boris Berezovskij: «Smetti d’inventare storie. Inizia a creare la realtà!».
Da vedere o rivedere il capolavoro Quarto potere di Orson Welles (1941, IWonderFull, Apple Tv, Amazon Prime Video, Chili), Limonov di Kirill Srebrennikov (2024, Sky Cinema e NOW). The Apprentice – Alle origini di Trump di Ali Abbasi (2024, Apple Tv, Amazon Prime Video, Chili, Rakuten Tv). Da recuperare inoltre i documentari Navalny di Daniel Roher (2022, IWonderFull, Chili, Apple Tv, Amazon Prime Video), Maidan di Sergei Loznitsa (2014, disponibile in Dvd d’importazione) e Citizen K di Alex Gibney (2019, Amazon Prime Video).