di
Paolo Tomaselli
A San Siro succede di tutto fra gol, rimonte e polemiche per il rosso al difensore bianconero. Chivu risponde al Milan e resta saldamente in testa
Il vecchio San Siro forse era già in astinenza di fuochi, quelli d’artificio, ma anche quelli delle braci ardenti. E dopo la cerimonia d’apertura olimpica Inter-Juve è uno show che racchiude tutto, il bello e il brutto, il lampo di classe di Zielinski che al 90’ regala stavolta la rimonta vincente ai nerazzurri, ma anche l’espulsione di Kalulu a fine primo tempo che lascia ingiustamente la Juve in 10. La squadra di Spalletti anche in inferiorità numerica riesce a pareggiare il magnifico gol del 2-1 di testa di Esposito con una zampata di Locatelli, simbolo di questa Juve di ferro, migliorata dal suo allenatore partita dopo partita.
Ma il finale fa impazzire Chivu e i suoi ragazzi, che si liberano del tabù degli scontri diretti mai vinti (la serie si ferma a 14 con Juve, Milan e Napoli) e tengono un ritmo sempre più complicato da fermare. Il Milan ci proverà nel derby dell’8 marzo, considerare la lotta scudetto chiusa è sbagliato, ma la potenza dell’Inter — assieme anche a una certa fragilità di fronte alla sapienza tattica di Spalletti che isola a lungo Thuram e Lautaro — si è vista bene nel finale, con tre punte in campo tutte assieme nell’ultima mezzora e Di Gregorio che chiude con tre gol sulle spalle, ma anche con tre grosse parate, su Thuram, Calhanoglue e Bisseck.
A ogni valutazione e a ogni episodio — dall’autorete di Cambiaso alla dormita di Henrique sullo stesso Cambiaso autore dell’1-1, passando per il doppio palo di Bastoni e la parata di coscia di Sommer su Yildiz — però va fatta la tara con quello che succede al 42’ del primo tempo. Che scatena nell’intervallo la furente protesta di Spalletti, di Chiellini e dell’a.d. Comolli sulla scala che porta agli spogliatoi e poi, con tensione crescente, anche nel tunnel. Perché dal braciere olimpico alla puzza di bruciato a San Siro, purtroppo è un attimo. A centrocampo Bastoni vola a terra in un contatto con Kalulu che allunga il braccio su di lui, toccandolo leggermente sull’avambraccio.
Entrambi sono già ammoniti e l’arbitro La Penna tira fuori il secondo giallo per il francese, uno degli indispensabili di Spalletti. Qualche metro più in là Bastoni esulta come se avesse segnato un gol, abbraccia un compagno e fa cenno al direttore di gara che l’avversario gli ha tirato la maglia. Il contatto sembra veniale, la caduta non congrua: insomma, una simulazione. La Juve resta in 10, perché il protocollo attuale non permette l’intervento del Var sul secondo giallo: l’Ifab ha già attivato l’iter per cambiare la procedura, ma se ne parla per la prossima stagione o forse per il Mondiale. Intanto Inter-Juve è condizionata. Come La Penna per tutta la ripresa.
Spalletti e tutti i giocatori della Juve a fine partita restano in silenzio. Parlano Chiellini e Comolli: «Non si può parlare di calcio, è successo qualcosa di inaccettabile, l’ennesimo episodio — dice l’ex capitano bianconero —. Non si può rovinare una partita del genere. È lo spettacolo che diamo nel mondo, con un livello non accettabile: non c’è una struttura arbitrale adeguata, il designatore Rocchi non era nemmeno allo stadio. E ogni settimana c’è una squadra diversa che si lamenta. Non si può continuare così, è il sistema che non funziona e il protocollo va cambiato ma è solo una parte del problema. La Penna? Non ci abbiamo parlato…». Comolli in inglese aggiunge: «Come club riteniamo imbarazzante ciò che è successo. Noi abbiamo perso tre punti, ma il calcio italiano ha perso molto di più».
Cristian Chivu proprio alla vigilia aveva invocato, a proposito della questione arbitrale, un allenatore capace di scusarsi al primo errore a favore: «Per me è un tocco leggero, ma è un tocco — chiosa Chivu — . E bisogna ammetterlo, il mio giocatore sente la mano ed è la decisione dell’arbitro. Un giocatore di esperienza come Kalulu le mani le dovrebbe tenerle a casa, specie con un giallo addosso». Quando si dice vincere senza convincere.
14 febbraio 2026 ( modifica il 14 febbraio 2026 | 23:59)
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